Come arrivare: si arriva da Vercelli con la SS che porta a Biella o il contrario. Oppure uscire al casello di Carisio della Torino-Milano, svoltare a destra e alla prima rotonda ancora a destra verso Vercelli. Una volta giunti a Formigliana svoltare a destra se si arriva da VC alla rotonda e poi dopo qualche centinaio di metri, sempre sulla destra, vi è una bella stradina sterrata in discesa che porta al torrente e costeggia la lunga lama.
Oppure proseguire oltre il ponte e girare a destra nella stretta strada asfaltata fin dopo l’ex allevamento di maiali; sulla destra una stradina porta subito ad una lama dalla parte della vecchia massicciata oramai interrata.
Caratteristiche: lama lunga quasi un km con vecchissima massicciata che termina con uno sbarramento e poi forma una cascata, profondità anche di 4-5 metri in qualche punto, corrente generalmente lenta, fondale di fanghiglia, acqua marroncina molte volte per via di una roggia che scarica a monte acqua mista a fango anche se altre volte è un po’ chiara ma mai limpida.
Si può tentare anche sotto la cascata, nella prima lama dopo e in quella successiva detta “lama dei porcelli” dato che in passato vi scaricava liquami un grosso allevamento di maiali in sponda opposta.
Pesci presenti: carpe in buona quantità di cui alcune grosse, lo stesso vale per i barbi anche se conviene pescarli a valle della cascata.
Un po’ di cavedani ma non troppi e idem dicasi per la minutaglia.
Sporadiche le altre specie. Dopo la cascata ci sono in numero discreto siluri di taglia medio/piccola.
Tecniche: la più consigliata è quella a fondo indirizzata o alle carpe o ai siluri naturalmente con esche diverse.
Per i barbi, ma potrebbe abboccare altro, si consiglia il ledgering con feeder e classici bigattini come esca e pasturazione. La passata sarebbe ottimale come condizioni sia a monte, sia a valle ma rende meno del fondo.
Permessi: licenza governativa
Negozi di pesca: purtroppo in zona non ve ne sono e il più vicino è a Vercelli in Corso Casale . Vedere al link: www.lucianopesca.it
Per mangiare: ristorante Franz, Via Roma, 35 oppure alla rotonda vicino all’ autostrada vi sono ristoranti con anche menù tipici della zona tipo le lumache e/o le rane.
Per dormire: alla rotonda citata sopra vi è il ristorante/hotel Jovino.
La zona non presenta nulla di interessante da vedere.
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domenica 23 settembre 2012
sabato 8 settembre 2012
il Parco nazionale dei laghi di Plitvice
Nell’est europeo è noto il Parco nazionale dei laghi di Plitvice che si trova in Croazia (moneta è la Kuna). E' situato tra montagne di Lička Plješivica, in un territorio ricco fitte foreste, corsi d'acqua, laghi e fiabesche cascate.
I primi tentativi per proclamare l’area come zona protetta risalgono alla fine del 1800 , ma il parco venne istituito solamente quasi negli anni 50 divenendo il primo parco nazionale croato. E’ anni è inserito fra i patrimoni dell’ umanità.
Il parco si trova per oltre il 90% nelle regioni della lika e della Segna e per il restante 10% in quelladi Karlovack. La distanza dai principali centri è: 150 km da Zagabria, 220 da Spalato175 da Fiume.
Il parco occupa una superficie di oltre 30.000 ettari e comprende circa16 laghi o invasi .L’area più elevata si trova a quasi 1300 mslm mentre la più bassa a 350 metri. Il lago più profondo è il Kozjak coi suoi 47 metri di.
Il parco si divide pressappoco in 2 parti; la parte superiore in cui i laghi si trovano in una valle dolomitica circondata da spettacolari foreste e cascate e quella inferiore ove i laghi sono più piccoli e la vegetazione ripariale minore e più bassa. All'interno del parco si trovano anche numerose grotte di cui solo una piccola parte è agibile.
I boschi del parco sono popolati da 157 specie di uccelli, 50 specie di mammiferi, 20 tipi di pipistrelli, 321 specie di farfalle (76 diurne e 245 notturne) e altri animali, fra i quali il cinghiale, il lupo, la lince, l’ orso bruno e il capriolo .
I laghi sono formati da due 2 corsi d’ aqua e cioè i fiumi Bijla Rijeka e Crna Rijeka tradotti in il Fiume Bianco ed il Fiume Nero, che confluiscono nel fiume Korana. Le acque di questi fiumi sono ricche di sali calcarei , provenienti dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche costituenti la struttura geologica del sito.
Questi sali vengono fatti scendere, quasi precipitare dalla vegetazione, formando così degli strati di travertino, una roccia sedimentaria recente. Col passare del tempo, questi depositi formano delle vere e proprie dighe naturali che fungono da sbarramenti per l'acqua, crescendo di circa un centimetro ogni anno. Ad un certo punto la pressione dell'acqua rompe questi argini naturali, aprendosi nel terreno nuovi percorsi. Questo meccanismo, in realtà comune a tutte le acque calcaree, a Plitvice ha assunto una particolare importanza.
All'interno del parco è possibile spostarsi a piedi, in bici, con la barca o con un trenino. Le possibilità di alloggio sono offerte da alcuni alberghi e campeggi nei dintorni dei villaggi che circondano il parco, dove è possibile trovare anche numerose camere da privati.
Ed è così che a fine aprile la figlia di un nostro collaboratore e il suo futuro marito si sono recati sul posto e ne hanno tratti alcuni scatti fotografici.
I primi tentativi per proclamare l’area come zona protetta risalgono alla fine del 1800 , ma il parco venne istituito solamente quasi negli anni 50 divenendo il primo parco nazionale croato. E’ anni è inserito fra i patrimoni dell’ umanità.
Il parco si trova per oltre il 90% nelle regioni della lika e della Segna e per il restante 10% in quelladi Karlovack. La distanza dai principali centri è: 150 km da Zagabria, 220 da Spalato175 da Fiume.
Il parco occupa una superficie di oltre 30.000 ettari e comprende circa16 laghi o invasi .L’area più elevata si trova a quasi 1300 mslm mentre la più bassa a 350 metri. Il lago più profondo è il Kozjak coi suoi 47 metri di.
Il parco si divide pressappoco in 2 parti; la parte superiore in cui i laghi si trovano in una valle dolomitica circondata da spettacolari foreste e cascate e quella inferiore ove i laghi sono più piccoli e la vegetazione ripariale minore e più bassa. All'interno del parco si trovano anche numerose grotte di cui solo una piccola parte è agibile.
I boschi del parco sono popolati da 157 specie di uccelli, 50 specie di mammiferi, 20 tipi di pipistrelli, 321 specie di farfalle (76 diurne e 245 notturne) e altri animali, fra i quali il cinghiale, il lupo, la lince, l’ orso bruno e il capriolo .
