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domenica 28 febbraio 2010

Il cavedano

Diffuso in Europa dal Reno al fiume UraI. L'areale di distribuzione dell'ido copre l'Europa centrale ed orientale fino al bacino del fiume Lena a est. la specie è stata introdotta in Inghilterra ed in Scozia, dove si rinviene sporadicamente. L'Ido vive anche nella Penisola Scandinava, con l'eccezione del nord est della Norvegia e della Penisola di Kola. La specie è diffusa in Europa centrale dal Belgio e dal nord est della Francia fino ai fiumi del nord del Mar Nero e del Mar Caspio. Incredibilmente, durante gli anni '80, le uova dell'ido sono state importate illegalmente per posta in Nuova Zelanda. Rilasci successivi si sono verificati nel 1985 e nel 1986 probabilmente in almeno 8 e località a nord di Auckland. La varietà dorata dell'Ido diffusa in varie località degli Stati Uniti, paese dove viene allevato come pesce ornamentale.
Dell’ Ido è nota la varietà dorata da non confondere con la varietà dorata del leucisco rosso per l’occhio più scuro, meno rosso rispetto quest’ultimo.


Oh cavolo ma questo è il cugino del nostro cavedano!!!! Infatti l’ Ido e il cavedano sono gli unici rappresentati dei leuciscus in europa.
Tornando al nostro amico vi è da dire che ha rappresentato e forse rappresenta ancora il pesce più diffuso fra quelli di una certa taglia media/grossa. Stime di qualche anno fa dicevano che essi erano almeno il 30% di tutti i pesci superanti i 3 etti. Negli ultimi anni nei fiumi e torrenti della pianura padana e nei grossi laghi a subito un netto regresso per cause sconosciute od almeno differenti fra acqua e acqua. Per fortuna nel resto d’ Italia la situazione sembra migliore. Raggiungendo i 2 kg senza problemi, con una taglia media sui 400/700 gr, con punte di 4 kg nei bacini lacuali (quasi sempre femmine) rappresenta uno dei pesci favoriti dal pescatore anche se la sua difesa non è eccelsa come altri. Inoltre vive in ogni tipologia di acqua , è onnivoro è ogni tecnica si presta alla sua cattura; E quindi GRAZIE DI ESISTERE!!!

Furbo o stupido? Questa è la domanda principale che ci si pone solitamente!!!
E’ senza ombra di dubbio un attento osservatore di ciò che accade in acqua ma molte volte la sua golosità lo tradisce. Evita con astuzia, scartandola all’ ultimo istante, la rete della bilancia ed evita l’unico bigattino infilzato mangiando solo quelli di pasturazione ma ingoia l’amo senza remore se questo ha innescato un guizzante pesciolino vivo. Ingurgita tutte le esche naturali come vermi, gattos, lumachine, grilli ecc ecc
Pasturato con dovizia e per qualche giorno abbocca alle lenze a fondo e/o passata a:

1) Mais
2) Frutta dolce a piccoli pezzi compresa anguria
3) Budella di pollo (in inverno)
4) Fegatini di pollo
5) Formaggio a cubetti
6) Larva di crisalide
7) Pastarello (ovvero palline di pastura)
8) Piccole boiles
9) Bacche varie come More o sambuco

La sua leggenda di furbizia è dovuta al bigattino. E’ vero che pescando a passata evita quello innescato ma generalmente per un errore tecnico del pescatore che abbonda nella pasturazione.

Come tante volte è il caso che ci fa apparire le cose sotto un aspetto diverso. Moltissimi anni fa ero su un grosso lago con famiglia; Tirando fuori la bolognese dall’ auto ruppi la puntina e cosi mi tocco mettere una vecchia canna che avevo a fondo con una amettiera. La piccola rovescio il secchio dei bigattini e me ne resto una manciata. Pasturando sopra l’amettiera a 5-6 bigattini per volta tirai a riva 3 grossi cavedani benché la sezione dei braccioli fosse dello 0.16. La cosa mi fece rimanere perplesso… Giunsi a pensare che in effetti con esche diverse dal bigattino e più pesanti avevo già preso grossi esemplari anche collo 0.20…Era l’amo che influiva tanto sul peso complessivo di esca/amo col “cagnotto”!!!

Ma…
1) L’amo in questo peso complessivo era ininfluente o quasi con mais, grossi vermi, gatoss ecc

2) Anche col bigattino l’ ingordigia del singolo individuo inserito nel branco era più forte della diffidenza e quindi pur di arrivar prima di un altro simile mangiava anche “gianin” appesi e fermi su una amettieria!!!

Attualmente anche se pesco col “cagnotto” ove vi sono molti cavedani l’ innesco è multiplo, anche con 6-8 larve, in modo da creare un qualcosa di diverso ma sempre di commestibile che il cavedano non scambi per i bigattini in pasturazione. Insomma questi ultimi sono usati al solo scopo di far accorrere e tenere i cavedani in quel luogo. Basta fili extra fini per me!!!




A spinning abbocca con parecchie tipologie di esche e soprattutto le 3 classiche. In generale e per via sommaria posso scrivere che:

a) In acque ferme la miglior esca è il piccolo/medio minnow
b) In acque veloci con acqua caldine la fa da padrone il piccolo rotante argentato
c) L’ ondulantino è il jolly come al solito

Molte volte coi minnows ho avuto modo visualmente di vedere che attacca per rabbia o per scacciare un intruso e se il cavedano girandosi si trova improvvisamente il pesciolino artificiale il suo scatto è bruciante e rabbioso.
Nei laghi rendono ottimamente pesciolini senza paletta di color argento come le alborelle tipo il “Filibustiere” o Il “Tranviere”.


