Da oggi è attivo il nostro canale YouTube...Abbiamo già caricato diversi filmati, ma ne arriveranno altri molto presto.
Per accedere è sufficiente cliccare QUI, oppure sul pulsante YouTube nella colonna sinistra del sito.
Buona visione e buon divertimento
Acquista i tuoi articoli da per la pesca su Amazon.
domenica 29 aprile 2012
giovedì 26 aprile 2012
Lago di Cavazzo (o dei Tre Comuni)
Il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, ha un perimetro di circa 6500 metri essendo lungo 2,250 km, largo da 400 a 800. La superficie è di 1,74 km e la profondità massima sui 40 metri. Di origine glaciale, sorge a 195 m s.l.m., più in basso del fiume Tagliamento che è a 3 km.
ACCESSIBILITA': una rotabile asfaltata compie il periplo del lago offrendo suggestivi scorci sul lago e sui monti che lo circondano. Prendere l’ autostrada per il Tarvisio, uscire a Gemona/Osoppo, attraversare Gemona, passare il fiume Tagliamento vicino Trasaghis deviare per il lago.
Da notare che fino al 1957 il lago era molto più pescoso; Poi la costruzione di una centrale idroelettrica con immissione nel lago di acqua fredda ha scombussolato l’ habitat. Avvengono immissioni di trote.
SPECIE ITTICHE PRESENTI :Alborella, Anguilla, Coregone,Salmerino, Sanguinerola, Scazzone, trota fario e iridea, persico reale , carpa , spinarello, cavedano, scardola , tinca il coregone di recente immissione da parte dell' Ente Tutela Pesca .
TECNICHE CONSIGLIATE : galleggiante , fondo , spinning , mosca , carp fishing , traina. E' possibile la pesca con la barca che si può affittare nel periodo estivo senza motore.
PESCA: Tutte le tecniche lacuali sono possibili. Consigliamo lo spinning con ondulanti allungati per trote e minnows da 5-7 cm per specie miste con un leggero trecciato. Oppure avendo certezza di immissioni recenti di trote fare la tecnica trota lago con bombarde trasparenti e camole. In estate verso notte mettere le canne a fondo con grossi vermi per anguille o quello che vuole abboccare. Per il coregone consigliamo di vedere cosa dice l’ amico Gianpaolo nel suo sito
http://www.webalice.it/p.gianpaolo/pesca%20del%20coregone.htm
Possibilità di campeggio , nei camping in riva al lago o nelle vicinanze .
http://www.valdellago.it/
mercoledì 25 aprile 2012
Negozio di pesca Capitan Custer
A Gaglianico a 1 Km da Biella
Via Montegrappa N 15
Tel/fax 015-541964
Cell. 338-9638015
Vendita e assistenza materiali di pesca
Esche vive
Artificiali spinning e mosca
Vestiario per pesca e caccia
Buoni o permessi Pesca per Valle D’ Aosta, Lago di Viverone, Lago Mallone a Gattinara, Fishing Tour FIPSAS Novara/Cagep, tesserino segna catture FIPSAS TO, bollettini postali per DEEP provincia di TO
lunedì 23 aprile 2012
Intervista a Claudio Carrara di Orvis Italia
Siamo questa volta con Claudio Carrara, esperto e noto pescatore a mosca e titolare della Orvis Italia per la vendita di attrezzatura di pesca a mosca, guida di pesca ed istruttore.
Curriculum professionale di Claudio Carrara:
Intorno alla metà degli anni ’80 Claudio inizia il suo percorso da istruttore tenendo corsi di lancio in varie sedi, nell’89 entra come istruttore nella SIM per uscirne pochi anni più tardi per accrescere il bagaglio tecnico/didattico e ampliare le sue conoscenze. Nel 1994 viene nominato Italian Board of Governor della FFF americana e fonda la Claudio Carrara Fly Fishing School. Il 1996 è l’anno in cui inizia la collaborazione con la rivista “La pesca mosca e spinning” collaborazione ancora attiva, dove scrive articoli di tecnica di pesca a mosca. Gli anni ’90 hanno visto la partecipazione di Claudio, insieme a suo fratello Riccardo e all’amico Walter Bianchi, a numerose competizioni di lancio tecnico, la squadra ha praticamente dominato per tutto il decennio vincendo nel 1996 il campionato italiano. Dal 2006 Claudio ha assunto la direzione della Scuola Nazionale di Pesca a Mosca dell’Arci Pesca FISA con sede a Terni. Claudio, insieme a suo fratello, dal 1990 gestisce un’attività di importazione e vendita di articoli per la pesca a mosca – Orvis Italia.