I laghi sono formati da due 2 corsi d’ aqua e cioè i fiumi Bijla Rijeka e Crna Rijeka tradotti in il Fiume Bianco ed il Fiume Nero, che confluiscono nel fiume Korana. Le acque di questi fiumi sono ricche di sali calcarei , provenienti dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche costituenti la struttura geologica del sito.
Questi sali vengono fatti scendere, quasi precipitare dalla vegetazione, formando così degli strati di travertino, una roccia sedimentaria recente. Col passare del tempo, questi depositi formano delle vere e proprie dighe naturali che fungono da sbarramenti per l'acqua, crescendo di circa un centimetro ogni anno. Ad un certo punto la pressione dell'acqua rompe questi argini naturali, aprendosi nel terreno nuovi percorsi. Questo meccanismo, in realtà comune a tutte le acque calcaree, a Plitvice ha assunto una particolare importanza.
All'interno del parco è possibile spostarsi a piedi, in bici, con la barca o con un trenino. Le possibilità di alloggio sono offerte da alcuni alberghi e campeggi nei dintorni dei villaggi che circondano il parco, dove è possibile trovare anche numerose camere da privati.
Ed è così che a fine aprile la figlia di un nostro collaboratore e il suo futuro marito si sono recati sul posto e ne hanno tratti alcuni scatti fotografici.
martedì 31 luglio 2012
Lucci&Lucci
Partiamo da lontano, molto lontano per arrivare a parlare del nostrano .Anzi partiamo da un NON luccio!!!!
Lo facciamo perché siamo anche dei cantastorie; Vogliamo erudire ed affascinare coi nostri scritti facendo anche ridere e allo stesso tempo riflettere.
Se il luccio è nella mente ancora adesso di molti legislatori di pesca come uno spietato psicolabile killer (i Killer psicopatici sono anche belli e affascinanti!!!) che cosa penserebbero e farebbero legislativamente se andassero al museo di scienze naturali del Mississipi a Jackons e vedessero imbalsamata la preda di Kenny Williams presa colle reti nel 2011? Un pesce di 148 Kg!!!! (Il record accertato però è di 166 KG!!!)
Un nome, un mito, una leggenda ,MA ESISTE :
ALLIGATOR GAR
E’ di questo pianeta ed attento che potresti trovarlo attaccato alla tua lenza se….Se vai in Nord America…….
Ha la forma di un luccio con becco a spatola quasi come quello di un coccodrillo!!!! Ma esso non appartiene alla famiglia degli Esociadae!!!
In inglese il nome GAR (o garpike) definisce i membri dei Lepisosteidae, una famiglia di pesci che popolano le acque dolci, salmastre e occasionalmente anche quelle marine del Nord America, America centrale e isole dei carabi.
Sono dei veri e propri fossili viventi, restando tal quali a come sono comparsi nel Cretaceo circa 300.000 anni fa.
In origine aveva un areale di distribuzione più vasto, infatti dei resti sono stati trovati anche nel continente europeo.
Oggi è presente principalmente in Nord America, mentre è più raro nella parte meriodionale dello stesso continente.
Sono stati rinvenuti esemplari anche in oriente, ad Hong Kong addirittura in un laghetto pubblico è stato preso un Gar di oltre 150 cm, ma si tratta di animali immessi probabilmente da acquariofili che volevano liberarsene.
Ove è distribuito naturalmente abita gli ambienti più disparati: dagli stagni ai fiumi, dalle paludi salmastre ai laghi.
Geograficamente è distribuito nel corso basso del Mississipi fino al Golfo del Messico, gli stati americani in cui più abbonda sono: Texas, Oklahoma, South Carolina, North Carolina, Virginia, Louisiana, Kentucky, Mississippi , Alabama, Tennessee, Arkansas, Missouri, Florida e Georgia.
In Louisiana, uno degli stati dove l'Alligator gar è più diffuso, è comune vederli saltare sulla superficie delle grandi paludi salmastre...Insomma bollano quasi fossero le trotelle fario del torrente vicino a casa tua caro e prezioso lettore…
Tra i Lepisosteidi l'Alligator Gar è quello che raggiunge le dimensioni maggiori ed è il più adattabile di tutti, riuscendo a vivere anche in acque con pochissimo ossigeno grazie alla loro vescica gassosa che, attraverso la fitta rete di vasi capillari da cui è avvolta, funziona come un rudimentale polmone.
VIDEO ALLIGATOR GAR 1
VIDEO ALLIGATOR GAR 2
VIDEO ALLIGATOR GAR 3
I veri lucci del continente americano sono però altri:
Della famiglia Esocidae è il muskellunge noto anche come muskelunge, muscallonge, milliganong o maskinonge che è una specie di pesce d'acqua dolce neppure tanto comune in USA.
Il muskellunge è il più grande membro della famiglia dei lucci.
Il nome comune deriva dalla parola “maashkinoozhe Ojibwa” che significa "luccio brutto”.
I Muskellunge si trovano in laghi e grandi fiumi del nord come il Michigan, Wisconsin settentrionale e nel nord del Minnesota nella la regione dei Grandi Laghi e più a nord in Canada,;per la maggior parte del St Lawrence River e verso nord in tutta la valle superiore del Mississippi: Le specie si estende a sud fino Chattanooga nella valle del fiume Tennessee.
C'è anche una piccola popolazione nel fiume Broad in South Carolina. Diversi zone della Georgia hanno anche popolazioni di Muskie.
Si trovano anche nel Red River del bacino di Hudson. Tali pesci diventano 30 cm nel giro di qualche mese (5-7). I pescatori tendono ad usare piccole esche in primavera o in condizioni di forte freddo e grandi in autunno o con il calore dell'estate. L'esca media piccola è di 25 cm e quella media grande attorno ai 45 cm con giganti di 65 cm.
Anche se incroci con altre specie di luccio può complicare la classificazione di alcuni individui, zoologi e ittiologi di solito riconoscono da zero a tre sottospecie di muskellunge:
a) Esox masquinongy masquinongy che è la varietà più comune dei grandi laghi.
b) Muskellunge Chautauqua (E. m. Ohioensis) è conosciuto nel bacino del fiume Ohio, Laghi Chautauqua e Ontario, e nel St Lawrence River.
c) muskellunge (E. m. Immaculatus) è più comune in laghi interni del Wisconsin, Minnesota, nord-ovest sud-est Manitoba e Ontario.
Come ibrido si ha generalmente muskellunge tigre (E. masquinongy lucius).
Gli ibridi sono sterili anche se le femmine a volte ,senza successo, provano a deporre le uova. E’ oggetto di inseminazione artificiale.
Come esocidi troviamo altre specie definite in america come Pickerel e l’ unico distinguio dagli altri lucci è la loro piccola dimensione.
Quello di maggior taglia è l’Esox Niger che al massimo arriva a 4 kg.: come taglia minore (25-35 cm) troviamo l’Esox americanus vermiculatos.
