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venerdì 19 marzo 2010

Intervista a Gianluca Polgar (di Damiano Merlini)



Come ogni pescatore sono fortemente attratto da tutto quello che si muove sotto la superficie dell'acqua(soprattutto se si può pescare :-) ) e naturalmente il modo migliore per portarsi il mondo sommerso dentro le mura di casa è quello di allestire un acquario... ma esistono anche pesci che passano la maggior parte del tempo fuori dall'acqua, arrampicati su un ramo o intenti a scavare profonde buche nel fango della loro vasca: sono i Periophthalmus, dei curiosi esseri che sicuramente a noi pesca-telespettatori amanti di Sampei, saranno più familiari se chiamati col nome di Matsugoro.

Ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell'acquariofilia proprio quando a casa mia è arrivata quasi per caso una di queste sorprendenti creature e se ad oggi il piccoletto gode di ottima forma e cresce rapidamente, lo devo soprattutto alla disponibilità di Gianluca Polgar, dottore di ricerca in Scienze Ecologiche presso l'Università "La Sapienza" di Roma, che attraverso un fitto scambio di mail mi ha guidato dalla A alla Z nella creazione di una vasca adatta ad ospitare il pesce nel miglior modo possibile e mi ha dato tutte le informazioni necessarie per consentrgli un'esistenza tranquilla.

Approfittando ancora una volta della sua disponibilità lo abbiamo intervistato e vi invitiamo a visitare il suo sito e a scoprire il suo lavoro http://www.mudskipper.it/ita/indexIT.html

Parto con la domanda più banale, ma che a dire il vero mi sono posto fin dai nostri primi scambi di e-mail: come nasce la passione per questa particolare famiglia di pesci?

Ho avuto la passione dell’acquario sin da quando avevo sei anni. Da piccolo i pesci tropicali mi affascinavano soprattutto per i loro colori: mi sembrava che attraverso il vetro potessi sfiorare quelle delicate sfumature di luce. Sono sempre cresciuto con la passione per il mondo naturale, e ho sempre avuto la casa piena di animali, con buona pace dei miei (soprattutto di mia nonna): insetti, crostacei, molluschi, anfibi, rettili, uccelli, cani... e naturalmente, pesci. Sono arrivato ad avere fino a 13 vasche fra acquari e terrari, prima di trasferire la mia piccola “serra” in cantina.

La passione per i “saltafango” (una mia libera traduzione di “mudskippers”, o gobidi oxudercini: Gobiidae, Oxudercinae) risale ai tempi dell’università. Quando ho iniziato ad interessarmi a questo gruppo, intorno al 1990-1995, se ne sapeva veramente molto poco. Così ho pensato di cercare di offrire un mio contributo. Quanto al motivo personale, c’è bisogno di spiegare come mai un naturalista fanatico dei pesci s’innamori follemente di un pescetto che esce fuori dall’acqua con una faccia da rana e l’espressione imbronciata di un cartone animato? Quando poi li ho visti per la prima volta sul campo, in Malaysia (1996), il loro fascino mi aveva oramai del tutto soggiogato: mi sentivo come Alice nel Paese delle Meraviglie che cammina fra granchi, cinghiali, lucertole, scimmie e pesci anfibi.

Più avanti con gli anni alla passione si è aggiunto l’interesse scientifico: alcuni gobidi oxudercini sono senza dubbio i pesci viventi con il grado di adattamento più estremo alla vita anfibia; e poiché il gruppo include anche specie con adattamenti intermedi e specie quasi del tutto acquatiche, i saltafango possono raccontarci la storia di quella meravigliosa avventura che è stata la loro transizione ecologica ed evolutiva dall’acqua verso terra. Dal momento che questo è anche uno dei temi più importanti dell’evoluzione biologica dei vertebrati, potrebbero anche insegnarci qualcosa sul nostro stesso trapassato remoto, 360-350 milioni di anni fa.





Guardando il tuo curriculum sul tuo sito leggo che hai fatto molte ricerche sul campo: Papua Nuova Guinea, Australia, Malaysia etc etc... insomma tutti posti dove i comuni mortali sognano di andare per spaparanzarsi al sole su una spiaggia, mentre tu stai con le gambe nel fango a cercare Perio... tra tutti questi viaggi ce n'è uno che ti ha dato maggiori soddisfazioni per il tuo lavoro o del quale hai un ricordo particolare?

Beh, come ho detto la Malaysia è stata il mio primo amore, quello che non si scorda mai. Sono tornato più volte in questo paese, anche perché è la regione geografica con la massima diversità del gruppo per numero di specie. Ma di recente l’esperienza in Papua Nuova Guinea è stata unica nel suo genere. Viaggiare in aerei twin-otters per missionari; perdermi nel delta del Fly River in una barchetta a motore con un solo barile di carburante, con un GPS e un portatile mezzo scarichi e una radio che funzionava una volta si e due no; battere sentieri battuti per generazioni solo da uomini a piedi scalzi; soffrire l’emicrania da disidratazione; accendere il fuoco con i legnetti; rischiare di essere ad ogni passo azzannato da coccodrilli, serpenti, bull-sharks e quant’altro (a parte gli immancabili sciami di zanzare e similari); e soprattutto prendere le prime foto dal vivo di alcune specie quasi ignote alla scienza, mi ha dato la sensazione di essere un esploratore dell’800.

Lo rifarei domani.



A quale progetto ti stai dedicando attualmente?

Mi sto ancora dedicando alla pubblicazione dei dati raccolti durante il mio dottorato di ricerca, che è durato 3 anni con borsa più uno senza borsa, e che ho finito l’anno scorso. Mi sono dottorato con quattro articoli scientifici, ma ne ho ancora parecchi nel cassetto, a parte diverse collaborazioni che ancora continuano, come quella con il museo di storia naturale di Londra, e con vari gruppi in Italia e all’estero. Al momento nel forno c’è la possibilità di andare a lavorare in Malaysia entro quest’anno.

Sono un ecologo evoluzionista, ed essendo anche naturalista la mia ricerca è per vocazione mirata alla descrizione di uno scenario sintetico. Il mio sogno è riuscire a studiare questo gruppo e la sua diversificazione nello spazio e nel tempo, per cercare di capire come mai questi pesci siano diventati quelli che sono, discendendo dai loro antenati acquatici. Mi sono occupato e mi sto occupando dei loro parassiti, della loro distribuzione spaziale a livello di habitat, della loro sistematica e filogenesi, della loro biogeografia e filogeografia, dei rapporti fra le loro forme e la loro ecologia, dei loro adattamenti alla vita semi-terrestre, del loro comportamento, delle relazioni che hanno con i loro predatori e le loro prede. Non uno: mille progetti!


Ma passiamo a qualche domanda sui tuoi pescetti... Per noi acquariofili i Perio sono pesci quasi sconosciuti, ma da quanto so ci sono specie che per molti aspetti lo sono anche per ittiologi, biologi, naturalisti e addetti ai lavori di ogni genere; quali sono i punti ancora "oscuri"?

Se lo studio scientifico della sola specie Homo sapiens offre ancora inimmaginabili prospettive e affascinanti misteri, quali ad esempio quelli sfiorati dai recenti sviluppi della genetica quantitativa o della neurobiologia, è solo perché la studiamo da più tempo di tutte le altre.

Quali sono i punti “oscuri” dei gobidi oxudercini? Si fa sicuramente prima a parlare dei pochissimi punti su cui si è fatta un pochino di luce!


Quante sono le specie censite attualmente nel mondo? E quali le zone in cui sono distribuite?

La sottofamiglia “Oxudercinae” include attualmente 10 generi e 40 specie. I “perio”, termine che si riferisce alle specie dei generi Periophthalmus e Periophthalmodon, includono rispettivamente 18 e 3 specie. La sottofamiglia ha un ampio areale geografico di distribuzione, che va dalle coste dell’Africa occidentale verso est fino alle isole Samoa e Tonga (e forse anche un po’ più in la), attraverso l’intera regione Indo-Pacifica. Gli oxudercini sono distribuiti perlopiù nella fascia tropicale e subtropicale, ma alcune specie si spingono in zone temperate, come in Giappone meridionale e in Australia orientale, dove in inverno vanno in una sorta di “ibernazione”.