Claudio da quanto tempo peschi e da quanto a mosca?
Ho iniziato a pescare da bambino, sia da solo sul fiume della mia città che raggiungevo in bicicletta, che con mio padre, come tutti cercando di prendere qualche pesce con le esche naturali e il galleggiante. Presto mi sono appassionato alla pesca alla trota, che ho praticato nei modi più svariati, dal verme allo spinning ( per poco tempo), per passare in breve alla mosca che pratico da circa 30 anni.
I luoghi tuoi prediletti italiani ed esteri quali sono?
Come tutti i pescatori anche io ho acque che potrei definire speciali, fiumi e torrenti che significano qualcosa di più di un semplice luogo dove andare a pescare. Come pescatore sono nato e cresciuto in Umbria e il fiume Nera rappresenta per me un destinazione particolare, quasi una mia seconda dimora o forse la prima? Credo che sia il fiume che metterei al primo posto tra quelli nazionali. Passo anche molto tempo nei fiumi d’oltre confine, sia per pescare che per i corsi di pesca a mosca, restando nelle destinazioni vicine all’Italia, per la Slovenia il Soca dall’inimitabile colore azzurro delle sue acque e per l’argento dei suoi bellissimi temoli, mentre in Croazia il Gacka è senza dubbio quello che preferisco e il fiume che certamente mi affascina più in assoluto, la sua vallata dove il tempo sembra essersi fermato, il silenzio che ti circonda e la difficoltà della pesca lo mettono al primo posto nella mia classifica. Per la pesca della trota in lago metto in “pole” la Parcolaghi di Acquapartita, un comprensorio dove ho trascorso, e spero di trascorrere ancora, bellissime giornate in compagnia di amici in un contesto veramente unico. Sono molto legato anche ad altri fiumi in paesi più lontani, magari ne parleremo in un’altra occasione.
Come si fa a diventare istruttore di pesca a mosca? Uno se lo inventa o vi è un albo, un esame ecc ecc?
Mai una frase è stata più azzeccata della domanda che mi hai posto! In effetti uno si alza al mattino e si inventa di essere un istruttore di pesca a mosca senza che nessuno glielo possa impedire. Nel nostro settore non esiste un organismo che regola l’istruzione, i corsi, la formazione degli istruttori ecc. come invece accade nelle attività sportive codificate, regolate da un comitato (CONI) che delega alle varie federazioni questa responsabilità. In Italia esistono molte scuole di lancio e pesca a mosca, tra cui anche quella da me diretta, e ciascuna organizza la propria attività in modo autonomo. Per quanto mi riguarda, per accedere alla qualifica di istruttore è necessario superare un esame di Master I° livello, attraverso un esame che attesti la capacità tecnica di lancio e la conoscenza delle basi della didattica dell’apprendimento. Personalmente, essendo un ex insegnante di Educazione Fisica, attribuisco molta importanza alla capacità di un istruttore di saper proporre la tecnica in modo corretto e questa è una delle caratteristiche che distingue la nostra scuola dalle altre, comunque valide, presenti nel nostro paese.
Marchio Orvis? Perché questo e non un altro?
Orvis è una casa americana con sede nel Vermont, è una casa produttrice di articoli per la mosca che rappresenta la storia di questa tecnica essendo stata fondata nel 1856. Oltre alla indiscutibile qualità dei prodotti commercializzati, sempre all’avanguardia in tutti i settori, Orvis propone una gamma completa che spazia dalle canne, mulinelli, code di tipo, waders, accessori, abbigliamento, insomma tutto il necessario per la pesca a mosca e anche di più. Inoltre rappresenta una garanzia sia per il cliente che per il venditore avendo nel proprio DNA la ricerca della soddisfazione del cliente che ottiene anche grazie alla garanzia incondizionata di cui godono molti dei suoi prodotti.
La tua preda più grossa?