Le piccole alborelle infilzate per la bocca su ami del N 10-12 e sorrette da galleggiante invogliano gli esemplari maggiori. Capita sovente di vedere con questa tecnica il grosso galleggiante ballonzolare senza una abboccata decisa; Al ritiro della lenza state certi che l’ alborella ha la coda pizzicata e sono stati piccoli cavedani.

Abboccano anche nella pesca a mosca effettuata in tutte le versioni ma sinceramente di questa tecnica ne mastico quasi niente.

Insomma:

GRAZIE DI ESISTERE!!!



Walter Scandaluzzi

Agone

Vive nei grandi laghi prealpini; è stato introdotto anche nei grandi laghi dell'Italia centrale (Bolsena, Vico e Bracciano).

HABITAT: specie gregaria di origine marina (Dalla Cheppia) con abitudini migratorie; E’ divenuta sedentaria nei grandi bacini lacustri subalpini (Lugano, Maggiore, Como, Iseo, Garda) dopo che le acque marine in tempi remotissimi si sono ritirate dalla pianura padana e i loro antenati sono state intrappolati.
Vive in banchi nelle acque profonde; è presente anche nel Lago di Mergozzo che è un bacino lacustre di piccole dimensioni (sup. 2 kmq; prof. max 70 m), situato ad Ovest del Bacino Borromeo del Lago Maggiore in quanto esso era parte integrante del lago verbano fino attorno al 1500 d.c. quando le piene del fiume Toce hanno creato una piana.

ALIMENTAZIONE: principalmente a base di organismi zooplanctonici, ma anche di insetti (larve ed adulti) e, più raramente, di pesci (soprattutto giovani alborelle).

RIPRODUZIONE: Maggio-Giugno con temperature dell'acqua comprese tra 15 e 25 °C. Le zone di riproduzione sono preferenzialmente le acque basse con fondali sabbiosi in prossimità delle foce dei fiumi immissari. Le uova( un numero medio di 15-20 mila uova bianche e demerse) sono di piccole dimensioni (1,6 mm) e si schiudono in 2-8 giorni. La maturità sessuale è raggiunta a 2-3 anni per i maschi e a 3-4 anni per le femmine.
Peso: dai 100 ai 300 gr (femmine)

Vengono compiute dai branchi migrazioni sia verticali che orizzontali. Nel Lago Maggiore l'alimentazione è basata prevalentemente sul cladoceri Daphnia hyalina e Bythotrephes longimanus, oltre che su copepodi. Lo spettro alimentare dell'agone si differenzia rispetto a quello di altre specie planctofaghe come i coregoni e l'alborella.
Quando questi pesci vengono verso riva è facile catturarne una grande quantità. Anticamente si usava una attrezzatura costituita da una canna fissa molto lunga con lenza rigida di filo di rame e finale di un metro e mezzo o di due metri, armato di speciali camolere costruite con fili di lana rossa e nera e da fili metallici lucenti. Con questa attrezzatura, agendo talvolta da pontili improvvisati, il pescatore frustava energicamente con la canna in modo da far cadere le finte camole il più lontano possibile e le lasciava scendere e quindi recupera a strappi. Le stesse file di finte camole attualmente si acquistano nei negozi di pesca vicino ai laghi (prezzo 6-7 euro a fila mediamente nel 2007). Difficile perderle in quanto la pesca si svolge non sul fondo ma comunque capita. Si usa una canna da trota laghetto con portata di 20-30 gr , mulinello del N 2500 con in bobina uno 0.22, girella con o senza moschettone, fila di camole, piombo finale allungato di 20 gr circa. Si lancia lunghissimo e si recupera a strapetti abbastanza velocemente sondando le varie profondità fino a trovare quella giusta.




Una variante è quella del piombo prima della fila di esche; Bisogna però fare molta attenzione e bloccare la corsa del filo col dito indice per evitare ingarbugli. Avendo la barca si può agire anche tipo Tirlindana.
Comunque anche le moschette possono essere usate. Si pesca a mosca infatti anche e qualcosa anche con piccoli artificiali.
Il momento migliore è verso sera.




Cucina: Ottimo sotto aceto anche se la sua “vocazione” è di diventare un Missultit!!
Ovvero la voce dialettale rimanda alla missolta cioè al mastello o piccola botte di legno sul quale venivano posti i pesci senza interiora. Disposti a strati e salato venivano pressati con dei pesi sempre maggiori immettendo anche delle foglie di timo. La cosa fa fuoriuscire un liquido. Dopo parecchio tempo li si metteva ad essiccare al sole. L’ accompagnamento ottimale è colla polenta.




Walter Scandaluzzi



Scandaloso Spinning

Solita parola English che vuole dire “girare” più o meno. Ma non stiamo li a discernere tanto visto che tutti sanno che esso è la cosiddetta pesca a recupero con oggetti artificiali. Prima di analizzare gli stessi faccio delle mie considerazioni personali.

1) Lo spinning, lo spinning classico è quello che alla sera porta il praticante ad aver male le gambe tanti sono i km che ha macinato lungo la rive e alle braccia per il numero di lanci fatti; E’anche una comodità però visto che necessità di poca attrezzatura e si è subito in pesca.