Vivono prevalentemente in aree intertidali, che cioè vengono periodicamente sommerse dalle maree, anche se alcune specie si spingono persino nelle paludi d’acqua dolce. Nel Mediterraneo i loro antenati erano probabilmente presenti… diversi milioni di anni or sono. Con l’attuale tropicalizzazione del mare nostrum non è però escluso che ce li ritroviamo ad entrare da Gibilterra o da Suez! Per esempio, Periophthalmus barbarus si trova già in Marocco, mentre P. argentilineatus è presente nel Mar Rosso.

La maggior parte degli oxudercini è nota alla scienza solo per la loro posizione sistematica (la loro classificazione animale ed il grado di parentela con le altre specie, ancora oggetto di diversi studi scientifici), e per pochissimi resoconti descrittivi o aneddotici. Di alcune specie sono noti solo pochissimi esemplari di museo (per es. Pseudapocryptes borneensis, Scartelaos gigas, o Zappa confluentus)

Fra le specie con più spinti adattamenti alla vita anfibia (i “saltafango” s.s.), come quelle incluse nei generi Periophthalmus, Periophthalmodon, Boleophthalmus, Scartelaos e Pseudapocryptes, alcune sono state studiate abbastanza estesamente per certe problematiche (ancora scientificamente assai produttive) relative alla fisiologia della respirazione, escrezione ed osmoregolazione, per la loro anatomia comparata ed istologia, e in pochi casi anche per il comportamento. Lo studio dell’ecologia di questo gruppo è ancora agli albori, anche per le straordinarie difficoltà operative che offrono gli ambienti in cui si trovano (foreste intertidali a mangrovie e piane tidali fangose)

In effetti, una caratteristica tipica dei saltafango è la loro estrema popolarità (basti pensare al recente spot della birra Guinness, o i vari documentari tipo il recente “Genesis”), e al contempo la quasi totale ignoranza della loro biologia.



foto by R. Cui, Guandong, Cina, 2006


La prima volta che ho visto un perio ho pensato subito al mio libro di storia delle elementari col racconto del pesce che esce dall'acqua "ferma" per colonizzare la terra emersa divenuta in grado di offrire le necessarie condizioni alla vita. Ma qual è la ragione per cui questi pesci hanno sviluppato la capacità di passare tutto quel tempo fuori dall'acqua?

La classica domanda da un milione di dollari! Come ho accennato, è proprio questo l’oggetto del mio studio. Ci sono diverse ipotesi che si possono formulare per cercare di spiegare come mai una linea evolutiva di pesci trovi vantaggioso, in certe condizioni, spostarsi in acque sempre più basse di generazione in generazione, fino a sviluppare comportamenti anfibi. In realtà, dal momento che tutti i vertebrati terrestri (o tetrapodi) non sono che “pesci fuori dall’acqua”, questa è la domanda chiave per capire come mai non ce ne stiamo ancora tutti a mollo, tu ed io compresi.

Come dicevo, gli antenati di tutti i vertebrati terrestri viventi, i “prototetrapodi”, hanno affrontato le prime fasi di questa transizione evolutiva circa 360 milioni di anni fa, nel tardo Devoniano.L’ipotesi attualmente più condivisa è che due processi adattativi ed ecologici abbiano maggiormente contribuito a creare le condizioni adatte per favorire questa transizione: uno che ha “attirato i pesci verso terra”, e un altro che li ha “spinti fuori dall’acqua”. Il primo avrebbe offerto l’opportunità di accedere a nuove risorse (in quel periodo gli artropodi avevano già colonizzato le terre emerse ed alcuni costituivano eccellenti prede potenziali); il secondo quella di sfuggire all’elevato livello di competizione allora presente nell’ambiente acquatico: non per nulla il Devoniano viene chiamato “l’era dei pesci”.

Il modello della “pozza che si asciuga” di A.S. Romer, cui fai riferimento parlando dell’ “acqua ferma” dei tuoi ricordi scolastici, è ormai del tutto superato. Recenti studi indicano che le condizioni in cui la transizione devoniana ha avuto luogo furono sorprendentemente simili a quelle in cui oggi vivono i saltafango. Inoltre, questi ultimi sono soggetti a dinamiche ecologiche simili ai due processi adattativi ed ecologici di cui sopra.


Eccoci ad un punto che sicuramente interesserà particolarmente i lettori di questo sito...la pesca.
Il mitico Sampei li pescava con una tecnica che veniva detta "Matsukake" (o qualcosa di simile) che consisteva in una sorta di pesca a strappo. Esiste una pesca non professionale nelle zone in cui vivono?

Esistono diverse tecniche per catturare i saltafango: in effetti (come spiega bene Sampei, le cui preziose puntate in DVD ho trovato su E-Bay) non sono pesci proprio “facili da pescare”. Qualcuno un giorno disse che “bisognerebbe fare una ricerca di dottorato solo per capire come riuscire a prenderli”. La cosa non è affare di poco, e ha scoraggiato e ancora oggi scoraggia molti ricercatori che vorrebbero studiare questi animali.
Tuttavia, in tutte le culture che si ritrovano i saltafango sotto casa, i pescatori locali ne hanno in genere una buona conoscenza. In Papua Nuova Guinea per esempio ho trovato una corrispondenza quasi perfetta fra l’attuale classificazione scientifica e i nomi comuni in uso presso i villaggi che ho visitato. Ovviamente per catturare specie diverse vanno utilizzate tecniche diverse… non dimentichiamo che stiamo parlando di 40 specie incluse in 10 generi. E dunque, come tutti i pescatori sanno bene, “paese che vai…”

In Gambia, ad esempio, catturano Periophthalmus barbarus con delle trappole a caduta: delle sezioni di grossi bambù sotterrati nel fango e coperti con una foglia. Anche in Giappone (a parte il mitico mustukake così accuratamente descritto da Sampei) catturano Boleophthalmus pectinirostris (o “mutsugoro”) con un attrezzo molto simile, anche se credo che in questo caso sfruttino la tendenza di questa specie ad esplorare potenziali tane abbandonate, infilandosi in qualsiasi buco incontrino durante la bassa marea. In Nigeria catturano P. barbarus con una sorta di nassa di legno con un’esca all’interno.

In Viet Nam meridionale catturano Pseudapocryptes elongatus con una trappola di bambù che ha una piccola apertura su un lato. Dal momento che le tane hanno in genere due entrate, il pescatore ne tappa una con un piede, ed appoggia l'apertura della trappola sull'altra. Il pesce, spaventato dal piede, esce "dall'uscita di sicurezza" e va a finire nella trappola.

In Papua Nuova Guinea catturano i grossi B. caeruleomaculatus con le mani, infilandosi con tutto il braccio nelle profonde tane. In Malaysia catturano perioftalmi e boleoftalmi avvicinandoli lentamente e poi “frustandoli” con un bastone molto sottile, oppure con le reti da lancio, scagliate dalla barca sul bagnasciuga. Una volta in Malaysia ho visto uno “zingaro del mare” (Orang Laut) catturare un boleoftalmo schizzandolo continuamente con acqua e fango da una distanza di 2-3 m e pian piano avvicinandosi avanzando nel fango fino alla cintola, fino a catturarlo con uno scatto con l’altra mano: una sorta di magia. In Australia, in acqua dolce, una ricercatrice ha di recente catturato diverse decine di esemplari di P. weberi con l’electrofishing.

In diversi paesi alcune specie vengono attivamente commerciate per il consumo alimentare: in India (Tamil Nadu) Apocryptes bato e Boleophthalmus spp. sono un importante fonte di cibo durante i monsoni, mentre in Cina, Tailandia, Vietnam e Giappone Boleophthalmus e Pseudapocryptes spp. vengono allevati a scopo alimentare (posso testimoniare che Pseudapocryptes elongatus arrosto è veramente squisito). Nello Yemen (nonostante un divieto alimentare coranico), ma anche in Cina e in Papua Nuova Guinea alcune specie vengono consumate perché si ritiene che abbiano proprietà curative o afrodisiache.



photo by Hiro Masa Matsumoto, 1999




Tu hai mai pescato i Perio? Se si sarebbe molto interessante che ci raccontassi come.

Per le mie ricerche ho dovuto catturare migliaia di saltafango e sono diventato abbastanza abile. Molti li ho dovuti sacrificare (ed alcuni sono ora in diversi musei), ma in diversi casi ho potuto rilasciarli dopo aver preso piccoli campioni o delle misure, in alcuni casi in anestesia. Sono anche uno dei pochi ricercatori che cammina nel fango semiliquido delle piane tidali: la tecnica che ho affinato mi permette di campionare facendo a meno di strumenti come le slitte da fango malesi (donka) o quelle specie di curiosi “monopattini da fango” che usano ad Hong Kong.