VIDEO LUCCI AMERICANI

Lo facciamo perché siamo anche dei cantastorie; Vogliamo erudire ed affascinare coi nostri scritti facendo anche ridere e allo stesso tempo riflettere.
Se il luccio è nella mente ancora adesso di molti legislatori di pesca come uno spietato psicolabile killer (i Killer psicopatici sono anche belli e affascinanti!!!) che cosa penserebbero e farebbero legislativamente se andassero al museo di scienze naturali del Mississipi a Jackons e vedessero imbalsamata la preda di Kenny Williams presa colle reti nel 2011? Un pesce di 148 Kg!!!! (Il record accertato però è di 166 KG!!!)
Un nome, un mito, una leggenda ,MA ESISTE :
ALLIGATOR GAR
E’ di questo pianeta ed attento che potresti trovarlo attaccato alla tua lenza se….Se vai in Nord America…….
Ha la forma di un luccio con becco a spatola quasi come quello di un coccodrillo!!!! Ma esso non appartiene alla famiglia degli Esociadae!!!
In inglese il nome GAR (o garpike) definisce i membri dei Lepisosteidae, una famiglia di pesci che popolano le acque dolci, salmastre e occasionalmente anche quelle marine del Nord America, America centrale e isole dei carabi.
Foto da Fishoparts.com
Sono dei veri e propri fossili viventi, restando tal quali a come sono comparsi nel Cretaceo circa 300.000 anni fa.
In origine aveva un areale di distribuzione più vasto, infatti dei resti sono stati trovati anche nel continente europeo.
Oggi è presente principalmente in Nord America, mentre è più raro nella parte meriodionale dello stesso continente.
Sono stati rinvenuti esemplari anche in oriente, ad Hong Kong addirittura in un laghetto pubblico è stato preso un Gar di oltre 150 cm, ma si tratta di animali immessi probabilmente da acquariofili che volevano liberarsene.
Ove è distribuito naturalmente abita gli ambienti più disparati: dagli stagni ai fiumi, dalle paludi salmastre ai laghi.
Geograficamente è distribuito nel corso basso del Mississipi fino al Golfo del Messico, gli stati americani in cui più abbonda sono: Texas, Oklahoma, South Carolina, North Carolina, Virginia, Louisiana, Kentucky, Mississippi , Alabama, Tennessee, Arkansas, Missouri, Florida e Georgia.
In Louisiana, uno degli stati dove l'Alligator gar è più diffuso, è comune vederli saltare sulla superficie delle grandi paludi salmastre...Insomma bollano quasi fossero le trotelle fario del torrente vicino a casa tua caro e prezioso lettore…
Tra i Lepisosteidi l'Alligator Gar è quello che raggiunge le dimensioni maggiori ed è il più adattabile di tutti, riuscendo a vivere anche in acque con pochissimo ossigeno grazie alla loro vescica gassosa che, attraverso la fitta rete di vasi capillari da cui è avvolta, funziona come un rudimentale polmone.
VIDEO ALLIGATOR GAR 1
VIDEO ALLIGATOR GAR 2
VIDEO ALLIGATOR GAR 3
I veri lucci del continente americano sono però altri:
Della famiglia Esocidae è il muskellunge noto anche come muskelunge, muscallonge, milliganong o maskinonge che è una specie di pesce d'acqua dolce neppure tanto comune in USA.
Il muskellunge è il più grande membro della famiglia dei lucci.
Il nome comune deriva dalla parola “maashkinoozhe Ojibwa” che significa "luccio brutto”.
I Muskellunge si trovano in laghi e grandi fiumi del nord come il Michigan, Wisconsin settentrionale e nel nord del Minnesota nella la regione dei Grandi Laghi e più a nord in Canada,;per la maggior parte del St Lawrence River e verso nord in tutta la valle superiore del Mississippi: Le specie si estende a sud fino Chattanooga nella valle del fiume Tennessee.
C'è anche una piccola popolazione nel fiume Broad in South Carolina. Diversi zone della Georgia hanno anche popolazioni di Muskie.
Si trovano anche nel Red River del bacino di Hudson. Tali pesci diventano 30 cm nel giro di qualche mese (5-7). I pescatori tendono ad usare piccole esche in primavera o in condizioni di forte freddo e grandi in autunno o con il calore dell'estate. L'esca media piccola è di 25 cm e quella media grande attorno ai 45 cm con giganti di 65 cm.
Anche se incroci con altre specie di luccio può complicare la classificazione di alcuni individui, zoologi e ittiologi di solito riconoscono da zero a tre sottospecie di muskellunge:
a) Esox masquinongy masquinongy che è la varietà più comune dei grandi laghi.
b) Muskellunge Chautauqua (E. m. Ohioensis) è conosciuto nel bacino del fiume Ohio, Laghi Chautauqua e Ontario, e nel St Lawrence River.
c) muskellunge (E. m. Immaculatus) è più comune in laghi interni del Wisconsin, Minnesota, nord-ovest sud-est Manitoba e Ontario.
Come ibrido si ha generalmente muskellunge tigre (E. masquinongy lucius).
Gli ibridi sono sterili anche se le femmine a volte ,senza successo, provano a deporre le uova. E’ oggetto di inseminazione artificiale.
Come esocidi troviamo altre specie definite in america come Pickerel e l’ unico distinguio dagli altri lucci è la loro piccola dimensione.
Quello di maggior taglia è l’Esox Niger che al massimo arriva a 4 kg.: come taglia minore (25-35 cm) troviamo l’Esox americanus vermiculatos.
VIDEO LUCCI AMERICANI

Il vero luccio o meglio il più noto a tutti è l’Esox lucius ed in Italia lo troviamo col vestito europeo a punti e righe come l’alfabeto MORSE e nella versione autoctona marmorizzata, oltre agli incroci.
Qualche vecchietto ci disse che nelle lanche del ticino novarese e pavese vi fosse già la versione MORSE fin dagli anni “50 e “60 e che quindi…..Bah solite polemiche super sterili con interessamenti e domande a biologi e ittiologi…..Specie se come nel barbo cambia solo la pelle e/o pochissimo d’altro quale è la questione?????
In Italia troviamo:
Esox lucius (Linnaeus 1758) della FAMIGLIA: Esocidae ed ORDINE: Salmoniformes.
VIDEO ESOX LUCIUS
Ha corpo allungato (l'altezza massima del corpo equivale ad 1/5 - 1/6 della lunghezza standard); testa grossa con bocca terminale grande e foggiata a "becco d'anatra", per cui in molte zone viene detto luccio papera; l’apparato boccale è munito di circa 700 denti robusti, pinna dorsale breve e spostata verso la coda; colorazione del dorso bruno-verde con macchie di colore più scuro e il ventre è biancastro.
Gli individui che vivono in acque ferme hanno corpo leggermente più tozzo. E’ cosa più unica che rara prendere un luccio in forte corrente.