2) Lo spinning può sembrare una tecnica facile ma in effetti è molto difficile perché il pescatore deve sapere:

A) Ove è ipotizzabile che stia la tipologia di pesce che sta cercando in quel luogo e in quel momento. Certo in montagna esiste solo la trota e quindi…. Ma anche in montagna la trota, se è una selvatica, di giorno è intanata generalmente e di sera è in caccia…

B) deve avere una ottima conoscenza dell’ azione degli artificiali in suo possesso per scegliere quello giusto da far arrivare vicino alla preda. Anzi deve sapere cosa và cercando ancor prima e cioè quando è nel negozio di pesca. In un fondale da 5 metri con pesce ipotizzabile sul fondo è deleterio usare un minnow galleggiante…

C) deve sapere lanciare bene nel punto prescelto ma soprattutto perché lancia li’ con quell’artificiale…Cioè io devo lanciare nel punto x con l’artificiale y in modo che esso passi ben vicino al punto K!!! Facile eh!! In sintesi l’artificiale deve essere manovrato in modo che arrivi il più vicino possibile alla bocca del pesce. Và beh che il pesce ha gli occhi per vedere e la linea laterale che percepisce le vibrazioni ma se lo facciamo passare a 10 metri da lui, in acqua non limpida “ciao nineta”…..Questo è il punto basilare dello spinning!!! Siamo a pesca in un torrente di fondovalle e agiamo a favore di corrente stando ben riparati e/o lontano da riva visto che il luogo lo permette. Vi è una buca/lama profonda 3 metri, lunga 20 metri con un bel masso dentro a 7 metri da noi che siamo ben riparati ad inizio lama. La marmorata teoricamente dovrebbe essere sotto il masso se siamo in pieno giorno quindi l’artificiale deve passare vicino al masso e a poca distanza dal fondo!!! Rotante del N 4-5 e lancio a fine buca con recupero regolare? NO!! Quando il rotante è all’altezza del masso sarà a 1 metro da galla circa se ci pensate perché cosi si viene a formare una diagonale fra noi e il punto ove è caduto.!! Quindi ogni tanto lo si lascia cadere sul fondo e poi si ricomincia oppure ancor meglio si usa un bel minnow Cranck Bait che tenga la profondità prefissata.

D) Avere una attrezzatura idonea per il luogo e il pesce insidiato. Un filo dello 0.18 và bene a trote in torrente ma allamare un BB di 2 kg in luoghi ricchi di ostacoli collo stesso filo vuol dire perdere il pesce e lasciarlo li con una bella ancoretta o amo in bocca che non è il max della vita…
Quindi viene ovvio che lo spinnofilo deve conoscere bene i suoi “avversari”; Inutile cercare lucci in piena corrente o trote in acqua stagnante!!! BB col rotante? Certo può anche capitare in luoghi vergini ma la maggior parte si prendono con siliconici e anche minnows…ecc ecc

Le canne: L’optimun sarebbe di un pezzo unico ma visto la difficoltà di trasporto esse sono quasi tutte in 2 pezzi. Er mejo con innesto a spigot.

a) Una corta da 6 piedi per la pesca alla trota in montagna; Nei rialetti infrascati anche 150 cm. Non sarà il max ma ove la pesca si unisce all’alpinismo sarebbe utile per gli spostamenti una regolabile da mettere nello zainetto.

b) Ove il torrente si ingrossa passiamo pure a una 210 cm e quando siamo a fondovalle anche una 8 piedi và bene.

c) 270-300 cm in pieno fiume.

La potenza a seconda degli artificiali che si intende lanciare. Io ho una 210 da 2-15 gr, una 240 da 20-40 e una 270 da 10-30 gr. Potenze maggiori per insidiare siluri.
Mulinelli: Meccanica ottima visto che devono lavorare tanto. N 1000 per montagna con filo 0.16/018. N 2500 per imbobinare dallo 0.20 allo 0.25 o piccoli trecciati. N 4000 per fili dallo 0.28 in su o trecciati potenti. Di più solo se si insidiano siluri o si è certi della presenza di lucci over 10. (ricordarsi sempre il cavetto d’acciaio se si insidia questo pesce). Fili normali o trecciati? Normali se si cerca la lunghezza del lancio e la max precisione ed invece trecciati per la sicurezza della cattura e qualche speranza in più di recuperare l’artificiale se incagliato. Da evitare gli ultimi in luoghi ove vi sia la possibilità di farlo strisciare su qualcosa con angoli acuti. A cavedani in acqua ferma quasi sempre nylon. Per lucci e grandi predatori trecciati. Sempre per la treccia controllare meglio che col nylon i nodi e serrarli bene!!!
Canne e mulinelli da casting: Solo per pesca dalla barca o ove si agisca prevalentemente facendo su e giù coll’artificiale più che il classico spinning . Seno non servono ed è solo una moda.

Gli artificiali: Non ho certo voglia di stare qua a fare una disamina di essi e mi limito ad alcune cose:

A) Rotanti a paletta a forma di foglia di salice tengono meglio il fondo.



B) Rotanti con paletta inserita nell’ asse sono i più quotati (Gli ex Martin) ma non girano immediatamente e quindi sarebbero da evitare in ambienti molto ristretti.



C) Puntini rossi, gialli, blu non servono a un tubo. Io credo che l’artificiale debba essere argentato oppure ramato se agiamo in pieno sole e acque basse. Per minnows invece colorazioni di pesciolini locali van bene.

D) Gli ondulanti sono da rivalutare e conviene sempre averne qualcuno dietro. Mi ricordo che Luciano Cerchi dette ad un mio amico un piccolo ondulante in una risorgiva austriaca e le sue catture triplicarono


E) I siliconici sono sempre stati ottimi per BB. Si è scoperto quasi subito che andavano bene per i lucci e adesso tanti li usano per quasi tutti i predatori. In effetti è bene averli dietro anche nella pesca alla trota in quota. Un jig con testina piombata può agire dove altri artificiali non riescono come ad esempio quando ci si trova in postazioni elevate senza modo di arrivare a livello dell’acqua. I siliconici erano le semplici imitazioni di vermi (worm) , di rane, salamandre per i BB. Sono arrivati anche imitazioni perfette di pesci o pesciolini a coda piatta di vari colori che hanno già o vanno innescati con piombo in testa e anche su montature a Mort Manieè . Vanno fatti saltellare sul fondo generalmente.



F) Non lesinare sulle dimensioni degli artificiali. Usateli più grossi di quelli che siete portati a pensare!