Ho ovviamente usato metodi di cattura diversi per specie diverse: per es. in Australia e Malaysia gli esemplari più grandi di boleoftalmi li ho catturati in tana usando la tecnica dei pescatori della Papua Nuova Guinea: infilandovi il braccio e andandoli a cercare a tentoni nelle varie camere. Certo c’è il rischio di imbattersi in un grosso granchio o in un serpente. Per gli esemplari più grandi delle specie carnivore ho usato anche la canna da pesca, ma sono riuscito ad avvicinarli abbastanza da usarla solo nelle vicinanze di abitazioni o pontili, dove i pesci sono abituati alla presenza umana. I piccoli perioftalmi sono più facili da catturare, sempre che si riesca a scorgerli al suolo nella penombra della foresta: bastano un retino a mano, molta concentrazione, pazienza e preferibilmente uno o due aiutanti, visto che possono fare diversi salti consecutivi di oltre un metro ciascuno. In Iran, per motivi a me ignoti, tutte e tre le specie endemiche persiane si riescono a catturare con le sole mani, perché quando si rifugiano in tana rimangono immediatamente dietro all’apertura principale, consentendo così di raccoglierle facilmente all’interno di una manciata di fango. Altre specie (per es. Oxuderces spp.) s’infossano nel fango semiliquido: l’unica possibilità in tal caso è osservare il punto in cui scompaiono e rimestare nel fango con le mani, anche se può essere pericoloso, per via dei velenosi pesci-pietra (Synanceia spp.). Altre specie, come P. chrysospilos, migrano con la marea e le ho catturate con una rete a barriera. Altre ancora le ho pescate durante l’alta marea con piccole reti a strascico (per es. Parapocryptes serperaster, ovviamente solo a scopo di ricerca), oppure ancora retinando alla cieca nell’acqua torbida delle pozze o dei canali tidali (Pseudapocryptes elongatus). Con la rete da lancio mi sono esercitato per ore, ma non ho mai preso nulla.


Esistono pericoli dovuti alla pesca intensiva o che derivano dal degrado ambientale per alcune specie di perioftalmi? Quali sono le zone dove questi pesci rischiano di più?

Riguardo alla pesca o ad altre forme di prelievo, tranne forse alcuni casi particolari, direi che pericolo non ce n’è. Nessuna delle specie è in lista rossa IUCN. D’altro canto non si sa molto della loro situazione a livello di conservazione biologica. Dal momento che il pericolo maggiore viene dalla distruzione del loro habitat, la pesca potrebbe in alcuni casi dare il colpo di grazia a situazioni già estreme.

In Malaysia peninsulare occidentale, per esempio, da oltre 50 anni è in corso una graduale bonifica delle paludi di acqua dolce e poi delle foreste a mangrovie, spostandosi gradualmente verso il mare. La pratica consiste nel costruire terrapieni e canali d’acqua dolce per chiudere l’accesso delle maree verso l’entroterra e quindi bonificare l’area per coltivare. Lungo tutta la costa credo che oggi non esista più un ettaro di ecosistema di transizione fra le foreste a mangrovie “alte” (le cosiddette backforests) e le paludi d’acqua dolce. La progressiva distruzione da terra di queste foreste causa l’estinzione locale delle comunità animali e vegetali che vivono ai livelli topografici più elevati, e che nel caso dei saltafango sono quelle scientificamente più interessanti, in quanto meglio adattate alla vita anfibia. Per esempio, proprio in Malaysia peninsulare, Periophthalmodon septemradiatus (una delle specie più frequentemente importate in Italia dal Viet Nam per il mercato acquaristico) è stato trovato solo nel 2003, nei canali di irrigazione di un piccolo villaggio. E’ probabile che prima delle bonifiche fosse una specie comune nelle backforests malesi, ora pressoché del tutto scomparse.

Ma la Malaysia non è certo l’unico esempio di degrado ambientale, e nemmeno il più estremo. In certe zone dell’Indonesia, in Tailandia, nelle Filippine, in Viet Nam e in Cina, il recente boom delle mazzancolle tropicali (il cosiddetto “tiger prawn” che arriva nei nostri ristoranti) ha causato una distruzione catastrofica dei mangrovieti, che vengono abbattuti per costruire gli allevamenti (o fattorie), estensivi ed intensivi. Il tasso annuo di perdita di copertura vegetale in alcune regioni supera l’8% (quello medio delle foreste equatoriali amazzoniche si aggira attorno al 2%).

In Nigeria, le multinazionali del petrolio come Shell e l’italiana Agip stanno devastando il delta del Niger con continui rilasci di greggio nell’ambiente, con conseguenze difficilmente immaginabili per le locali comunità umane e naturali.

Tuttavia, il pericolo maggiore non è l’inquinamento, ma la pura e semplice distruzione. Gli ecosistemi a mangrovie negli anni ’60 coprivano circa il 75% delle coste tropicali. In pochi anni abbiamo perso quasi un terzo della copertura vegetale globale. Da parte mia, sto cercando di “sponsorizzare” i saltafango come “specie bandiera” per propagandare la gestione sostenibile di questi ecosistemi, unici nel loro genere.




Dal punto di vista dell'acquariofilia sono senza dubbio animali interessantissimi. Immagino che tu avrai allevato molti esemplari di numerose specie diverse, consiglieresti l'allevamento ad un acquariofilo dilettante?

Per la verità ho allevato molte specie solo per ricerca, per periodi inferiori a qualche settimana (generi Periophthalmus, Periophthalmodon, Pseudapocryptes, Oxuderces, Boleophthalmus, Zappa): sono poche quelle che ho allevato più a lungo (Periophthalmus gracilis, P. variabilis e Periophthalmodon septemradiatus). I pesci che ho ospitato per più tempo sono stati tre esemplari di P. variabilis, che ho tenuto in acquario per sei anni. Oggi preferisco tenere gli animali in cattività solo per motivi di ricerca e non ho più vasche per motivi amatoriali.

No, non consiglierei l’allevamento ad un acquariofilo dilettante, per un semplice motivo: i perioftalmi e i perioftalmodonti, di gran lunga le specie più frequentemente importate, sono pesci estremamente resistenti, che quindi, come ad es. capita regolarmente con il classico pesce rosso (Carassius auratus), possono essere torturati per mesi prima di morire alla fine di una lenta agonia.

Consiglio l’allevamento di queste specie con molta moderazione (considerando anche la pressione antropica cui sono soggetti gli ambienti in cui vivono), e solo a chi veramente si appassioni alla loro biologia e sia disposto a rimboccarsi le maniche per documentarsi adeguatamente ed offrire loro il meglio. Riprodurre condizioni adeguate al loro allevamento non è cosa da tutti (come hai potuto constatare di persona) e occorre porre estrema attenzione alle loro peculiari esigenze.

In particolare, si tratta invariabilmente di specie spiccatamente territoriali, perciò vasche di dimensioni “normali” (minore di 300 l) possono contenere stabilmente più esemplari (s'intende "per anni") solo se appartengono a specie di dimensioni modeste (minore di 8 cm di lunghezza totale massima registrata)

Nelle tue numerose pubblicazioni sulla specie hai mai scritto qualche guida utile a chi volesse dedicarsi al loro allevamento?

Ho di recente scritto un articoletto su una rivista divulgativa, “The Coscientious Aquarist”:
http://www.wetwebmedia.com/ca/volume_7/volume_7_1/mudskippers.html

Potrebbe essere il primo di una piccola serie con alcune dritte per chi voglia provare ad allevare un perioftalmo. Ho in progetto un libro sulla sottofamiglia (Nova Science Publishers), che sebbene sia una review scientifica, credo includerà una sezione sull’allevamento in acquario, ma non so se uscirà prima della fine dell’anno. Per il resto c’è il mio sito web!


So che la riproduzione in cattività è molto difficile, se non impossibile, quindi c'è da pensare che tutti i perio in vendita nei negozi siano esemplari di cattura. Secondo te questo mette a rischio alcune specie? Ad esempio i P. barbarus e i P. novemradiatus, che sono poi le specie che si possono trovare con più frequenza nei negozi del settore.