Nella pesca a mosca la ricerca del grosso pesce non rappresenta l’obiettivo prioritario come avviene nel Big Game o nel Carp Fishing. La grossa trota, il salmone record, il Giant Tarpon vivono certamente nei sogni di ogni pescatore a mosca, ma questa tecnica è fatta anche da altro, un lancio ben riuscito, una trota che sale in una zona particolare del fiume e una preda difficile di cui si è avuto ragione anche se non particolarmente grossa. Anche se ho pescato diverse specie di pesci, mi ritengo un pescatore di trote e la mia trota più grossa è … quella che non ho ancora preso.
La tua preda più inaspettata?
Molti anni fa mi trovavo a pescare in una risorgiva nel pressi della mia città, un corso d’acqua popolato esclusivamente da trote Fario, ricordo che stavo pescando a mosca sommersa con una vecchia canna in bamboo molto leggera, non era una giornata particolarmente buona e faticavo a lanciare la mia mosca contro le forti folate di vento che catturavano la coda portandola lontano. Improvvisamente il finale si tende e istintivamente lascio partire una decisa ferrata, sento il peso sulla lenza e inizio a sollevare la canna quando, con mio grande stupore, vedo la mia preda sollevarsi dall’acqua agitando le ali … un’anatra, quella che i pescatori a mosca chiamano “mallard”, aveva preso la mia Partridge & Orange e stava cercando disperatamente di liberarsene.
Le mosche che usi le costruisci tu magari sul momento vedendo la schiusa?
La mia professione mi consente di disporre di molte mosche per cui sono ormai anni che non costruisco più i miei artificiali. Comunque l’osservazione delle schiuse e del comportamento del pesce è un momento fondamentale della pesca e mi permette di trovare la mosca giusta nelle diverse occasioni … o almeno diciamo che ci provo!
Che luogo consigli ad un pescatore a mosca che voglia abinare pesci, natura e portafoglio?
E’ una domanda abbastanza complessa, posso rispondere utilizzando due itinerari, uno italiano e uno estero. La Slovenia è un piccolo paese confinante con l’Italia, ricco di acque da salmonidi, c’è una cittadina chiamata Bled, in riva all’omonimo lago, dove è possibile trascorrere una piacevole vacanza per tutta la famiglia, con la possibilità di pescare nella Sava Bohinjka, un fiume meraviglioso, ricco di trote e temoli, immerso in un ambiente magnifico. In Italia consiglio ovviamente la Valnerina, il fiume Nera nelle sue due zone no-kill, dedicate alla pesca a mosca e spinning.
Un ambiente ancora selvaggio, a ridosso del parco dei Sibillini, dove è possibile praticare diverse attività come il parapendio, arrampicare, mountain bike ecc. e ovviamente pescare in un fiume unico, a volte anche difficile, ma sempre emozionante.
Hai un sito Web?
Si. http://claudiocarrara.com oppure la Orvis su www.orvisitaly.com
Ringraziamo Claudio e alla prossima cari lettori
Curriculum professionale di Claudio Carrara:
Intorno alla metà degli anni ’80 Claudio inizia il suo percorso da istruttore tenendo corsi di lancio in varie sedi, nell’89 entra come istruttore nella SIM per uscirne pochi anni più tardi per accrescere il bagaglio tecnico/didattico e ampliare le sue conoscenze. Nel 1994 viene nominato Italian Board of Governor della FFF americana e fonda la Claudio Carrara Fly Fishing School. Il 1996 è l’anno in cui inizia la collaborazione con la rivista “La pesca mosca e spinning” collaborazione ancora attiva, dove scrive articoli di tecnica di pesca a mosca. Gli anni ’90 hanno visto la partecipazione di Claudio, insieme a suo fratello Riccardo e all’amico Walter Bianchi, a numerose competizioni di lancio tecnico, la squadra ha praticamente dominato per tutto il decennio vincendo nel 1996 il campionato italiano. Dal 2006 Claudio ha assunto la direzione della Scuola Nazionale di Pesca a Mosca dell’Arci Pesca FISA con sede a Terni. Claudio, insieme a suo fratello, dal 1990 gestisce un’attività di importazione e vendita di articoli per la pesca a mosca – Orvis Italia.
Claudio da quanto tempo peschi e da quanto a mosca?