In Italia gli autoctoni hanno livrea marmoreggiata e gli alloctoni (dai paesi dell’ est) hanno la livrea quasi come un alfabeto Morse a punti e linee e con i colori delle pinne molto più tendenti al rosso, comed etto in precedenza.
La taglia risulta di 25-40 cm (500-700 g) a due tre anni di età; 90-100 cm (5-8 kg) a 10-14 anni; raramente fino a 1,5 m (35 kg) ad oltre 30 anni di età.
HABITAT:
Zone litorali di ambienti lacustri e acque fluviali a corrente modesta; predilige le zone ricche di vegetazione acquatica.
ALIMENTAZIONE:
predatore di altri pesci, ma anche di rane e piccoli mammiferi (I Democristiani dicevano che erano pesci comunisti che mangiavano i bambini…ah ah ah)
RIPRODUZIONE
ha luogo tra febbraio e maggio, nelle regioni settentrionali può protrarsi sino a giugno; predilige le acque molto basse ed i prati inondati dalle piene primaverili; le uova vengono deposte in più porzioni nell'arco di più giorni o settimane. Esse 2,5-3 mm; le larve nascono dopo 10-15 giorni e misurano 9-10 mm, rimangono fissate agli steli d'erba per mezzo di organi adesivi posti sul capo fino al riassorbimento del sacco vitellino che avviene in pochi giorni.
A 25 mm di lunghezza ha già una morfologia del tutto simile a quella degli adulti ed a 4-5 cm inizia a predare i giovani di altre specie e anche i suoi fratelli e sorelle.
Il problema principale dell’allevamento dei lucci è proprio quello.
VIDEO LUCCIO
VIDEO PESCA AL LUCCIO CON PESCE MORTO
VIDEO PESCA AL LUCCIO CON PESCE MORTO 2
VIDEO PESCA AL LUCCIO CON PESCE MORTO 3
LUCCIO IN ACQUARIO -- VIDEO
mercoledì 25 luglio 2012
Il Sarago
Il sarago è una delle prede più ricercate dal pescasportivo, vuoi per la bontà delle sue carni, vuoi perchè è una preda affascinante e, quando di taglia, assai poco semplice da ingannare con le nostre lenze.
Ma non dovremo parlare di "sarago", bensì di "saraghi", perchè i nostri mari sono abitati da diverse specie, che val la pena saper riconoscere.
Tutti, chiaramente, appartengono al genere Diplodus e alla famiglia degli Sparidi, ma, come si diceva poco sopra, le specie sono variegate.
Sarago fasciato (Diplodus vulgaris)
Il Sarago fasciato è diffuso in tutto il Mediterraneo e in parte dell'Atlantico (nella zona orientale). Vive su fondali bassi ed è facile incontrarlo anche in pochi metri d'acqua. E' una specie gregaria e sovente si incontrano banchi di numerosi esemplari. Raggiunge i 40/45 cm di lunghezza.
Sarago maggiore o Sarago reale (Diplodus sargus sargus)
Anche questa specie è diffusa in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico orientale. Predilige ambienti rocciosi a basse profondità. Vive in branco in età giovanile, diventando poi solitario da adulto.
Raggiunge i 45 cm di lunghezza per 2 kg di peso.
Sarago pizzuto (Diplodus puntazzo)
Molto simile al sarago maggiore, si distingue principalmente per la forma del muso.
Ha un'areale si diffusione più vasto rispetto alle specie elencate fino ad ora che comprende anche il Mar Nero e le coste atlantiche del Sudafrica.
Vive sia su fondali rocciosi che su praterie di posidonia e raggiunge i 40/45 cm per 2 kg di peso.
Sarago sparaglione o Sparlotto (Diplodus annularis)
Diffuso in tutto il Mediterraneo e il mar Nero è il più piccolo della famiglia, raggiungendo i 20 cm di lunghezza.
E' facilmente riconoscibile per le caratteristiche sfumature giallastre della livrea.
Da piccolo vive gragario coi suoi consimili, mentre da adulto ha tendenze più solitarie, soprattutto diviene diffidente verso gli esemplari della sua stessa specie, mentre è facile incontrarlo confuso tra donzelle e sciarrani.
Le esche e le tecniche
Può essere insidiato sia a fondo, che a bolognese o all'inglese, a seconda ovviamente del tipo di ambiente in cui facciamo la nostra pescata e delle condizioni meteo marine.
E' un pesce, soprattutto raggiunta una certa taglia, assai diffidente e furbo, quindi soprattutto pescando a bolognese o all'inglese, armature non eccessivamente pesanti sono d'obbligo, in modo da presentare l'esca nel modo più naturale possibile. Esche adatte sono: cozze, gamberetti (se vivi ancora meglio), anellidi (arenicole, muriddu, coreane) e bigattini, questi particolarmente nella pesca col galleggiante.
Pescando all'inglese o a bolognese è utile anche un'azione di pastura mirata e non eccessivamente insistita.
Potremo cominciare con due o tre palle di pastura (in commercio se ne trovano anche di apposite per gli sparidi), e poi continuare con qualche fiodata di bigattini di tanto in tanto.
Anche un palamito leggerissimo innescato con gamberetti e arenicole può regalare soddisfazioni incredibili, ma della costruzione di un palamito leggero da scogliera parleremo in un altro articolo.
Ma non dovremo parlare di "sarago", bensì di "saraghi", perchè i nostri mari sono abitati da diverse specie, che val la pena saper riconoscere.
Tutti, chiaramente, appartengono al genere Diplodus e alla famiglia degli Sparidi, ma, come si diceva poco sopra, le specie sono variegate.
Sarago fasciato (Diplodus vulgaris)
Il Sarago fasciato è diffuso in tutto il Mediterraneo e in parte dell'Atlantico (nella zona orientale). Vive su fondali bassi ed è facile incontrarlo anche in pochi metri d'acqua. E' una specie gregaria e sovente si incontrano banchi di numerosi esemplari. Raggiunge i 40/45 cm di lunghezza.
Sarago maggiore o Sarago reale (Diplodus sargus sargus)
Anche questa specie è diffusa in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico orientale. Predilige ambienti rocciosi a basse profondità. Vive in branco in età giovanile, diventando poi solitario da adulto.
Raggiunge i 45 cm di lunghezza per 2 kg di peso.
Sarago pizzuto (Diplodus puntazzo)
Molto simile al sarago maggiore, si distingue principalmente per la forma del muso.
Ha un'areale si diffusione più vasto rispetto alle specie elencate fino ad ora che comprende anche il Mar Nero e le coste atlantiche del Sudafrica.
Vive sia su fondali rocciosi che su praterie di posidonia e raggiunge i 40/45 cm per 2 kg di peso.