G) Non abbiate paura di perderli!!! Se vi è un ramo sommerso è facile che il pesce sia li sotto. Più lontano lanciate rispetto al ramo meno speranze avete di prenderlo. Lo so che costano ma è cosi!!! Potete però anche dedicarvi all’ autocostruzione e quindi vi passò il miglior link: http://xoomer.alice.it/cjbur/index.htm

H) I Minnows vanno legati direttamente senza uso di girelle e moschettone

I) Se si “accatta” un minnow nuovo controllarne il movimento prima di eseguire veri lanci in modo da saperne azione e movimenti.. Certi agiscono quasi da soli, altri vanno animati con movimenti della canna ed altri ancora sono delle “bufale” vere e proprie.



J) Artificiali non comuni sono gli spinnerbait generalmente usati per BB e lucci che hanno una “montatura” ad archetto con da una parte uno/due palette e dall’altra un grosso amo contornato da striscioline di plastica. I BuzzBait (che io chiamai SpruzzBait in una clamorosa gaffe internet…J per la somma goduria dei miei detrattori e con anche una invenzione di tal nuovo artificiale da parte di un autocostruttore/odontoiatra J che indovinate cosa imitava) che al posto delle palette hanno una elica e sono da usarsi generalmente a galla per fare degli spruzzi. Sulla falsariga vi sono minnow con elica in coda. Roba da BB!



I pesci da spinning; Ma perché abboccano a qualcosa di “falso”? Semplice!!! Nel loro mondo non esiste il falso!!! Una cosa che si muove in acqua è per loro qualcosa di vivo!! Che poi aggrediscono per fame, difesa del territorio o irritati dalla presenza estranea non interessa nel discorso. Per loro è qualcosa di naturale!! E’ come se piovesse biglietti falsi da 50 euro con un leggero venticello..Tu li prendi per prima cosa o no???? Certo che col NK, coi tratti NK certi pesci punti varie volte guarderanno ben bene prima di assalire…

Cmq i catturabili sono: Cavedano, Trota, Luccio, Persico Reale, Persico Sole, Persico Trota, Lucioperca o Sandra, Striped Bass, Salmerino, Aspio, Siluro, Channel, grosse scardole, Agone, Cheppia .Occasionalmente anche grossi barbi e anguille.




Walter Scandaluzzi

martedì 16 febbraio 2010

Morto manovrato -- Mort Maniè

Ma chi sono? Chi è Il Baron Samedi che li fa risorgere? E le loro vittime quali sono?
Andiamo subito all’ ultima domanda: Non siete Voi di certo…anzi Voi potete essere i Baron Samedi ovvero gli stregoni Wodoo che fanno risorgere i pesci…
Tutti i pesci? No solo alcuni cioè triotti, vaironi, scardolette, piccoli carassi e cavedani, grosse sanguinerole, piccoli gardon e scazzoni.

Questo è scemo starete già dicendo…No. Voi li ammazzate per poi farli rivivere col Morto Manovrato e fare vostre prede lucci, BB, trote, grossi cavedani, persici reali, sandre e sorpresine varie come barbi e anguille.
Del MM alla Draykotich o come cavolo si chiama ne parla già ampiamente l’amico Gianpaolo nel suo sito al quale potete accedere cliccando QUI

E’ un sistema che và benissimo per i predatori che non inseguono tanto come lucci e Black Bass usato con pesci classici di acqua ferma come triotto o scardoletta.
Ma nei fiumi di pianura e nei grossi torrenti di fondovalle, specie in Piemonte e nelle zone lombarde del Ticino , sono/erano in voga altri 3 tipi di MM. Chi vieta di usarli in altre acque?
Montature ossolane e vigevanese si assomigliano molto. Imbragato in entrambe il piccolo pesce esca (optimum il vairone) con 3 ancorette l’unica differenza sta che nel primo caso metteremo un piombo di qualche grammo a 80/100 cm dal “morto” mentre nel secondo non useremo piombatura.


Molto interessante è la cosiddetta “svizzera” anche se di difficile ideale costruzione specie per la parte riguardante il piombo. Infatti si tratterebbe di infilare una torpille entro un filo di rame. Il buco dei suddetti piombi in commercio è generalmente troppo piccolo e quindi non resta che creare adeguato stampo e fare delle colate oppure adeguarci con altri tipi di piombo. Una terza soluzione è di attorcigliare del piombo tenero da corona attorno al rame. Naturalmente in testa al “rame” avremo lasciato una piccola asola con infilato una girella con o senza moschettone . Nella asola legheremo 3 spezzoni di filo grosso con piccole ancorette. Gli spezzoni devono essere lunghi per infilare le ancorette in testa, a metà e fine pesce esca. Ne possiamo fare di varie misure di queste montature per pesci e ambienti diversi. Possiamo anche legare all’ asola un altro pezzo di filo di piombo da girare sulla testa del pesce morto per meglio tenerlo sulla montatura.


Canne tipo spinning abbastanza rigide sui 2.70/3 metri, filo robusto anche trecciato. Mulinello potente direi N 4000. La tecnica è quella di lanciare a monte e recuperare a strappetti fino davanti a noi animando cosi il pesciolino morto.
La vittima per eccellenza è la trota e vi assicuro che le più grosse marmorate del Ticino sono state prese con questa montatura. Ultima a mia saputa qualche anno fa di 11.5 kg nel Naviglio Langosco che esce dall’ ex fiume azzurro a Cameri. Poi il cavedano e come detto qualche sorpresa… Beh come sorpresa non parliamo tanto del luccio che è il predatore per eccellenza ma grossi barbi ed anguille.

Faccio notare che sarebbe utile uccidere i pesciolini sul momento in quanto di maggior tenuta di quelli decongelati.