Sono a conoscenza di una deposizione e schiusa di P. modestus in un acquario pubblico in Giappone, nel 2004 (i pesci erano stati catturati da una piana fangosa li vicino); tuttavia, che io sappia non ne esiste documentazione scientifica. La vasca era grande come un piccolo bagno domestico (da una foto ho visto che per farne la manutenzione entravano due persone con una scala a soffietto), aveva uno strato di fango di almeno mezzo metro, e permetteva la riproduzione delle maree. Alcuni articoli scientifici degli anni ’60, sempre di un giapponese, e ahimè in lingua giapponese, credo parlino della riproduzione in laboratorio di alcune specie, come Apocryptodon punctatus. Questo è quanto per quanto riguarda la riproduzione in acquario.

Un'altro mio progetto, purtroppo attualmente in stallo a causa della mancanza di fondi, consiste proprio nella riproduzione di una specie in laboratorio. In generale non sembra un’impresa da poco, anche se ho un paio di idee in mente. Sono anche in contatto con un amico che ci sta provando in Germania da alcuni anni.

Tutti gli esemplari in vendita sono di cattura. E’ chiaro che l’impatto sulle popolazioni di origine dipende da caso in caso. Per esempio, c’è stato di recente un piccolo boom di importazioni di P. novemradiatus dall’India sul mercato americano (la specie cui fai riferimento tu probabilmente non è il vero P. novemradiatus, ma P. variabilis, importato in Italia da Singapore o dalla Tailandia). Da dove vengono questi pesci? Spesso un aumento delle importazioni di questo tipo è legato allo sfruttamento di una certa area (per es., la costruzione di una fattoria di gamberi), ed è perciò possibile che alla lunga contribuisca a depauperare la locale popolazione di pesci.
Rifornirsi da distributori che importano queste specie solo occasionalmente o solo su richiesta potrebbe essere un modo per evitare di alimentare lo sfruttamento continuativo ed intenso di una particolare popolazione. Per fortuna il mercato acquaristico non fa ancora grande richiesta di queste specie, che rimangono in gran parte pesci ornamentali “di nicchia”, ma spero che qualcuno scopra presto come riprodurli in cattività, nella direzione di un’aquariofilia più consapevole ed eco-sostenibile.

In ogni caso, a chiunque capiti in una foresta a mangrovie o in una piana di fango tropicale nella regione indo-pacifica o in Africa occidentale, anche solo come turista di passaggio in un parco naturale o presso un pontile, consiglio di dotarsi di un binocolo, puntarlo sul suolo durante la bassa marea, e di darsi ad un entusiasmante mud-watching.


Bene Gianluca, penso che anche per questa volta ti ho stressato abbastanza con le mie domande.

Ringraziandoti ancora per la collaborazione e per le belle foto che mi hai permesso di "rubare" dal tuo sito, invito nuovamente i lettori a visitare il tuo spazio web e a scoprire i tesori che il fango nasconde.

MUD SKIPPER



foto di Yuko Ikebe

giovedì 11 marzo 2010

Intervista alla regina dei laghetti


Siamo con Carmen Ossola una signora dallo splendido aspetto che ha la particolarità di gestire uno dei migliori e meglio gestiti complessi di pesca sportiva in Italia cioè Il Nuovo Lago Maggiore a Galliate(NO), si occupa di questo centro e del Verdelago di Viggiu’ (va) inoltre collabora in altre strutture quali tipo il Fonteviva di Biella . Ricopre non per ultimo la carica di Vice Presidente dell’Assolaghi.


Carmen quando hai iniziato questa esperienza e come ti è balenata questa idea?

Ho iniziato questo cammino e questa avventura ben 18 anni fa, quasi per caso, essendomi occupata fino ad allora, in un’azienda di trasporti, di gestione amministrazione personale e altro, poi… grazie a Piero Fantinato, che come ben sai possiede un allevamento ittico, “La Fattoria del Pesce a Loreto”; la proposta di cambiare vita e di gestire il Nuovo Lago Maggiore di Galliate, si rivelo un’avventura perché proprio non ne sapevo niente di pesca, pescatori, bar ristoranti e tutto quello che ne è cresciuto nel tempo. Ritengo che mai scelta fu piu’ felice, molto impegnativa , ma piena di grandi soddisfazioni.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri in questa attività?

Difficolta’? cosa sono? Solo passaggi durante la strada che si percorre ogni giorno.
Io non le ritengo difficolta’, ho la fortuna di fare un bellissimo lavoro tra persone che vengono nel mio lago per trascorrere ore liete praticando lo sport tanto amato, quindi ogni sacrificio di tempo e impegno è ben ripagato. Pensa se avessi lavorato nell’ufficio delle tasse e avessi incontrato tutti i giorni persone arrabbiate!!

Che pesci immetti e dove li prendi?


I Pesci arrivano dalla “Fattoria del Pesce”. Mai nome sembra più azzeccato essendo immersa anche essa nel verde del Parco del Ticino ed esattamente ad Oleggio in Fraz. Loreto. Tel. 0321/97149. Vende al dettaglio(anche pesci per la pesca col vivo) e all’ingrosso. Anche perché ad essere sincera il proprietario Piero Fantinato l’ ho sposato……

Le immissioni sono costanti effettuate ogni giorno, per ben due volte, direttamente da camion, oltre alle pregiatissime trote iridee, che sono la forza di tutte le pesche sportive oltre ad essere i pesci piu’ voraci, ogni domenica vengono immessi storioni, che possono essere visionati per tutta la giornata nella vasca posta all’ingresso del Lago, poi lucci, trote salmonate anche di grosse dimensioni. Proprio a febbraio si è conclusa con la Gara alla trota piu’ grossa e il vincitore si è aggiudicato il primo premio con una cattura di 5,850.
Poi a seconda delle stagioni si integrano le immissioni con trote fario e salmerini nei mesi piu’ freschi, con channel americani e anguille nelle stagioni piu’ calde, durante le quali impazzano le pesche in notturna con le gradite abbuffate di mezzanotte e poi amatissimi dai pescatori i Branzini d’acqua dolce, buonissimi da mangiare e ambitissimi da pescare.




Negli ultimi 10-15 anni le licenze sono più che dimezzate per le acque pubbliche. Tu che riscontro hai avuto in fatto di clientela?

Tasto dolente, se le acque pubbliche hanno subito una grande recessione dovuta alla scarsita’ di pescato “forse”, alla ricerca di comodita’ di “sicuro”, infatti è di primaria importanza la necessita’ di unire lo sport ai servizi, bar ristoranti sponde piane etc etc. Anche noi abbiamo naturalmente sentito il peso della crisi. Infatti i numeri dei pescatori nel tempo sono diminuiti e purtroppo molti hanno dovuto rinunciare a qualche pescata in piu’ avendo delle priorita’ che li hanno costretti ad accantonare la grande passione per la pesca.
Ma i pescatori sono pescatori per sempre e magari una volta in meno ma tornano tornano sempre.



A parte le solite trote e storioni quale pesce stà prendendo piede fra i tuoi clienti?

Come ho gia’ spiegato prima le immissioni seguono le stagioni ed ogni stagione ha il suo pesce preferito.
Amata tantissimo è la trota grossa, si una bella cattura da sempre tanta soddisfazione, ma una pregiata fario, un bel salmerino e i Branzini. Siì i branzini sono ricercatissimi e la loro cattura sempre ambitissima.



Naturalmente avete controlli sanitari e di altro genere……


Naturalmente, noi trattiamo pesce che non dimentichiamo è da portare in tavola, quindi tutto il pesce immesso è sottoposto a controlli sanitari gia’ all’origine, nell’allevamento, per quanto riguarda le nostre acque se non fossero piu’ che pure ed equilibrate in freschezza e ossigenazione il pesce non potrebbe vivere, per questo i controlli sono costanti e molto molto attenti.

Vuoi consigliare i lettori che non sono vicini al tuo lago dove recarsi in Piemonte o Lombardia per la pesca a laghetto?

Io, come VicePresidente dell’assolaghi invito tutti, in qualunque posto d’Italia si trovino a prendere visione del sito dell’Assolaghi : www.assolaghi.it
E’ un sito facile da consultare, diviso per regione e con spiegazioni su ogni lago quindi la scelta la lascio ai pescatori.

Ci parli dell’ evento che più ti coinvolge fra le manifestazioni che organizzi?

Sicuramente la Gara dei Bambini che si svolge ogni anno a settembre.
E’ una manifestazione che organizzo ormai da molti anni, dove i genitori, a volte pescatori a volte no, dedicano ai loro figli una pomeriggio di pesca, li aiutano li assistono e soffrono a non poter pescare, perché il lago è strapieno di pesce e le catture sono moltissime e facili anche per i bimbi alle prime armi.
Tutto comincia con l’iscrizione, gia’ dal mese di giugno, ove viene data una canna da pesca, un mulinello, 10 ore gratis e naturalmente l’iscrizione alla gara. Potranno cosi’ allenarsi durante l’estate accompagnando e facendo impazzire i papa’ .
E poi è una festa piena di allegria e divertimento. Siete tutti invitati.