Sarago sparaglione o Sparlotto (Diplodus annularis)
Diffuso in tutto il Mediterraneo e il mar Nero è il più piccolo della famiglia, raggiungendo i 20 cm di lunghezza.
E' facilmente riconoscibile per le caratteristiche sfumature giallastre della livrea.
Da piccolo vive gragario coi suoi consimili, mentre da adulto ha tendenze più solitarie, soprattutto diviene diffidente verso gli esemplari della sua stessa specie, mentre è facile incontrarlo confuso tra donzelle e sciarrani.
Le esche e le tecniche
Può essere insidiato sia a fondo, che a bolognese o all'inglese, a seconda ovviamente del tipo di ambiente in cui facciamo la nostra pescata e delle condizioni meteo marine.
E' un pesce, soprattutto raggiunta una certa taglia, assai diffidente e furbo, quindi soprattutto pescando a bolognese o all'inglese, armature non eccessivamente pesanti sono d'obbligo, in modo da presentare l'esca nel modo più naturale possibile. Esche adatte sono: cozze, gamberetti (se vivi ancora meglio), anellidi (arenicole, muriddu, coreane) e bigattini, questi particolarmente nella pesca col galleggiante.
Pescando all'inglese o a bolognese è utile anche un'azione di pastura mirata e non eccessivamente insistita.
Potremo cominciare con due o tre palle di pastura (in commercio se ne trovano anche di apposite per gli sparidi), e poi continuare con qualche fiodata di bigattini di tanto in tanto.
Anche un palamito leggerissimo innescato con gamberetti e arenicole può regalare soddisfazioni incredibili, ma della costruzione di un palamito leggero da scogliera parleremo in un altro articolo.
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martedì 24 luglio 2012
Baikal
Il Baikal è un lago della Siberia che l’ UNESCO dal 1996 ha dichiarato patrimonio dell’ umanità.
La sua superficie devasta la mente del pescatore essendo quasi 32.000 km quadri, lungo all’ incirca 640 km e con una larghezza massima di 79 km.
La profondità del lago è impressionante con una massima di 1640 metri e una media di 744 metri risultando il lago più profondo al mondo ed anche con il volume maggiore che è di circa 23.500 Km cubi che è il 20% circa delle acque decongelate al mondo.
Riceve le acque di oltre 300 affluenti fra cui il maggiore è il Selenge e un solo emissario cioè l’Angara.
Il Baikal ha un ambiente atipico visto che le sue acque sono più ricche di ossigeno della media degli altri ed anche in profondità vi sono forme di vita fra cui molti endemismi.
Lo scenario naturale non è uniforme; sulla sponda occidentale in alcuni trattiè roccioso pareti alte a strapiombo che si alternano a ampie praterie. In altri luoghi si aprono quasi dei fiordi. Buona parte però sono boschi di abeti e larici.
Nel lago Baikal, ci sono 54 specie e sottospecie di pesci appartenenti a 15 famiglie e 5 ordini. 27 specie sono endemiche. Tutti i pesci del lago Baikal appartengono a tre gruppi (complessi): siberiane, siberiano Baikal e-Baikal.
Tanti sono i lucci, molte le trote, i temoli, persici reali, huco taimen. Vi sono gli storioni.
Alcune altre specie sono:
Goldilocks
Trota fario
Arctic charr
Baikal cisco
Baikal coregone
Segnale pyzhyan
Il temolo Baikal
Bream
Ide
Siberian dace
Lake minnow
Linea
Siberian pietra loach
Siberian Chipper
Amur catfish
Bottatrice
Pesce persico
Dlinnokrylaya sculpin
Sandy sculpin
Pietra sculpin
La maggior parte golomyanka
Piccolo golomyanka
Elohinskaya sculpin
Bianco sculpin
Maloglazaya sculpin
Deepwater sculpin
Il sculpin ruvido, sculpin Herzenstein
Half-naked sculpin
Sono 3 i principali punti di accesso:
Irkutsk è sul fiume Angara che esce dalla punta meridionale del Lago Baikal.
Ha un aereoporto internazionale ed è una tappa importante sulla Trans-Siberian Railway.
Severobaikalsk è situata sulla punta settentrionale del lago ed è una città relativamente nuova.
Ulan-Ude è a circa 100 km ad est del lago Baikal, ma ci si può fermare sulla riva meridionale del lago sulla strada per Irkutsk lungo la Trans-Siberian Railway o Trans-Siberian Highway, o sulla sponda orientale del strada a nord di Novy Uoyan lungo una strada principale.
Qualche anno fa vi era una nave adattata per i pescatori e cacciatori con agente di viaggio italiano. Ma a quanto pare vi sono stati intoppi di qualche genere e la cosa non avviene più. Siamo riusciti a trovare online qualcosa ai seguenti siti:
Link utili trovati usando il traduttoreUn buon sito per la pesca sembra questo
PESCA BAIKAL
Poi altre informazioni:
BAIKAL
E ci sono anche dei video:
VIDEO BAIKAL
VIDEO BAIKAL
La sua superficie devasta la mente del pescatore essendo quasi 32.000 km quadri, lungo all’ incirca 640 km e con una larghezza massima di 79 km.
La profondità del lago è impressionante con una massima di 1640 metri e una media di 744 metri risultando il lago più profondo al mondo ed anche con il volume maggiore che è di circa 23.500 Km cubi che è il 20% circa delle acque decongelate al mondo.
Riceve le acque di oltre 300 affluenti fra cui il maggiore è il Selenge e un solo emissario cioè l’Angara.
Il Baikal ha un ambiente atipico visto che le sue acque sono più ricche di ossigeno della media degli altri ed anche in profondità vi sono forme di vita fra cui molti endemismi.
Lo scenario naturale non è uniforme; sulla sponda occidentale in alcuni trattiè roccioso pareti alte a strapiombo che si alternano a ampie praterie. In altri luoghi si aprono quasi dei fiordi. Buona parte però sono boschi di abeti e larici.
Nel lago Baikal, ci sono 54 specie e sottospecie di pesci appartenenti a 15 famiglie e 5 ordini. 27 specie sono endemiche. Tutti i pesci del lago Baikal appartengono a tre gruppi (complessi): siberiane, siberiano Baikal e-Baikal.
Tanti sono i lucci, molte le trote, i temoli, persici reali, huco taimen. Vi sono gli storioni.
Alcune altre specie sono:
Goldilocks
Trota fario
Arctic charr
Baikal cisco
Baikal coregone
Segnale pyzhyan
Il temolo Baikal
Bream
Ide
Siberian dace
Lake minnow
Linea
Siberian pietra loach
Siberian Chipper
Amur catfish
Bottatrice
Pesce persico
Dlinnokrylaya sculpin
Sandy sculpin
Pietra sculpin
La maggior parte golomyanka
Piccolo golomyanka
Elohinskaya sculpin
Bianco sculpin
Maloglazaya sculpin
Deepwater sculpin
Il sculpin ruvido, sculpin Herzenstein
Half-naked sculpin
Sono 3 i principali punti di accesso:
Irkutsk è sul fiume Angara che esce dalla punta meridionale del Lago Baikal.