Ho iniziato a pescare da bambino, sia da solo sul fiume della mia città che raggiungevo in bicicletta, che con mio padre, come tutti cercando di prendere qualche pesce con le esche naturali e il galleggiante. Presto mi sono appassionato alla pesca alla trota, che ho praticato nei modi più svariati, dal verme allo spinning ( per poco tempo), per passare in breve alla mosca che pratico da circa 30 anni.
I luoghi tuoi prediletti italiani ed esteri quali sono?
Come tutti i pescatori anche io ho acque che potrei definire speciali, fiumi e torrenti che significano qualcosa di più di un semplice luogo dove andare a pescare. Come pescatore sono nato e cresciuto in Umbria e il fiume Nera rappresenta per me un destinazione particolare, quasi una mia seconda dimora o forse la prima? Credo che sia il fiume che metterei al primo posto tra quelli nazionali. Passo anche molto tempo nei fiumi d’oltre confine, sia per pescare che per i corsi di pesca a mosca, restando nelle destinazioni vicine all’Italia, per la Slovenia il Soca dall’inimitabile colore azzurro delle sue acque e per l’argento dei suoi bellissimi temoli, mentre in Croazia il Gacka è senza dubbio quello che preferisco e il fiume che certamente mi affascina più in assoluto, la sua vallata dove il tempo sembra essersi fermato, il silenzio che ti circonda e la difficoltà della pesca lo mettono al primo posto nella mia classifica. Per la pesca della trota in lago metto in “pole” la Parcolaghi di Acquapartita, un comprensorio dove ho trascorso, e spero di trascorrere ancora, bellissime giornate in compagnia di amici in un contesto veramente unico. Sono molto legato anche ad altri fiumi in paesi più lontani, magari ne parleremo in un’altra occasione.
Come si fa a diventare istruttore di pesca a mosca? Uno se lo inventa o vi è un albo, un esame ecc ecc?
Mai una frase è stata più azzeccata della domanda che mi hai posto! In effetti uno si alza al mattino e si inventa di essere un istruttore di pesca a mosca senza che nessuno glielo possa impedire. Nel nostro settore non esiste un organismo che regola l’istruzione, i corsi, la formazione degli istruttori ecc. come invece accade nelle attività sportive codificate, regolate da un comitato (CONI) che delega alle varie federazioni questa responsabilità. In Italia esistono molte scuole di lancio e pesca a mosca, tra cui anche quella da me diretta, e ciascuna organizza la propria attività in modo autonomo. Per quanto mi riguarda, per accedere alla qualifica di istruttore è necessario superare un esame di Master I° livello, attraverso un esame che attesti la capacità tecnica di lancio e la conoscenza delle basi della didattica dell’apprendimento. Personalmente, essendo un ex insegnante di Educazione Fisica, attribuisco molta importanza alla capacità di un istruttore di saper proporre la tecnica in modo corretto e questa è una delle caratteristiche che distingue la nostra scuola dalle altre, comunque valide, presenti nel nostro paese.
Marchio Orvis? Perché questo e non un altro?
Orvis è una casa americana con sede nel Vermont, è una casa produttrice di articoli per la mosca che rappresenta la storia di questa tecnica essendo stata fondata nel 1856. Oltre alla indiscutibile qualità dei prodotti commercializzati, sempre all’avanguardia in tutti i settori, Orvis propone una gamma completa che spazia dalle canne, mulinelli, code di tipo, waders, accessori, abbigliamento, insomma tutto il necessario per la pesca a mosca e anche di più. Inoltre rappresenta una garanzia sia per il cliente che per il venditore avendo nel proprio DNA la ricerca della soddisfazione del cliente che ottiene anche grazie alla garanzia incondizionata di cui godono molti dei suoi prodotti.
La tua preda più grossa?
Nella pesca a mosca la ricerca del grosso pesce non rappresenta l’obiettivo prioritario come avviene nel Big Game o nel Carp Fishing. La grossa trota, il salmone record, il Giant Tarpon vivono certamente nei sogni di ogni pescatore a mosca, ma questa tecnica è fatta anche da altro, un lancio ben riuscito, una trota che sale in una zona particolare del fiume e una preda difficile di cui si è avuto ragione anche se non particolarmente grossa. Anche se ho pescato diverse specie di pesci, mi ritengo un pescatore di trote e la mia trota più grossa è … quella che non ho ancora preso.
La tua preda più inaspettata?