Mi permetto di aggiungere che tutti coloro che vogliono informazioni o avere i programmi con le promozioni del lago possono scrivermi e io gli inoltrero’ la documentazione.Per la mia mail basta cliccare QUI

Vi aspetto!!!!!!!!!


Ringraziamo Carmen per la sua disponibilità e invitiamo i lettori a visitare il sito
NUOVO LAGO MAGGIORE

Vi lasciamo con un VIDEO



lunedì 8 marzo 2010

Intervista al Tronista...oops, Trainista


Ci prestiamo ad intervistare un noto personaggio del forum di Pesca360, tal “sonoaltop” che di nome in realtà fa Andrea ed al Top lo è senz’altro nella pesca a traina dalla barca nel lago Verbano meglio noto come lago Maggiore.

Egregio quali strumentazione ci vuole per fare la cosidetta traina che mi pare chiamate Tirlindana? Barca a motore innanzitutto immagino….

Bè che dire, questo tipo di pesca anzi, quest’arte la si può chiamare in diversi modi da tirlindana (meno usato) a trotiera o più comunemente molagna. Come hai detto tu,per praticarla devi avere la barca a motore o non; ricordo che i remi sono i principi di questa pesca!Dopo la barca ci vuole per forza la molagna,visivamente un grande mulinello e nel dettaglio composta da due dischi distanziati da dei tondini con all’esterno una grande manopola per girare questo grande mulinello e all’interno centralmente una frizione vera e propria!Su questo mulinello viene avvolto del filo di diametro variabile e di materiale variabile. E’ scelta del pescatore,comunque il diametro grosso modo è lo 0,80-1,00 esagerando.questo lungo filo è intervallato ogni 10-12 mt da girelle dove vengono agganciati i diversi finali per un massimo di 20 esche. La molagna può essere costruita a mio modo di vedere in tre modi diversi:

1)TOTALMENTE GALLEGGIANTE: le codine sono piombate e alla fine e all’inizio della molagna si interviene con il posizionamento di un siluro/galleggiante di solito in rame il quale ha la funzione di mantenere in linea la molagna e di tenerla a galla.

2)MISTA:un pezzo galleggiante e l’ultimo pezzo affondante denominato peschetto dove alla fine vi si trova un piombo generalmente inferiore al kg.

3)TOTALMENTE AFFONDANTE:piombo finale compreso tra i 500g e i 3 kg.dipende uno dove vuole pescare, o meglio a che profondità vuole pescare.Questo è il mio piccolo parere

Come si agisce generalmente?

Si agisce fissando la molagna sulla barca, si regola la frizione e a “memoria” la velocità di traina. Ovvio se l’aria è a favore o contro ci si regolerà al momento!piano piano e lentezza si incomincia a calare il filo e “sbobinarlo”dalla molagna attaccando i vari finali!calata tutta si regola la frizione in modo che nel momento in cui vi è l’abboccata “canti “ (rumore tipico della frizione della molagna).Se vi è l’abboccata si recupera delicatamente accompagnando un po il filo in modo tale da avere sempre la frizione morbida e pronta ad agire nel momento in cui vi è la richiesta di filo da parte del pesce.

Quali pesci si indiano?

Direi che si insidiano la totalità dei predatori lacustri,dalla regina al luccio,luccio perca,persico,cavedano,persici e qualche volta ci scappa anche qualche volatile ma più a cavedenera che trotiera.



E’ una pesca mista oppure per ogni pesce ci vogliono differenti esche, montature ecc ecc?

Calcolando che pesco a trote uso esche che secondo me possono essere molto gradite a trote come alborelle,vaironi,rapala,ondulanti. Su tutte queste esche mangiano la totalità dei pesci elencati sopra.

I tuoi record personali quali sono e quale è stata la tua maggior soddisfazione aldilà del peso.

Ogni volta che attacco un pesce è una soddisfazione,anzi non la chiamerei soddisfazione ma emozione. Lo pesco perché mi piace pescare. Posso anche non prendere mai pesce che sono emozionato comunque,anche perché il lago dalla barca da sempre emozioni. Record???con la trotiera di record non ne ho!Ho preso cinque trote insieme tre o quattro anni fa!


E’ una pesca costosa?

Direi di si,barca a parte!una molagna bella (non esteticamente) costa parecchio ,sopra la trecento euro minimo nuova!In più c’è tutto il filo,tutte le girelle e gli artificiali e se sono cucchiai anche difficili da trovare anche perché non si tratta di martin o meps ma particolari cucchiai chiamati “a foglia di salice” . in più ci sono i vari tipi di piombo o meglio grammatura più quelli di scorta perché capita,specialmente in primavera quando si sta un po sotto di lasciarne giu uno. Senza dimenticare i siluri/galleggianti che costano sulle 60/80 euro l’uno se fatti bene!



Ti ringraziamo per la tua disponibilità, ricordiamo ai lettori che per il lago Maggiore la legge è quella stabilita dalla Convenzione Italo Elvetica ed avvertiamo “sonoaltop” che circola voce che MARCELLO in compagnia del pesce padulo abbiano intenzione di fare un giro in barca sul Verbano XD





Intervista a Gionata Paolicchi


Siamo con Gionata, direttore di Pescareonline detto POL dal giugno del 2003, www.pescareonline.it e ne facciamo una presentazione innanzitutto prendendo info dal suo sito.
Gionata è nato a Pietrasanta (LU) il 1° settembre ‘72. Diplomato nel luglio del 1992 al Liceo Scientifico di Forte dei Marmi e nello stesso mese ha conseguito l’attestato della scuola Massimo D’Azeglio di Bologna, per aver partecipato al corso, della durata di un anno, di “Operatore televisivo” presso 50 Canale.
Produttore e regista di trasmissioni televisive a livello nazionale a partire dal 1993, a soli 20 anni ha realizzato le prime 15 puntate di “Pescare insieme”, programma di itinerari, tecniche e gare di pesca sportiva in onda sui circuiti nazionali ODEON TV e 5 STELLE . al 1992 collabora con le collaboratore delle maggiori testate specializzate del settore pesca-sportivo: Pescare, Pescare Mare, Pesca In, Pesca in Mare, Pescare Carpfishing, Noi pescatori , in qualità di autore e fotografo.

In sedici anni ha pubblicato oltre 1000 articoli, 10000 foto e oltre 60 copertine.
Per l’Editoriale Olimpia di Firenze ha realizzato almeno 19 video in VHS che hanno avuto una tiratura media di 20.000 copie ad uscita.
Qui’ ci fermiamo e facciamo la prima domanda anche perché il suo curriculum è talmente ampio che si rischia di arrivare a domani mattina a leggerlo tutto.



La tua collaborazione con l ‘Editoriale Olimpia continua?

Gionata: Dalla domanda sembreresti Carlo Conti a Miss Italia. Al momento la collaborazione con Olimpia è al palo, siamo in attesa di rinnovo e di vedere come vanno certe cose in Azienda. Ho un buon rapporto con l’Editore, per me i Cacciapuoti sono più una famiglia che un datore di lavoro, vedremo nei prossimi mesi cosa accade, ma spero che l’avventura con loro continui, visto che lavoriamo assieme dal dicembre del 1994.

Restando nel campo delle riviste cartacee si è notato negli ultimi anni un aumento di queste e una diminuzione dei pescatori. Come spieghi questa cosa e quante copie in media fanno queste riviste?

Gionata: vedo che mi fai tutte domandine “peperine”, spero che l’intervista non venga usata contro di me, “tengo famiglia”, sai com’è. Il fiorire di riviste si spiega in questi termini: molte riviste sono praticamente fatte in casa, nel senso che se una casa Editrice come Olimpia, ha un punto di pareggio (è quella soglia sotto la quale si perde, sopra, si guadagna), di 10.000 copie, le neo-riviste hanno punti di pareggio di 2500 copie, cosa vuol dire… che le neo-riviste hanno aziende snelle, con poche spese, meno spese, meno costi, basta vendere meno copie per guadagnare e vendere 3000-4000 copie in edicola è fattibile, quello che oggi è difficile è vendere più di quei numeri. Quindi una casa editrice annaspa, una rivista fatta in casa guadagna poco, ma guadagna.