Ha un aereoporto internazionale ed è una tappa importante sulla Trans-Siberian Railway.
Severobaikalsk è situata sulla punta settentrionale del lago ed è una città relativamente nuova.
Ulan-Ude è a circa 100 km ad est del lago Baikal, ma ci si può fermare sulla riva meridionale del lago sulla strada per Irkutsk lungo la Trans-Siberian Railway o Trans-Siberian Highway, o sulla sponda orientale del strada a nord di Novy Uoyan lungo una strada principale.
Qualche anno fa vi era una nave adattata per i pescatori e cacciatori con agente di viaggio italiano. Ma a quanto pare vi sono stati intoppi di qualche genere e la cosa non avviene più. Siamo riusciti a trovare online qualcosa ai seguenti siti:
Link utili trovati usando il traduttoreUn buon sito per la pesca sembra questo
PESCA BAIKAL
Poi altre informazioni:
BAIKAL
E ci sono anche dei video:
VIDEO BAIKAL
VIDEO BAIKAL
Orata
Appartenente alla famiglia degli Sparidi e al genere "Sparus" (nome scientifico "Sparus Aurata"), deve il suo nome alla caratteristica macchia d'orata posta nella parte frontale del cranio.
Raggiunge i 60/70 cm di lunghezza e può superare i 5 kg di peso.
E' diffusa in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico Orientale, ha abitudini prettamente costiere, vivendo su fondali che vanno dai 0 ai circa 30-40 metri. Soprattutto in estate si avvicina particolarmente alle coste e, ove presenti, occupa stagni salmastri e lagune costiere, tornando in mare aperto solo in autunno per la stagione della riproduzione.
E' quindi una specie eurialina, cioè in grado di adattarsi a condizioni scarsamente saline, così come a condizioni di iper-salinità.
Ha una dieta prettamente carnivora, nutrendosi di crostacei, molluschi e vermi. Peculiarità dell'orata è la forza del morso; infatti coi i suoi potenti molari è in grado di frantumare le durissime conghiglie dei murici e di fare letteralmente a pezzi il guscio delle cozze, solo per fare un paio di esempi, tralasciando quello che riesce a fare a granchi, cannolicchi, ecc.
Molto apprezzata in cucina e preda ambita dai pescatori, può essere insidiata in diversi modi: a fondo con una infinità di esche, partendo dal arenicole, americani, bibi e coreani, arrivando a granchi, cozze, gamberetti e cannolicchi.
Soprattutto i granchi e le cozze, citando due delle esche più comuni, sono in grado di fare selezione sulla stazza, mentre pescando con arenicole, americani e coreani ci si può imbattere in pesci di tutte le taglie.
Dalla scogliera e in foce i classici bigattini possono regalare belle soddisfazioni.
Raggiunge i 60/70 cm di lunghezza e può superare i 5 kg di peso.
E' diffusa in tutto il Mediterraneo e nell'Atlantico Orientale, ha abitudini prettamente costiere, vivendo su fondali che vanno dai 0 ai circa 30-40 metri. Soprattutto in estate si avvicina particolarmente alle coste e, ove presenti, occupa stagni salmastri e lagune costiere, tornando in mare aperto solo in autunno per la stagione della riproduzione.
E' quindi una specie eurialina, cioè in grado di adattarsi a condizioni scarsamente saline, così come a condizioni di iper-salinità.
Ha una dieta prettamente carnivora, nutrendosi di crostacei, molluschi e vermi. Peculiarità dell'orata è la forza del morso; infatti coi i suoi potenti molari è in grado di frantumare le durissime conghiglie dei murici e di fare letteralmente a pezzi il guscio delle cozze, solo per fare un paio di esempi, tralasciando quello che riesce a fare a granchi, cannolicchi, ecc.
Molto apprezzata in cucina e preda ambita dai pescatori, può essere insidiata in diversi modi: a fondo con una infinità di esche, partendo dal arenicole, americani, bibi e coreani, arrivando a granchi, cozze, gamberetti e cannolicchi.
Soprattutto i granchi e le cozze, citando due delle esche più comuni, sono in grado di fare selezione sulla stazza, mentre pescando con arenicole, americani e coreani ci si può imbattere in pesci di tutte le taglie.
Dalla scogliera e in foce i classici bigattini possono regalare belle soddisfazioni.
sabato 21 luglio 2012
Pesca del grongo e delle murene dalla scogliera artificiale
Con piacere mi ritrovo ospite di Pesca&Pesca, tra bravissimi pescatori che mi hanno concesso l'onore di scrivere queste righe nel loro spazio per i loro lettori, spero che sia utile a tanti.
Quello che oggi voglio mostrarvi è una tecnica di pesca elaborata da me e da un mio amico ribattezzata “la cosa più rozza e spartana che abbia mai visto, non posso credere che abbia funzionato davvero!”.
Non so se esista già, se sia una variante di qualcosa o una sua involuzione, ma l'ho creata per caso dopo che un grongo mi aveva rubato un pesce strappandomelo dalla paratura e lasciandomi a bocca asciutta. Due battute di pesca dopo lo acchiappai, e da allora non ho più smesso di cercare gronghi... e murene!
Da bravo studente universitario sono cronicamente sprovvisto di quattrini, quindi ho uno sviluppatissimo “senso dell'arrangiarsi” e su questo si basa la mia pesca al grongo.
Materiale.
Lenza di spessore 100 o più oppure spago, come quello per le persiane.
Filo di ferro o cavetto d'acciaio.Tre ami di dimensioni cattive (anche da tonno, se non fosse che costano)
Una girella di grandi dimensioni.
Qualcosa che galleggi molto, come una bottiglia vuota.
Preparazione
State storcendo il naso per i materiali? Ora lo farete di più.
La prima cosa da fare è preparare gli ami. Consiglio di usarne tre così da disporne uno sul fondo e due su parti opposte, ma anche due non sono male.
Prima di tutto bisogna verificare che abbiano la testina ad occhiello in modo da poterci infilare il filo di ferro o il cavetto. Mettere un amo sul fondo, fissandolo con vari giri del ferro, e uno o due per la lunghezza facendo un occhiello con le pinze, uno per amo.
Se fatto nel filo di ferro, quest'occhiello non è molto resistente e dopo la ferrata l'amo tende a scorrere verso il basso, ma prima di farlo avrà già ferrato e non è un grosso problema.
A questo punto prendete la girella e assicuratevi che vi sembri troppo grande, perché allora andrà certamente bene, poi toglietele il moschettone perché è inutile e dannoso, infilateci il filo di ferro e fissatelo per bene con qualche giro.
La girella è una parte imprescindibile: il grongo afferra la preda, strattona se sente resistenza, poi inizia a girare su se stesso come i coccodrilli che strappano le gambe alle gazzelle.