Molti anni fa mi trovavo a pescare in una risorgiva nel pressi della mia città, un corso d’acqua popolato esclusivamente da trote Fario, ricordo che stavo pescando a mosca sommersa con una vecchia canna in bamboo molto leggera, non era una giornata particolarmente buona e faticavo a lanciare la mia mosca contro le forti folate di vento che catturavano la coda portandola lontano. Improvvisamente il finale si tende e istintivamente lascio partire una decisa ferrata, sento il peso sulla lenza e inizio a sollevare la canna quando, con mio grande stupore, vedo la mia preda sollevarsi dall’acqua agitando le ali … un’anatra, quella che i pescatori a mosca chiamano “mallard”, aveva preso la mia Partridge & Orange e stava cercando disperatamente di liberarsene.
Le mosche che usi le costruisci tu magari sul momento vedendo la schiusa?
La mia professione mi consente di disporre di molte mosche per cui sono ormai anni che non costruisco più i miei artificiali. Comunque l’osservazione delle schiuse e del comportamento del pesce è un momento fondamentale della pesca e mi permette di trovare la mosca giusta nelle diverse occasioni … o almeno diciamo che ci provo!
Che luogo consigli ad un pescatore a mosca che voglia abinare pesci, natura e portafoglio?
E’ una domanda abbastanza complessa, posso rispondere utilizzando due itinerari, uno italiano e uno estero. La Slovenia è un piccolo paese confinante con l’Italia, ricco di acque da salmonidi, c’è una cittadina chiamata Bled, in riva all’omonimo lago, dove è possibile trascorrere una piacevole vacanza per tutta la famiglia, con la possibilità di pescare nella Sava Bohinjka, un fiume meraviglioso, ricco di trote e temoli, immerso in un ambiente magnifico. In Italia consiglio ovviamente la Valnerina, il fiume Nera nelle sue due zone no-kill, dedicate alla pesca a mosca e spinning.
Un ambiente ancora selvaggio, a ridosso del parco dei Sibillini, dove è possibile praticare diverse attività come il parapendio, arrampicare, mountain bike ecc. e ovviamente pescare in un fiume unico, a volte anche difficile, ma sempre emozionante.
Hai un sito Web?
Si. http://claudiocarrara.com oppure la Orvis su www.orvisitaly.com
Ringraziamo Claudio e alla prossima cari lettori
Etichette:
claudio carrara,
orvis italia,
pesca a mosca
giovedì 19 aprile 2012
Intervista ad Agostino Zurma, Presidente CFI
Il CFI nasce in Toscana e precisamente in provincia di Grosseto a metà circa degli anni ‘90 e attualmente ha qualcosa come un centinaio di sedi e 3000 soci circa. Il club tecnico più numeroso in Italia.
Siamo con Agostino Zurma classe 1955 residente in provincia di Rovigo e attuale presidente del club, carica che riveste dal 2004.

Agostino quale è la filosofia del CFI (Carpfishing Italia)?
La nostra filosofia ricalca senza dubbio le orme della tutela ambientale e del rispetto dei pesci, una profonda etica che ci ha visto anche realizzare un nostro regolamento”il codice etico” che è parte integrante del nostro statuto. Accanto a questi importanti fattori di distinzione vi è la diffusione della nostra tecnica, rivolta ad una sua applicazione che si inserisca in modo non invasivo e in sintonia con le altre tecniche.
L’ultima nostra fatica è la campagna che stiamo attuando affinche il “Progetto tutela carpa” e aree no kill vengano inserite nelle provincie Italiane. La norma richiesta prevede che tutte le carpe di misura superiore ai 60-65 cm o agli 8 kg di peso debbano essere immediatamente reimmesse nel luogo di cattura, questo per fermare il fenomeno del prelevamento di grossi esemplari dalle acque pubbliche per cederli ai laghetti di pesca sportiva.
Diverse provincie hanno aderito e altre sono in procinto di farlo, purtroppo è un lavoro lungo in quanto devono essere modificati i regolamenti ittici quando vanno in scadenza. Una visione completa del grande lavoro svolto dalla nostra associazione si potrà avere consultando il nostro sito www.carpfishingitalia.it
Oltre alla diffusione della tecnica il CFI si adopera attivamente in altre attività in merito a qualsiasi altra cosa riguardante la pesca?