Le ditte e i commercianti di pesca credo siano ben in crisi… ma quanto?

Gionata: beh, le aziende, ti dirò, hanno tenuto bene “botta”. Vivo nelle Aziende e sento tutte le campane e sinceramente la crisi pare ormai alle spalle e le perdite… in alcuni casi, nemmeno ci sono state. Per i negozi… forse la crisi si è fatta sentire un pochino di più, ma ho visto che i negozi forti, quelli ben gestiti, si sono barcamenati bene, organizzando stage ed altro, ed anche loro sono rimasti a galla. Alcuni hanno chiuso, altri hanno aperto… vedremo il 2010 come va… io credo bene.

Riguardo POL come và? Quali sono in anteprima delle novità che proporrai? Il sito ti da introiti buoni oppure lo mantieni per passione?

Gionata: POL va bene grazie, soprattutto da quando è stato fatto il restyling che permette di aggiornarlo di continuo. Proprio pochi giorni fa ho messo una news con i numeri visite dal febbraio 2003 al febbraio 2010, sempre in crescita. Anteprime clamorose non ce ne saranno a breve, il sito adesso naviga tranquillo. Gli introiti sono dovuti ai banner pubblicitari e permettono di pagare le spese e di avere qualche cosa anche per i collaboratori (tipo te…). Ho un piccolo ritorno economico dal sito, ma più che altro sto investendo per mantenerlo vivo, perché credo che in futuro il web e siti come POL possano riservare belle sorprese, anche a livello economico.

A pesca dove sei stato e quali pesci particolari hai pescato colle tue lenze? Il record di peso e la maggior soddisfazione a parte il peso?

Gionata: fra pochi giorni parto di nuovo per il Madagascar, ci tornerò poi a novembre con Ripamonti per girare una serie TV per Sky Caccia e Pesca. I pesci che mi hanno dato più soddisfazione e che amo maggiormente sono i tarpon che ho preso a Cuba, pesci fino a 50 kg, ma un pesce che mi ha dato molto è stato nel 2008 in Canada uno Storione di un quintale per 2,18 metri di lunghezza vediti il VIDEO


I tuoi programmi futuri?


Gionata: per quest’anno devo fare per Caccia e Pesca 40 episodi in totale, suddivisi per 4 diversi format. Due programmi con Ripamonti, due con Gianfranco Monti molto carini e sempre con Gianfranco Monti stiamo “tentando” di portare la pesca in tv… ma su una tv molto importante, ma non dico nulla per scaramanzia.



Cosa ne pensi dell’ amministrazione della pesca in Italia?

Gionata: beh, questa domanda presuppone ore di risposta… ma la faccio facile. Credo molto nella FIPSAS, tanto che da pochi mesi sono entrato dentro la Commissione Immagine nazionale e sai perché? Perché è facile lamentarci che la FIPSAS di qui, la FIPSAS di la, rimbocchiamoci le maniche e facciamo, diamo una mano! In generale non mi piace la politica “ittica” nel nostro paese, se penso che una regione come la Toscana incassa dalle licenze di pesca quasi un milione e mezzo di euro, poi vedo i pesci che ci sono nei fiumi… e la Toscana è una delle regioni messe meglio e che funzionano! Figuriamoci le altre!!!

Quale paese ti ha più impressionato per la gestione della pesca?

Gionata: beh, dieci anni fa mi trovavo con un amico in Canada sul Taseko Lake, un lago grosso come il Lago di Garda che non ha nemmeno un paese affacciato sulle sue acque. Per arrivarci sei ore di cavallo, o un ora di idrovolante. Siamo li a pesca, con la licenza in tasca, quando atterra un idrovolante davanti a noi e ci chiede, stando a distanza da noi, se abbiamo le licenze. Io gli urlo ok, loro prendono e ripartono. Morale: se gli dicevo ok, loro avessero voluto controllare ed io non l’avevo, venivo arrestato, ma siccome in Canada si presuppone che tu sia onesto e dica la verità, mi hanno creduto e sono ripartiti, nonostante per due abbiano fatto un atterraggio! Da noi le guardie non si fermano nemmeno se il loro Pandino ti sfreccia alle spalle a 20 allora, mai nessuno in Italia mi ha chiesto il permesso, se non una volta, quando nemmeno pescavo, facevo le foto, avevo il permesso scaduto da un mese e mi han fatto 160 euro di multa, ma questa è un'altra storia.

Ad un lavoratore medio dove consigli di andare a pesca all’ estero? Ed a uno benestante?

Gionata: beh, dai, domanda facile, pescatore medio consiglio il mitico Gargantini, a due passi da casa, due ore da Venezia, costa poco, fai tutte le pesche, puoi portare la famiglia, ad uno benestante suggerisco i Salmoni Canadesi o i GT del Madagascar. Basta andare sul mio sito FISHINGPARADISE dove suggerisco (a gratis), i migliori posti.

Tre nomi di tre posti italiani che ritieni DOC anche in Italia?
Gionata: beh… posti DOC che vuol dire? Io amo molto la provincia di Rieti, il Lago Rascino è meraviglioso, così come il Velino, oppure la Laguna di Orbetello, che ormai è un po casa mia, ma anche il mio Massaciuccoli dove vado a pesca con Ighli Vannucchi e la meravigliosa Magra.

Non ti facciamo perdere altro tempo, ti ringraziamo sentitamente e facciamo un augurio di buona vita a te, Chiara e al tuo bimbo.

Gionata: ti ringrazio e contraccambio, sono contento di vedere che ti dai sempre molto da fare.

Ps dell’ autore; I pesci che prende l’autore sono solo questione di …. Io personalmente gl’ho guadinato un luccio di 125 cm preso colle boiles recuperandole… ed è detto tutto!!!

Gionata: questo è vero, ma converrai con me che avrei potuto spacciare quel pesce (mio record personale), come un pesce preso a spinning, ci potevo fare anche le copertine, unica persona presente al lago tu, ed invece ho detto al mondo come lo avevo preso… stupido? No. Troppo onesto, ma l’onestà paga caro mio, visto che il 14 febbraio, durante il Fishing Show, la FIPO mi ha eletto giornalista dell’anno… e questo tra le tue domande… sigh, non lo hai messo!





Walter Scandaluzzi

domenica 28 febbraio 2010

Il cavedano

Diffuso in Europa dal Reno al fiume UraI. L'areale di distribuzione dell'ido copre l'Europa centrale ed orientale fino al bacino del fiume Lena a est. la specie è stata introdotta in Inghilterra ed in Scozia, dove si rinviene sporadicamente. L'Ido vive anche nella Penisola Scandinava, con l'eccezione del nord est della Norvegia e della Penisola di Kola. La specie è diffusa in Europa centrale dal Belgio e dal nord est della Francia fino ai fiumi del nord del Mar Nero e del Mar Caspio. Incredibilmente, durante gli anni '80, le uova dell'ido sono state importate illegalmente per posta in Nuova Zelanda. Rilasci successivi si sono verificati nel 1985 e nel 1986 probabilmente in almeno 8 e località a nord di Auckland. La varietà dorata dell'Ido diffusa in varie località degli Stati Uniti, paese dove viene allevato come pesce ornamentale.
Dell’ Ido è nota la varietà dorata da non confondere con la varietà dorata del leucisco rosso per l’occhio più scuro, meno rosso rispetto quest’ultimo.


Oh cavolo ma questo è il cugino del nostro cavedano!!!! Infatti l’ Ido e il cavedano sono gli unici rappresentati dei leuciscus in europa.
Tornando al nostro amico vi è da dire che ha rappresentato e forse rappresenta ancora il pesce più diffuso fra quelli di una certa taglia media/grossa. Stime di qualche anno fa dicevano che essi erano almeno il 30% di tutti i pesci superanti i 3 etti. Negli ultimi anni nei fiumi e torrenti della pianura padana e nei grossi laghi a subito un netto regresso per cause sconosciute od almeno differenti fra acqua e acqua. Per fortuna nel resto d’ Italia la situazione sembra migliore. Raggiungendo i 2 kg senza problemi, con una taglia media sui 400/700 gr, con punte di 4 kg nei bacini lacuali (quasi sempre femmine) rappresenta uno dei pesci favoriti dal pescatore anche se la sua difesa non è eccelsa come altri. Inoltre vive in ogni tipologia di acqua , è onnivoro è ogni tecnica si presta alla sua cattura; E quindi GRAZIE DI ESISTERE!!!