Walter Scandaluzzi

Temolo pinna blu

Il tratto di fiume Sesia dalle sorgenti fino a Borgosesia veniva considerato uno dei fiumi migliori d'Europa per la sua naturalità, per l’ alta qualità delle sue acque e per la bellezza dell’ ambiente circostante ed ancor oggi conserva buona parte di queste caratteristiche.
Il fiume è stato fino a non molti anni fa, il più agognato e mitizzato dalla gran parte dei pescatori a mosca italiani e anche stranieri, alla ricerca della preda più ambita: il Temolo.


Infatti il Temolo, Thymallus thymallus (Linnaeus 1758) predilige acque limpide, ben ossigenate con correnti non esagerate ove il letto sia in prevalenza costituito da sassi e ghiaia di media granulometria con presenza di buche profonde, raschi e lunghe lame; tutte caratteristiche ben presenti lungo il corso del fiume Sesia.
Animale particolarmente dotato di acutezza visiva e selettività alimentare, rappresenta per tali motivi una preda molto difficile da insidiare e quindi molto apprezzata dai pescatori a mosca più esigenti.


In Europa è ben presente il Temolo Pinna Rossa mentre in Italia, a causa di un probabile isolamento geografico, la specie ha subito in epoche remote delle mutazioni fenotipiche ed anche, in parte, genotipiche, tanto da originare un endemismo, presente fino ad alcuni anni or sono, solo nei tributari di sinistra del Po, che ha la sua più evidente caratteristica nel colore della pinna caudale che è di un bel blu cobalto.
Purtroppo questa biodiversità è stata ampiamente compromessa a causa della pratica, di gestori e amministratori poco attenti, che hanno immesso Temoli Pinna Rossa i quali, accoppiandosi con il Pinna Blu ne hanno causato l’ibridazione.
Le derivazioni ad uso idroelettrico, gli interventi di regimazione idraulica e di sistemazione spondale, l’assenza di scale di monta, ed in particolare le eccezionali piene degli anni ’80 e ‘90 hanno determinato la rarefazione e in molti casi la quasi totale estinzione dai corsi d’acqua più vocati.


Per questi motivi un gruppo di appassionati nel settembre del 2004 decise di fondare l’ Associazione Valsesia Pinna Blu:) Adobati Antonio, Afri Enzo, Baldi Dario, Canepa Luigi, Cavana Gianpiero, Cenci Alessandro, Conti Massimo, Dibiase Nicola, Fanchini Angelo, Fattori Giorgio, Ferrari Cesare, Fortis Elvio, Iaconi Alberto e Cristiano, Morisetti Francesca, Pellò Renato, Pistoletti Marco,Rudoni Massimo, Solini Gianfranco, Tameo Andrea, Torrini Fosco, Veziaga Marco furono i soci fondatori. Presidente fu eletto il signor Marco Veziaga che è anche consigliere della SVPS
(Società Valsesiana Pescatori Sportivi) che ha in gestione quasi tutte le acque della valle.
Grazie alla collaborazione con la SVPS, agli interventi di nastratura a difesa delle acque dalla predazione dei cormorani e alle particolari condizioni climatiche degli ultimi anni, che hanno favorito la riproduzione del temolo, nella parte alta del Sesia il Pinna Blu è nuovamente presente con una popolazione discretamente strutturata ed omogenea


--- Signor Veziaga quali sono gli scopi dell’ associazione?

-- La difesa del Temolo, della trota marmorata e di tutte le specie autoctone delle nostre acque, senza dimenticare l’integrità e la naturalità degli ambienti acquatici. La promozione della pesca a mosca e della tecnica alla valsesiana, oltre che di un etica del pescatore che travalichi il mero esercizio alieutico portandolo ad occuparsi attivamente e responsabilmente anche della tutela del territorio. Le cose sono strettamente correlate visto che è impensabile esercitare una pesca di qualità, su pesci rustici, autoctoni e possibilmente numerosi, in ambienti degradati.

--- Quali sono stati gli interventi effettuati a difesa del Temolo Pinna Blu?

-- Nella primavera del 2005 abbiamo palinato le zone di frega dei temoli con cartelli che ne indicano la presenza e che illustrano, in particolare ai pescatori e ai canoisti, gli accorgimenti da adottare in caso di attraversamento e/o calpestio.
Nell’inverno del 2004 abbiamo provveduto a nastrare 10 km di fiume con circa 4200 mt di bandelle da cantiere bianche e rosse e 1800 mt di rafia sintetica gialla.
Nel 2005 e nel 2006 i km sono diventati quasi 20. Hanno collaborato guardie della SVPS, volontari della stessa e del VPB per oltre 300 h di lavoro a stagione. Tra i volontari alcuni provengono dalla liguria , dalla Lombardia, dall’Emilia.

--- Questo ha dato buoni frutti?
-- Direi che è stato un intervento positivo. Solo in qualche occasione si è notato dei cormorani giovani ed inesperti tentare di cacciare in prossimità dei nastri, ma con evidenti difficoltà.
Alla ripresa della stagione alieutica, abbiamo sempre verificato che nelle zone protette dai nastri la popolazione ittica era rimasta pressoché invariata rispetto all’autunno precedente.

--- E’ previsto qualche tentativo di riproduzione in incubatoio?

-- Già nel 1999 la S.V.P.S., con il supporto degli ittiologi di GRAIA, aveva portato a buon fine un esperimento di riproduzione in incubatoio. Purtroppo la cosa non si è ripetuta ma abbiamo intenzione di riprovarci già a partire da questa primavera, anche con l’aiuto dei volontari dell’Associazione Pescatori Dilettanti del Verbano Cusio Ossola, che da qualche anno stanno ottenendo risultati incoraggianti con i temoli del Toce. Per questo abbiamo bisogno di associati e di fondi. Per info: marco.veziaga@tiscali.it o Fax: 0163 560912 oppure telefonicamente al N 3485608808 Sito internet: Valsesia pinna blu

--- Quale è l’attrezzatura da usare? Quali mosche sono le migliori per il Temolo?