Ho avuto la fortuna di vederlo all'opera in acque basse e vi assicuro che pare non debba fermarsi mai. Senza una girella, l'effetto è un bordello non da poco, annoda tutto e danneggia la lenza fino a rendere pericoloso il riutilizzo o a romperla.
Per questo non solo consiglio di mettere la girella, ma anche di darle due spruzzate di olio prima di caricare tutto in macchina. Fatto questo collegate la girella alla lenza/spago e legate allo spago l'oggetto galleggiante da voi scelto. Io in genere uso una bottiglia di plastica e lego al tappo, ma nel tempo ho usato un po' di tutto, quasi sempre materiale recuperato sul posto e regalato dalle mareggiate.
A questo punto dovete fissare l'altro capo ad un chiodo o ad un'asse di legno incastrata tra due rocce, tanto per essere sicuri.
La scelta dello spot.
Le scogliere artificiali hanno sempre dei “buchi”, degli spazzi vuoti nella distesa di massi che si immerge nell'acqua, e sono sempre facilmente individuabili dall'alto o da vicino all'acqua.
Trovate uno spazio vuoto tra i massi, valutate a occhio la profondità, regolate la distanza esca-galleggiante e gettatela in modo che sia ad un dito dal fondo.
Esca
Prendete un pesce, quello che volete (anche sardine), e sfilettatelo, avvolgetene una metà attorno agli ami facendoli sporgere per bene, tenete le carni all'esterno e la pelle all'interno, poi chiudetelo con molti giri di lenza finissima.
Usatene molta perché la lenza non intimidirà i serpentoni e se dopo il primo attacco non avranno ferrato, riattaccheranno finché l'esca resterà attaccata alla lenza. Io lascio sempre la coda del pesce, penso che dia un tocco di “mangiami” in più.
A questo punto, un minuto prima di calare, faccio a tocchetti il pesce avanzato e li getto attorno e dentro la buca. Li ho sempre ritrovati nello stomaco della preda, anche ieri sera.
La pesca
Potete fare un'aggiunta: se il mare non è molto calmo aggiungete un piombo a perdere di piccole dimensioni, per tenere il filaccione un minimo stabile.
A questo punto gettate il filaccione e pescate normalmente, tanto se succederà qualcosa vedrete la bottiglia reagire.
In genere, se la vedete rimanere ferma col fondo in su e scuotere appena, probabilmente si tratta di un grongo che ha ferrato e sul fondo sta girando su se stesso nel tentativo di liberarsi, se invece la vedete andare in verticale e affondare con cattiveria si tratta di una grossa murena che ha afferrato l'esca, ci si è avvolta attorno e sta girando su se stessa.
Sembra assurdo ma ci riesce e lo fa, e il risultato si vede nel casino che fa alla lenza nonostante la girella: probabilmente la recupererete auto-annodata nella lenza in nodi impossibili, e passerete qualche minuto a sbrogliare il tutto.
Se tira diversamente e va a destra o sinistra, probabilmente sono una murena o un grongo di piccole dimensioni, ma occhio: abboccano anche cerniotti. Mi raccomando NON teneteli se sono sotto qualche chilo di peso, perché la cernia è un pesce ermafrodita e cambia sesso dopo i dodici anni, quindi gli esemplari piccoli non si sono ancora riprodotti.
Le murene mangiano fino ad un po' dopo il tramonto, dopo sono soprattutto i gronghi a ferrare, ma se siete sotto lampioni anche le murene saranno probabili.
Una volta che vedete la bottiglia reagire, consiglio di fare una piccola ferrata, in modo che se si tratta di una murena qualche amo la ferri fuori dalla bocca, che è micidiale e dotata di denti molto acuminati ma in verità abbastanza stretta e per questo tendente a non ferrare bene.
Per il grongo, invece... beh, mi ha spaccato gli ami un paio di volte, anche con lui consiglio attenzione: tenete le dita e le vostre carni in generale lontane dalle bocche di entrambi.
Perché la bottiglia?
Non sarebbe più comodo un normale galleggiante?
Lo scopo della bottiglia non è solo di avvisare se sta succedendo qualcosa, ma anche di fiaccare il pesce per noi ed evitare di perderlo.
Una volta ferrati, questi pesci tendono ad infilarsi nei meandri della scogliera (e una scogliera artificiale è un vero labirinto!) e addirittura ad aggrapparsi alle rocce, sono molto forti – soprattutto il grongo – e possono portare la lenza chissà dove.
A quel punto potreste avere difficoltà a recuperarli e la lenza potrebbe incagliarsi cento volte nel tentativo.
La bottiglia fa molta forza e gli impedisce di andare lontano, perché esercita una resistenza costante che aumenta con la profondità e lo stanca, non lo fa allontanare e soprattutto gli impedisce di cacciarsi in chissà quale buco, dove allora diventa un formidabile lottatore.
Mi è capitato che qualcosa ferrasse, si intanasse e mentre cercavo di recuperarlo tirasse tanto forte da distendermi il braccio piegato! Fu allora che pensai alla bottiglia... e quel qualcosa è ancora lì che mi aspetta...
Dopo la ferrata
Una volta tirato su il pesce, dato che le scogliere artificiali offrono poco spazio e stiamo tirando su delle bestie ben poc gestibili, consiglio di dargli una forte e secca bastonata sulla testa.
Dopo, poiché l'unico punto dove afferrrarli è la bocca e non è il caso di fidarsi, afferrateli con delle pinze, anche da meccanico...
Spero che questa rozza ed estremamente economica tecnica vi porti tante soddisfazioni e fantastiche fritture. Un saluto a tutti!
Autore: Simone, da www.campingeoutdoor.it, il più famoso sito italiano di recensioni di tende da campeggio, scarpe da trekking e materiale per l'outdoor e gli sport di outdoor.
Quello che oggi voglio mostrarvi è una tecnica di pesca elaborata da me e da un mio amico ribattezzata “la cosa più rozza e spartana che abbia mai visto, non posso credere che abbia funzionato davvero!”.
Non so se esista già, se sia una variante di qualcosa o una sua involuzione, ma l'ho creata per caso dopo che un grongo mi aveva rubato un pesce strappandomelo dalla paratura e lasciandomi a bocca asciutta. Due battute di pesca dopo lo acchiappai, e da allora non ho più smesso di cercare gronghi... e murene!
Da bravo studente universitario sono cronicamente sprovvisto di quattrini, quindi ho uno sviluppatissimo “senso dell'arrangiarsi” e su questo si basa la mia pesca al grongo.
Materiale.
Lenza di spessore 100 o più oppure spago, come quello per le persiane.
Filo di ferro o cavetto d'acciaio.
Una girella di grandi dimensioni.
Qualcosa che galleggi molto, come una bottiglia vuota.
Preparazione
State storcendo il naso per i materiali? Ora lo farete di più.