Furbo o stupido? Questa è la domanda principale che ci si pone solitamente!!!
E’ senza ombra di dubbio un attento osservatore di ciò che accade in acqua ma molte volte la sua golosità lo tradisce. Evita con astuzia, scartandola all’ ultimo istante, la rete della bilancia ed evita l’unico bigattino infilzato mangiando solo quelli di pasturazione ma ingoia l’amo senza remore se questo ha innescato un guizzante pesciolino vivo. Ingurgita tutte le esche naturali come vermi, gattos, lumachine, grilli ecc ecc
Pasturato con dovizia e per qualche giorno abbocca alle lenze a fondo e/o passata a:

1) Mais
2) Frutta dolce a piccoli pezzi compresa anguria
3) Budella di pollo (in inverno)
4) Fegatini di pollo
5) Formaggio a cubetti
6) Larva di crisalide
7) Pastarello (ovvero palline di pastura)
8) Piccole boiles
9) Bacche varie come More o sambuco

La sua leggenda di furbizia è dovuta al bigattino. E’ vero che pescando a passata evita quello innescato ma generalmente per un errore tecnico del pescatore che abbonda nella pasturazione.

Come tante volte è il caso che ci fa apparire le cose sotto un aspetto diverso. Moltissimi anni fa ero su un grosso lago con famiglia; Tirando fuori la bolognese dall’ auto ruppi la puntina e cosi mi tocco mettere una vecchia canna che avevo a fondo con una amettiera. La piccola rovescio il secchio dei bigattini e me ne resto una manciata. Pasturando sopra l’amettiera a 5-6 bigattini per volta tirai a riva 3 grossi cavedani benché la sezione dei braccioli fosse dello 0.16. La cosa mi fece rimanere perplesso… Giunsi a pensare che in effetti con esche diverse dal bigattino e più pesanti avevo già preso grossi esemplari anche collo 0.20…Era l’amo che influiva tanto sul peso complessivo di esca/amo col “cagnotto”!!!

Ma…
1) L’amo in questo peso complessivo era ininfluente o quasi con mais, grossi vermi, gatoss ecc

2) Anche col bigattino l’ ingordigia del singolo individuo inserito nel branco era più forte della diffidenza e quindi pur di arrivar prima di un altro simile mangiava anche “gianin” appesi e fermi su una amettieria!!!

Attualmente anche se pesco col “cagnotto” ove vi sono molti cavedani l’ innesco è multiplo, anche con 6-8 larve, in modo da creare un qualcosa di diverso ma sempre di commestibile che il cavedano non scambi per i bigattini in pasturazione. Insomma questi ultimi sono usati al solo scopo di far accorrere e tenere i cavedani in quel luogo. Basta fili extra fini per me!!!




A spinning abbocca con parecchie tipologie di esche e soprattutto le 3 classiche. In generale e per via sommaria posso scrivere che:

a) In acque ferme la miglior esca è il piccolo/medio minnow
b) In acque veloci con acqua caldine la fa da padrone il piccolo rotante argentato
c) L’ ondulantino è il jolly come al solito

Molte volte coi minnows ho avuto modo visualmente di vedere che attacca per rabbia o per scacciare un intruso e se il cavedano girandosi si trova improvvisamente il pesciolino artificiale il suo scatto è bruciante e rabbioso.
Nei laghi rendono ottimamente pesciolini senza paletta di color argento come le alborelle tipo il “Filibustiere” o Il “Tranviere”.


Le piccole alborelle infilzate per la bocca su ami del N 10-12 e sorrette da galleggiante invogliano gli esemplari maggiori. Capita sovente di vedere con questa tecnica il grosso galleggiante ballonzolare senza una abboccata decisa; Al ritiro della lenza state certi che l’ alborella ha la coda pizzicata e sono stati piccoli cavedani.

Abboccano anche nella pesca a mosca effettuata in tutte le versioni ma sinceramente di questa tecnica ne mastico quasi niente.

Insomma:

GRAZIE DI ESISTERE!!!



Walter Scandaluzzi

Bacino di Como

I laghi e specialmente quelli grandi, hanno sempre un fascino particolare ed offrono la possibilità di unire svago, relax, cultura e pesca. Cosi, mentre Voi pescherete, i vostri eventuali accompagnatori, potranno farsi una bella gita in battello o semplicemente godersi il sole, se non vogliono fare shopping nella città lariana.

Il bacino di Como offre ampie possibilità di pesca a qualsiasi genere di pescatore, novizi ed esperti trovano pesci adatti alle loro esigenze e le tecniche praticabili sono parecchie. Si và dalla semplice pesca a galleggiante alle piccole alborelle (vige regolamento speciale) alla pesca col Mort Manieè passando per quella a Molagna e Tirlindana. Queste ultime sono da farsi con la barca e non sono certo semplici da eseguire e quindi adatte ad esperti. Pochi gli scivoli d’alaggio imbarcazioni, il principale è a Tavernola fraz. di Como, nei pressi dell’uscita dell’autostrada dei laghi (A9), altri più piccoli e con problemi di parcheggio sono a Como, in zona darsena S. Agostino e ad Argegno, nelle vicinanze del lido. Dalla barca possiamo anche insidiare i coregoni con la tecnica alla sonda.


Occorre una canna denominata “cannino” generalmente in monopezzo lunga circa cm.180 con un'azione di punta e un vettino sensibilissimo su cui monteremo un mulinello con in bobina uno 0.24 come nylon. Dopo aver trovato i pesci con l’ecoscandaglio (assolutamente vietato tenerlo acceso durante la pesca) o, se non l’abbiamo altre barche ci indicheranno la zona ove si calerà la lenza, composta di un'amettiera lunga dai 4 ai 7 mt. recante un massimo di 15 ami con imitazioni di chironomi e un piombo finale sui 10 gr. Detti attrezzi sono venduti nei negozi di pesca locali. Una volta che il piombo tocca il fondo si solleva molto lentamente per 25-35 cm. per poi dopo una breve pausa ritornare giù sempre lentamente. La mangiata di codesto pesce può essere violenta od estremamente delicata e ci vuole esperienza per ferrarli tutti. Una volta agganciato il pesce bisogna recuperarlo molto lentamente perchè ha un apparato boccale molto delicato, e una volta giunto in superficie, se allamato al basso dell’amettiera, bisognerà alzare il cannino con una prolunga realizzata dai primi 2 o 3 pezzi di una vecchia canna, dove lo si innesta a baionetta con il manico, consentendo di alzarlo di qualche metro, facilitando il recupero del pesce con il guadino.
Naturalmente con la barca tutte le tecniche sono più semplificate ma anche da terra si hanno buone possibilità. Buone zone sono il lungolago di Viale Geno, dove possiamo pescare le alborelle nella bella stagione, e con la presenza di queste, persici, cavedani e qualche trota con il vivo o a spinning, mentre nel periodo degli agoni, la passeggiata di Villa Olmo fa da padrona.


Per tutta l’estate e l’inizio dell’autunno, pescando in zona del Tempio Voltiano, possiamo insidiare lucciperca, anguille e persici pescando a fondo con il pesce vivo o morto, mentre chi vuole divertirsi con le tecniche alla bolognese o all’inglese, pasturando e innescando bigattini, la diga Foranea è il luogo adatto, cavedani, pighi, scardole, triotti, gardon, ecc., sono i diretti interessati.



Parlando ora di tecniche, possiamo dire che agendo a spinning con canna da 240-270 cm , mulinello N 2500 con in bobina uno 0.22 potremo insidiare persici reali, sandre e cavedani. Per questi ultimi sono ideali minnows di tutti i tipi fino anche a 9 cm di lunghezza data la taglia extra che il ciprinide raggiunge nei grandi laghi.


Oltre ai pesciolini finti, per la sandra, possiamo agire con i siliconici a forma di pesce con la coda piatta, agendo molto lentamente sul fondo quasi facessimo Mort Manieè. Il persico reale non rifiuta i rotanti, e, ricordiamo la vecchia tattica da effettuare sui fondali di sabbia o ghiaia fine, si lasci adagiare l’artificiale sul fondo e lo si faccia partire di scatto provocando una nuvoletta. Il “tigrato” avrà l’impressione che un piccolo pesciolino sia partito e scatterà sul cucchiaino. Tutti questi predatori sono certamente insidiabili anche col pesce vivo avendo cura di cambiare la dimensione dello stesso a seconda della specie che vogliamo insidiare. Le tecniche sono molte ma tutte di facile applicazione. Piombo a fondo di tipo allungato o bombarda e terminale di 1/1.5 metri col pesciolino attaccato, ogni tanto si sposta se non avviene l’abboccata, oppure, con galleggiante di buona portata non tarato completamente e cioè che regga il peso del pesciolino terminale. Per i persici reali è in voga uno strano sistema che prevede l’uso di un’amettiera detta scoubidou, con piccoli ami avvolti di un tubettino di plastica colorata, che agganciando un piombo terminale, con o senza adeguato galleggiante, viene lanciata in mezzo al branco d’alborelle. Con vento il tutto si agiterà da solo altrimenti dovremo muovere noi. Le alborelle abboccano agli “scoubidou” ed invece di recuperarle subito le si lascia in zona per vedere se qualche persico ingoia il tutto.