-- Personalmente preferisco una canna da 8 piedi per coda 4-5, ad azione progressiva e un finale da 5 mt con un tip non inferiore allo 0.12, 0.10. Le mosche più indicate sono quelle che solo il temolo conosce…la scorsa stagione di pesca ce ne ha dato un chiaro esempio. Evito di esprimermi non per gelosia ma solo perché sono convinto che creerei nei lettori solo ulteriore confusione. Posso però aggiungere che i valsesiani da secoli usano imitazioni estremamente spartane ma anche molto efficaci: le loro sommerse sono sicuramente molto indicate in tutte quelle situazioni che sembrano senza speranza… anche se a volte neppure queste riescono a fare il miracolo!

--- Quale è la sua personale valutazione sulla nuova legge regionale del Piemonte?
-- Il testo introduttivo mi sembra abbastanza in linea con quanto era stato suggerito dalle associazioni e dai gestori.
L’introduzione del concetto di danno ambientale rappresenta un sicuro passo avanti in relazione alle opere di regimazione idraulica e di captazione.
Resto in attesa di esaminare il regolamento attuativo che conterrà indicazioni più dettagliate anche in relazione alle specie alloctone, alle prescrizioni sugli obblighi ittiogenici, alle taglie min, alla quota giornaliera.
Di certo vi è che una buona legge da sola non è sufficiente: servono soprattutto la volontà e gli strumenti per farla applicare.







martedì 9 febbraio 2010

La mazzacchera

Questa pesca, come la maggior parte delle pesche dei nostri nonni, unisce la grande semplicità delle attrezzature usate alla difficoltà che derivano dal dover usare il così detto “manico”. Qui l’abilità del pescatore non può essere coadiuvata da attrezzi iper tecnologici o da esche e pasture di ultima fattura. Qui ci siete voi, il fiume e i suoi abitanti. Il senso dell’acqua, l’esperienza maturata lungo le sponde di un fiume o di un fosso, la conoscenza degli anfratti e delle anse migliori sono valori imprescindibili ai quali non si può sopperire in alcun modo. La mazzacchera appartiene a quella categoria di tecniche che affondano le radici nella più antica tradizione piscatoria.
Dedicata prettamente alla pesca delle anguille, trova il suo utilizzo durante le piene dei fiumi, cioè quando la maggior parte delle altre tecniche risulta impraticabile e quindi rappresenta una validissima alternativa per non dover rinunciare alla nostra passione anche nei periodi in cui il meteo ci è avverso. Parlavamo di semplicità dell’attrezzatura: infatti ci servirà una comunissima canna di bambù lunga all’incirca 2,5-3 mt, e un bilanciere su cui appoggiare la canna, che potremo facilmente autocostruirci inchiodando due tavolette di legno, una che funga da base e l’altra perpendicolare alla prima. Nella parte alta di questa praticheremo un taglio a V che servirà da appoggio alla nostra canna e a posizionarla nel modo corretto durante l’azione di pesca. Alla punta della canna avvolgeremo un filo di nylon di grande diametro (0.50-0-60) o anche un comune spago, che sarà la nostra lenza. Ci servirà anche un piombo, possibilmente a palla, che varierà dai 50-60 gr se andremo in piccoli canali o fossi, ai 100-120 gr se invece pescheremo in fiumi con forti correnti o in caso di piene particolarmente violente. Ultimo accessorio che ci serve è l’ombrello in cui depositeremo le anguille appena pescate. In commercio esistono degli ombrelli appositi in rete e con un piccolo bordo nella parte superiore, ma sono abbastanza difficili da trovare. Potremo ovviare usando un normale ombrello il più possibile capiente e dalle stecche ben robuste. Ovviamente il tessuto di questi mette più a rischio di uscita le nostre prede,soprattutto se di grandi dimensioni, ma per ovviare a questo possiamo lasciare l’ombrello semi aperto, alzando così le pareti e rendendo più difficoltosa la fuga, oppure ancora più semplicemente potremo togliere subito le anguille più grosse non appena messe nell’ombrello.


A questo punto la nostra attrezzatura è completa, adesso dobbiamo costruire l’insidia vera e propria che consta in una grossa palla di lombrichi. Per ottenere buoni risultati con questa tecnica più che con altre è necessario conoscere quei piccoli accorgimenti che fanno la differenza tra una buona pescata e un cappotto quasi certo, e alla scelta della “materia prima” dobbiamo prestare la necessaria attenzione. I lombrichi perfetti non sono quelli che si trovano in negozio, bensì quelli di campo, che per le loro generose dimensioni si prestano alla perfezione, per non parlare del costo se considerate che per fare una mazzacchera decente sarebbero necessarie almeno 7-8 scatole di vermi. Vediamo ora che cosa ci occorre per dare vita alla nostra palla di vermi: procuriamoci un ago sui 20 cm, quelli da innesco vanno benissimo, e del filo di cotone il più resistente possibile.
Con un martello schiacciamo l’estremità senza punta dell’ago, questo ci aiuterà a tenere il filo di cotone ben saldo altrimenti scivolerà sempre, e fissiamo uno spezzone filo doppio di circa 1,5-2 mt facendo un nodino alle 2 estremità libere per non correre il rischio che i vermi infilati escano. Iniziamo ora a infilare i nostri lombrichi per il senso della lunghezza, facendoli scorrere sul filo. Lasceremo circa 10 cm di filo libero sia da un capo che dall’altro perché una volta infilati i vermi dovremo prendere i 2 capi e annodarli assieme in modo da formare una sorta di collana . Ripetiamo questa operazione con tutti i vermi a nostra disposizione, tenendo presente che più grande sarà la mazzacchera migliore sarà il suo risultato. Una volta ottenute le nostre collane (in linea di massima una buona mazzacchera si ottiene con 6-7 fili di vermi) inizieremo ad avvolgerle una per una attorno alle dita aperte della nostra mano, facendo fare 2-3 giri ad ogni spezzone e sovrapponendole una all’altra. Così facendo otterremo una grossa palla della lunghezza di circa 15 cm. A questo punto prederemo il filo della nostra canna, nel quale avremo già inserito il nostro piombo che non necessita di alcun fermo, e legheremo la matassa di vermi con 5-6 nodi semplici. La mazzacchera è completa, ora dobbiamo andare sul fiume.