La prima cosa da fare è preparare gli ami. Consiglio di usarne tre così da disporne uno sul fondo e due su parti opposte, ma anche due non sono male.
Prima di tutto bisogna verificare che abbiano la testina ad occhiello in modo da poterci infilare il filo di ferro o il cavetto. Mettere un amo sul fondo, fissandolo con vari giri del ferro, e uno o due per la lunghezza facendo un occhiello con le pinze, uno per amo.
Se fatto nel filo di ferro, quest'occhiello non è molto resistente e dopo la ferrata l'amo tende a scorrere verso il basso, ma prima di farlo avrà già ferrato e non è un grosso problema.
A questo punto prendete la girella e assicuratevi che vi sembri troppo grande, perché allora andrà certamente bene, poi toglietele il moschettone perché è inutile e dannoso, infilateci il filo di ferro e fissatelo per bene con qualche giro.
La girella è una parte imprescindibile: il grongo afferra la preda, strattona se sente resistenza, poi inizia a girare su se stesso come i coccodrilli che strappano le gambe alle gazzelle.
Ho avuto la fortuna di vederlo all'opera in acque basse e vi assicuro che pare non debba fermarsi mai. Senza una girella, l'effetto è un bordello non da poco, annoda tutto e danneggia la lenza fino a rendere pericoloso il riutilizzo o a romperla.
Per questo non solo consiglio di mettere la girella, ma anche di darle due spruzzate di olio prima di caricare tutto in macchina. Fatto questo collegate la girella alla lenza/spago e legate allo spago l'oggetto galleggiante da voi scelto. Io in genere uso una bottiglia di plastica e lego al tappo, ma nel tempo ho usato un po' di tutto, quasi sempre materiale recuperato sul posto e regalato dalle mareggiate.
A questo punto dovete fissare l'altro capo ad un chiodo o ad un'asse di legno incastrata tra due rocce, tanto per essere sicuri.
La scelta dello spot.
Le scogliere artificiali hanno sempre dei “buchi”, degli spazzi vuoti nella distesa di massi che si immerge nell'acqua, e sono sempre facilmente individuabili dall'alto o da vicino all'acqua.
Trovate uno spazio vuoto tra i massi, valutate a occhio la profondità, regolate la distanza esca-galleggiante e gettatela in modo che sia ad un dito dal fondo.
Esca
Prendete un pesce, quello che volete (anche sardine), e sfilettatelo, avvolgetene una metà attorno agli ami facendoli sporgere per bene, tenete le carni all'esterno e la pelle all'interno, poi chiudetelo con molti giri di lenza finissima.
Usatene molta perché la lenza non intimidirà i serpentoni e se dopo il primo attacco non avranno ferrato, riattaccheranno finché l'esca resterà attaccata alla lenza. Io lascio sempre la coda del pesce, penso che dia un tocco di “mangiami” in più.
A questo punto, un minuto prima di calare, faccio a tocchetti il pesce avanzato e li getto attorno e dentro la buca. Li ho sempre ritrovati nello stomaco della preda, anche ieri sera.
La pesca
Potete fare un'aggiunta: se il mare non è molto calmo aggiungete un piombo a perdere di piccole dimensioni, per tenere il filaccione un minimo stabile.
A questo punto gettate il filaccione e pescate normalmente, tanto se succederà qualcosa vedrete la bottiglia reagire.
In genere, se la vedete rimanere ferma col fondo in su e scuotere appena, probabilmente si tratta di un grongo che ha ferrato e sul fondo sta girando su se stesso nel tentativo di liberarsi, se invece la vedete andare in verticale e affondare con cattiveria si tratta di una grossa murena che ha afferrato l'esca, ci si è avvolta attorno e sta girando su se stessa.
Sembra assurdo ma ci riesce e lo fa, e il risultato si vede nel casino che fa alla lenza nonostante la girella: probabilmente la recupererete auto-annodata nella lenza in nodi impossibili, e passerete qualche minuto a sbrogliare il tutto.
Se tira diversamente e va a destra o sinistra, probabilmente sono una murena o un grongo di piccole dimensioni, ma occhio: abboccano anche cerniotti. Mi raccomando NON teneteli se sono sotto qualche chilo di peso, perché la cernia è un pesce ermafrodita e cambia sesso dopo i dodici anni, quindi gli esemplari piccoli non si sono ancora riprodotti.
Le murene mangiano fino ad un po' dopo il tramonto, dopo sono soprattutto i gronghi a ferrare, ma se siete sotto lampioni anche le murene saranno probabili.
Una volta che vedete la bottiglia reagire, consiglio di fare una piccola ferrata, in modo che se si tratta di una murena qualche amo la ferri fuori dalla bocca, che è micidiale e dotata di denti molto acuminati ma in verità abbastanza stretta e per questo tendente a non ferrare bene.
Per il grongo, invece... beh, mi ha spaccato gli ami un paio di volte, anche con lui consiglio attenzione: tenete le dita e le vostre carni in generale lontane dalle bocche di entrambi.
Perché la bottiglia?
Non sarebbe più comodo un normale galleggiante?
Lo scopo della bottiglia non è solo di avvisare se sta succedendo qualcosa, ma anche di fiaccare il pesce per noi ed evitare di perderlo.
Una volta ferrati, questi pesci tendono ad infilarsi nei meandri della scogliera (e una scogliera artificiale è un vero labirinto!) e addirittura ad aggrapparsi alle rocce, sono molto forti – soprattutto il grongo – e possono portare la lenza chissà dove.
A quel punto potreste avere difficoltà a recuperarli e la lenza potrebbe incagliarsi cento volte nel tentativo.
La bottiglia fa molta forza e gli impedisce di andare lontano, perché esercita una resistenza costante che aumenta con la profondità e lo stanca, non lo fa allontanare e soprattutto gli impedisce di cacciarsi in chissà quale buco, dove allora diventa un formidabile lottatore.
Mi è capitato che qualcosa ferrasse, si intanasse e mentre cercavo di recuperarlo tirasse tanto forte da distendermi il braccio piegato! Fu allora che pensai alla bottiglia... e quel qualcosa è ancora lì che mi aspetta...
Dopo la ferrata
Una volta tirato su il pesce, dato che le scogliere artificiali offrono poco spazio e stiamo tirando su delle bestie ben poc gestibili, consiglio di dargli una forte e secca bastonata sulla testa.
Dopo, poiché l'unico punto dove afferrrarli è la bocca e non è il caso di fidarsi, afferrateli con delle pinze, anche da meccanico...
Spero che questa rozza ed estremamente economica tecnica vi porti tante soddisfazioni e fantastiche fritture. Un saluto a tutti!
Autore: Simone, da www.campingeoutdoor.it, il più famoso sito italiano di recensioni di tende da campeggio, scarpe da trekking e materiale per l'outdoor e gli sport di outdoor.
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