Per gli Agoni a Como si usa il solito sistema della speciale camolera, con piombo fisso a oliva e l’amettiera terminale. Fare attenzione a fermare il filo sul mulinello con l’indice per far distendere il tutto ed evitare ingarbugli. Non è possibile scrivendo di pesca a Como non citare il Sig. Roberto Cantaluppi detto “Ropino” che è stato forse il primo ad aver introdotto in Italia le tecniche della “Pesca alla sonda” per la pesca con la canna del coregone, e il sistema Drachkovitch comunemente chiamato “Mort Manieè”, per la pesca dei predatori con il pesce morto manovrato, diffondendole ancora oggi attraverso il Coregonia Club, con corsi e manifestazioni. Tra le specie ittiche, va segnalata la presenza di trote (anche se le vere lacustri sono quasi un ricordo), e ultimamente in base alle stagioni si pescano i salmerini con la tecnica alla sonda.


Curiosità:

Il Coregone Lavarello (Coregonus lavaretus), è una specie ibrida di altri coregoni ed esattamente: Wartmanni coeruleus ,Schinzii e Maraena , che fu introdotto nella metà del 1800 dalla Svizzera. Esso raggiunge taglie ragguardevoli e questo costituiva un problema per le massaie locali dell’ epoca e cosi, dal lago di Neuchâtel nella vicina Svizzera, fu introdotto il Coregone Bondella (Coregonus macrophthalmus) che oltre ad accrescere più velocemente ha una taglia minore più adatta ad essere cucinata e servito come porzione singola.

IL TESSERINO SEGNAPESCI

Il tesserino provinciale segnapesci è obbligatorio per la pesca nei torrenti e per la pesca ai coregoni con l’amettiera. In provincia di Como si può pescare con il tesserino rilasciato dalla Provincia di Lecco e viceversa.
Il tesserino ha una doppia finalità: facilitare il controllo del limite massimo di catture (per trote e coregoni 6 capi complessivi al giorno) e tenere sotto controllo l’andamento annuale del pescato.I tesserini segnapesci sono rilasciati gratuitamente e possono essere ritirati: vedere

Provincia di Como

LIMITAZIONI RIGUARDANTI LA PESCA DELL’ ALBORELLA

La pesca delle alborelle è permessa, esclusivamente nel lago di Como solo il giovedì, il sabato e la domenica, con le seguenti eccezioni:
· i minori di anni 13 possono catturare le alborelle in tutti i giorni della settimana; -
· la cattura di alborelle da usare come esca nella pesca “con il vivo” è ammesso in tutti i giorni della settimana, con l’obbligo di mantenere le alborelle vive in adeguati contenitori e con il limite massimo di 20 esemplari al giorno per pescatore. Durante il periodo di divieto di pesca dell'alborella non è permessa alcuna detenzione delle alborelle catturate, ma solo l'immediato utilizzo delle medesime con esca.
Ciascun pescatore può usare una sola canna da pesca, armata con un solo amo. E’ vietata la pasturazione. E’ consentito l’uso dello scoubidou per la pesca del pesce persico “con il vivo.

Licenza di pesca:
Il bacino antistante la città di Como, è denominato “Riserva Celesia”, si tratta di acque con diritti esclusivi di pesca, zona F.I.P.S., nelle quali la pesca è consentita con l’apposita tessera federale e naturalmente la licenza governativa



Info: -Provincia di Como - ufficio pesca - Via Sirtori 3 Como
tel 031 230111 031 570200 031 230334
Provincia di Como

Negozi:
-COMO: “L’Esca” via Lega Insurrezionale 24 Tel 031 3372193
-COMO: “Ropino” – via Asiago 25/b Tel 031 340979

ASSOLUTAMENTE DA VISITARE

A pesca in barca sul lago di Como

Walter Scandaluzzi

Agone

Vive nei grandi laghi prealpini; è stato introdotto anche nei grandi laghi dell'Italia centrale (Bolsena, Vico e Bracciano).

HABITAT: specie gregaria di origine marina (Dalla Cheppia) con abitudini migratorie; E’ divenuta sedentaria nei grandi bacini lacustri subalpini (Lugano, Maggiore, Como, Iseo, Garda) dopo che le acque marine in tempi remotissimi si sono ritirate dalla pianura padana e i loro antenati sono state intrappolati.
Vive in banchi nelle acque profonde; è presente anche nel Lago di Mergozzo che è un bacino lacustre di piccole dimensioni (sup. 2 kmq; prof. max 70 m), situato ad Ovest del Bacino Borromeo del Lago Maggiore in quanto esso era parte integrante del lago verbano fino attorno al 1500 d.c. quando le piene del fiume Toce hanno creato una piana.

ALIMENTAZIONE: principalmente a base di organismi zooplanctonici, ma anche di insetti (larve ed adulti) e, più raramente, di pesci (soprattutto giovani alborelle).

RIPRODUZIONE: Maggio-Giugno con temperature dell'acqua comprese tra 15 e 25 °C. Le zone di riproduzione sono preferenzialmente le acque basse con fondali sabbiosi in prossimità delle foce dei fiumi immissari. Le uova( un numero medio di 15-20 mila uova bianche e demerse) sono di piccole dimensioni (1,6 mm) e si schiudono in 2-8 giorni. La maturità sessuale è raggiunta a 2-3 anni per i maschi e a 3-4 anni per le femmine.
Peso: dai 100 ai 300 gr (femmine)

Vengono compiute dai branchi migrazioni sia verticali che orizzontali. Nel Lago Maggiore l'alimentazione è basata prevalentemente sul cladoceri Daphnia hyalina e Bythotrephes longimanus, oltre che su copepodi. Lo spettro alimentare dell'agone si differenzia rispetto a quello di altre specie planctofaghe come i coregoni e l'alborella.
Quando questi pesci vengono verso riva è facile catturarne una grande quantità. Anticamente si usava una attrezzatura costituita da una canna fissa molto lunga con lenza rigida di filo di rame e finale di un metro e mezzo o di due metri, armato di speciali camolere costruite con fili di lana rossa e nera e da fili metallici lucenti. Con questa attrezzatura, agendo talvolta da pontili improvvisati, il pescatore frustava energicamente con la canna in modo da far cadere le finte camole il più lontano possibile e le lasciava scendere e quindi recupera a strappi. Le stesse file di finte camole attualmente si acquistano nei negozi di pesca vicino ai laghi (prezzo 6-7 euro a fila mediamente nel 2007). Difficile perderle in quanto la pesca si svolge non sul fondo ma comunque capita. Si usa una canna da trota laghetto con portata di 20-30 gr , mulinello del N 2500 con in bobina uno 0.22, girella con o senza moschettone, fila di camole, piombo finale allungato di 20 gr circa. Si lancia lunghissimo e si recupera a strapetti abbastanza velocemente sondando le varie profondità fino a trovare quella giusta.




Una variante è quella del piombo prima della fila di esche; Bisogna però fare molta attenzione e bloccare la corsa del filo col dito indice per evitare ingarbugli. Avendo la barca si può agire anche tipo Tirlindana.
Comunque anche le moschette possono essere usate. Si pesca a mosca infatti anche e qualcosa anche con piccoli artificiali.
Il momento migliore è verso sera.




Cucina: Ottimo sotto aceto anche se la sua “vocazione” è di diventare un Missultit!!
Ovvero la voce dialettale rimanda alla missolta cioè al mastello o piccola botte di legno sul quale venivano posti i pesci senza interiora. Disposti a strati e salato venivano pressati con dei pesi sempre maggiori immettendo anche delle foglie di timo. La cosa fa fuoriuscire un liquido. Dopo parecchio tempo li si metteva ad essiccare al sole. L’ accompagnamento ottimale è colla polenta.




Walter Scandaluzzi