Una volta scelta la nostra postazione srotoleremo il filo per la lunghezza della canna (o anche meno se l’acqua è particolarmente bassa) e adageremo la nostra mazzacchera nell’acqua, Il filo dovrà restare sempre in tensione, quindi per favorire il corretto posizionamento del filo e della mazzacchera stessa sarà utile far distendere il filo in acqua per tutta la lunghezza che abbiamo srotolato e poi abbassando la canna, che messo il filo in tensione andrà posizionata con un angolo di circa 30° sul bilanciere, permetteremo alla nostra esca di raggiungere il fondo nel punto preciso rispetto alla lunghezza della nostra canna e quindi avremo il filo perfettamente in tensione senza avere la necessità di srotolarlo o arrotolarlo ogni volta che alzeremo la mazzacchera. Altra operazione da fare è sistemare l’ombrello capovolto per metterci le nostre prede. È bene tenere conto che se l’argine è particolarmente basso sarà quasi inutile usare l’ombrello, in quanto sarà più rapido issarle direttamente sulla terra ferma. Come è facile capire la pesca si svolge tutta nel sotto sponda, infatti è in quella zona che le anguille concentrano la loro attività durante le piene. La mangiata sarà facilmente riconoscibile, infatti vedremo la punta tremare. A questo punto arriva forse la parte che richiede maggiore pratica, cioè il salpaggio dell’anguilla. Come avrete visto la mazzacchera non ha ami o ancorette; l’anguilla resterà attaccata alla palla di vermi con i sui piccoli denti e non lascerà la presa se noi la salperemo nel modo corretto, cioè con un movimento costante, né troppo lento né troppo veloce, senza strattoni e senza soste. Una volta arrivati al pelo dell’acqua accelereremo leggermente il movimento per metterla velocemente nell’ombrello o portarla all’asciutto. In questa fase prestate la massima attenzione perché è sufficiente un leggero abbassamento della canna o un leggero sfioramento dell’anguilla contro l’argine per perderla sicuramente. A giusta conclusione cercheremo di fornirvi alcuni piccoli espedienti e qualche consiglio per ottimizzare la nostra uscita e pescare in sicurezza. In assoluto il momento migliore è l'arrivo dell'onda di piena; in questo frangente le anguille che discendono il fiume assieme all'acqua saranno particolarmente attive.

Col tempo e la conoscenza dei corsi d'acqua che frequentate imparerete a capire quanto tempo occorre prima dell'arrivo della piena a seconda dell'intensità delle precipitazioni e coglierete sempre più frequentemente il momento propizio. A questo proposito teniamo a sottolineare che è importantissimo avere la massima attenzione andando a pescare in queste condizioni. La piena spesso ha effetti devastanti anche su piccoli canaletti, quindi tenete sempre in primo piano la vostra sicurezza e non andate a posizionarvi in quei punti che col salire del livello possono restare isolati o venire sommersi. La corrente aumenta velocemente e il livello sale altrettanto rapidamente, restate bloccati è un grosso pericolo che non bisogna assolutamente correre. Tornando al tema pesca; fermo restando che il momento migliore è quello descritto in precedenza, buoni risultati si ottengono anche al tramonto e durante le prime ore della sera. Durante il giorno le anguille rallentano la loro ricerca di cibo e le mangiate si fanno più sporadiche, salvo trovarci durante una piena di grande portata che riesce a tenerle in attività anche in queste ore.



Damiano Merlini

lunedì 8 febbraio 2010

Appuntamento col Black

Inizia il conto alla rovescia. Si affilano le “armi” per essere pronti al duello. In una stagione dove le giornate si fanno sempre un pochino più lunghe e lentamente più tiepide, si inizia febbrilmente4 ad ispezionare gli angolini buoni. Memori del successo e delle sconfitte degli anni precedenti, si ripassano mentalmente tutte le strategie atte a portare a riva il “mito” della primavera, l’agognato e tanto atteso black-bass. In effetti il gioco vale veramente la candela, perché la sportività del nostro centrarchide non si discute. La sua difesa possente basterebbe a tesserne le lodi, ma il fiore all’occhiello è rappresentato dai mitici salti fuor d’acqua che spesso e volentieri compie, anche se talvolta portano ad inesorabili slamature. Vedremo anche come cercare di “limitarne i danni” in questo senso, ma ora iniziamo col riassumere i comportamenti dei “primi” boccaloni, coi quali l’appuntamento non è certo da perdere.

CHI PRIMA ARRIVA . . .
Mai detto fu più veritiero. Al loro “risveglio”, dove attaccano essenzialmente per fame, abbiamo a che fare con i black più ingenui e spesso più belli della stagione. Negli angolini più riscaldati delle lanche, specie nelle ore centrali della giornata vale proprio la pena di insistere, sempre con un ottimo mimetismo e silenzio. Il discorso artificiali, di questo periodo, assume un’importanza minore rispetto al resto della stagione, tuttavia direi che i minnows abbiano qualche punto in più. Ma come recuperarli?


L’AZIONE PIU’ IMPORTANTE
Vi sono, in tutta l’azione di pesca, molti particolari che a prima vista parrebbero secondari e, sebbene ognuno di questi abbia la sua importanza, possiamo riassumere a quattro i punti fondamentali.

1. Il lancio.
2. Il recupero dell’artificiale.

3. La ferrata.
4. Il recupero della preda.

Parleremo di tutti e quattro i particolari, ma è chiaro che non eseguendo correttamente il secondo, di conseguenza il terzo ed il quarto hanno meno probabilità di esistere. Iniziamo quindi da questo. Nonostante, come detto, i “primi” black siano meno schizzinosi, un recupero mirato spesso s’impone. Ecco allora qualche “trucchetto”, forse risaputo, forse no.



Minnows: la prima regola prevede un recupero mai omogeneo ed uguale. Pensate alle vibrazioni propagate da un pesce vero; esse non sono mai costanti. Anche ammettendo di usare lo stesso artificiale come fonte scatenatrice di disturbo, aggressività e simili, è chiaro che questi istinti saranno facilmente scatenati quanto più tra i vari tipi di vibrazione “partirà” quella giusta. Con una vibrazione “a senso unico” trovare quella giusta assomiglia un po’ ad una roulette russa, nonostante a volte ci si azzecca. Le varianti più comuni sono rappresentate da: stop and go, variazioni di velocità e/o di profondità, nonché di traiettoria, colpetti di polso per simulazioni del tipo “pesce in difficoltà”, tra i quali di estremo interesse si rivelano le vibrazioni dei minnows fermi.

Riassumo brevemente, avendone già parlato in altra sede, questa micidiale alternativa al recupero: dopo il lancio, mettiamo semplicemente in tensione al lenza, e con dei colpetti di canna facciamo vibrare l’artificiale galleggiante di turno sul posto. Vi sono diverse varianti a queste vibrazioni, ad esempio dei colpetti distanziati (tipo popper), un’oscillazione continua del cimino che produce vibrazioni continue e dell’intensità da noi volute, dei leggerissimi scarti laterali, e molto altro. Logicamente queste varianti possono essere “mischiate” tra di loro durante l’azione di pesca ed inframezzate da spezzoni di recupero.
E’ molto importante ricordare che, alla bollata del black (essendo l’artificiale fermo) dovremo rispondere con una ferrata del tipo “pesca a mosca secca”, ma mai nervosa e troppo anticipata (si parla chiaramente di frazioni di secondo), pena lo stappare di bocca l’esca al pesce. Le prime volte occorre farci un po’ la mano, ma va detto che anche durante un “normale” recupero il black non ha un attacco velocissimo e non necessita affatto di ferrate alquanto repentine (l’opposto del cavedano). Anche una canna non molto rapida può aiutare, specie alle prime esperienze, nel discorso in questione. Dopo aver parlato del recupero degli artificiali e della ferrata, passiamo ora ad un altro importantissimo particolare.

IL LANCIO
Non importa quale tipo di lancio effettuiamo, ma il risultato che esso sortisce. “Canonico” o meno, bello o brutto da vedersi ai nostri occhi, l’importante è che abbia i seguenti effetti: 1) Precisione nel depositare l’esca. 2) Insospettabilità agli occhi del pesce. 3) Possibilità di sbagliarlo il più ridotta possibile. 4) Previsione, quando possibile, di un felice recupero dell’esca e di un’eventuale preda. Ritengo sintetizzato in ciò molto di quello che serve, ma un consiglio soprattutto ci sta: specialmente quando avete individuato un black a galla, non abbiate mai fretta di lanciare, ma studiate bene il tipo dei lancio prima di effettuarlo.


IL RECUPERO DELLA PREDA
Questo particolare appare di norma come il più trascurato, verificandosi spesso di sorpresa e quando siamo presi da una scossa notevole di adrenalina. Ma anch’esso ha la sua importanza. Il discorso appare fortemente legato al tipo di difesa della preda in questione, la cui caratteristica peculiare, oltre ad una grande vigoria, è rappresentata dai salti e dalle capriole fuor d’acqua, che sono senz’altro bellissimi e gratificanti, ma che spesso portano ad indesiderate slamature. Non è che si possa fare poi molto per risolvere il problema, tuttavia in taluni casi si porta il black a riva o sulla barca, magari agganciato per un pelo, adottando i seguenti accorgimenti:


1. Cercate di mantenere il pesce allamato verso la superficie, di modo che trovi meno rincorsa per “spiccare il salto”.
2. In questo modo il pesce potrebbe essere portato a “tentativi” di salto che si riducono, per forza, ad una specie di capriole. Durante queste ultime, pur mantenendo il contatto, non forzate eccessivamente la preda.
3. Meglio usare canne non rapidissime, come già accennato. In questa pesca io eviterei anche l’uso del trecciato, che si rivela invece oltremodo utile per prede dalle diverse caratteristiche (di attacco, di difesa e/o di morfologia dell’apparato boccale) come ad esempio la trota od il cavedano. Per ultimo, vorrei esporre quello che è una mia convinzione personale, che non posso proporre con certezza, ma che anno dopo anno, o meglio periodo dopo periodo, si fa sempre più largo nella mia mente.

I boccaloni non esibiscono sempre la medesima difesa, ma questa può variare a seconda del tipo di ambiente e della stagione. Passo subito alla spiegazione dei perché scontati:

1. Ambiente: in mezzo metro d’acqua non è possibile inabissarsi per cercare la rincorsa per “spiccare il salto”, in quattro metri d’acqua sì.
2. Stagione: quando il black vive a galla può faticare di per sé (ed ancor più se noi non glielo permettiamo) a cercare quella rincorsa. Ma aldilà di questi perché, sono convinto ci sia dell’altro. Forse un giorno lo scopriremo, ma per il momento non perdiamoci l’irrinunciabile “Appuntamento col black”.




Roberto Granata