Certamente, i nostri campi d’azione non si limitano unicamente ad una specie, anche se questa rimane sempre in primo piano, ma ci interfacciamo anche con realtà che seguono altre tecniche. Oltre a questo è rilevante dire che CFI sviluppa altre importanti iniziative rivolte al controllo, con proprio nucleo di guardie volontarie, al sociale con moltissimi enduri (gare di pesca alla carpa) benefici in tutta la penisola, all’ambiente con la “giornata ecologica nazionale” momento in cui decine di sedi organizzano la pulizie delle sponde, ai giovani con corsi e giornate d’incontro, questo e tanto altro ancora.
In quante consulte provinciali e regionali fate parte?

Le consulte sono state e continueranno ad essere per noi un importante traguardo, attualmente siamo presenti in tutte le provincie delle Marche, in attesa delle provincie Lucane ed in alcune del nord Italia.
La normativa attuale che regola la partecipazione a tale organo, purtroppo, lascia poco spazio alle nuove associazioni che non hanno i numeri di grandi gruppi storici e sorretti politicamente per cui è un lavoro duro e difficile. Fortunatamente il modo di proporsi dell’associazione, portatrice di idee valide e innovative, rivolto al dialogo, al proporsi con educazione ma con risolutezza ha fatto si che le amministrazioni aprissero comunque a CFI e consentissero di portare a temine importanti iniziative.
Sappiamo che avete avuto contatti se non addirittura siglato accordi con altri club tecnici; Cosa ci puoi dire?
Vi è ben più di un semplice contatto, esiste un accordo tra associazioni ecosostenibili, che verrà sottoscritto a giorni con il quale CFI e varie associazioni quali SCI, Exos Italia, Bass Italia, Barbel Fishing Italia e altre si impegnano a presentare progettualità comuni a difesa di ambiente e pesci. Di fatto, queste proposte a firma congiunta hanno avuto attuazione, Ferrara e Treviso due delle provincie nelle quali carpe e lucci hanno seguito una strada comune di progettualità.

Andiamo alla problematica alloctoni che vuol dire in massima parte SILURO! Quale è la vostra posizione? Il 99% degli ittiologi (di cui abbiamo interviste nel sito) sono per il loro contenimento.
E’ noto che anche uno dei pesci più amati dai carpisti, l’amur, è anch’essa una specie alloctona e come tale priva di ogni tutela in quanto, causa la sua alimentazione rivolta alla vegetazione viene considerato l’artefice della modifica degli habitat acquatici.
Su questo CFI si sta impegnando da tempo, con proposte che vedano questi pesci salvaguardati e trasferiti in acque libere all’interno delle quali la loro presenza non presenti un problema al recupero della vegetazione acquatica necessaria per lo sviluppo di altre specie.
Il contenimento in questo caso non è necessario in quanto l’amur non presenta possibilità di riproduzione nelle nostre acque.
Relativamente al siluro la cui prolificità è ben nota la questione è diversa, sono favorevole al contenimento della specie ma non alla caccia e distruzione indiscriminata, oltretutto i metodi adottati e consentiti creano danni enormi anche nei confronti di altre specie. Anche per loro servirebbe un progetto simile a quello citato in modo da toglierli da corsi d’acqua che per dimensioni ridotte e per rarefazione della fauna ittica si rischia vi rimangano solo siluri. Inoltre ci si deve adoperare affinchè le acque prive di questo pesce rimangano tali.
Siamo nel 2012, l’ auto per andare a pescare fuori provincia o regione l’ hanno tutti. Però ci si trova in mezzo a maree di regolamenti e tesserini segnacatture provinciali e FIPSAS che sono un grosso fastidio, non per il costo, ma per il loro reperimento. Tu ,come esempio, vorresti venire da me a pescare alla diga di Masserano una domenica e non puoi perché non vi sono strutture che lo danno(il tesserino) nei festivi e devi tu firmare la matrice e quindi non posso prendertelo io. (Nel 2012 è possibile fare il segna catture Biella da altre persone; In altri luoghi no) Non sarebbe ora che in Italia si facesse una legge che valga per tutte le acque (Chiaramente eccetto i DeP) ? Insomma un qualcosa che sia veramente comune a tutti i pescatori italiani. Anche perché è illogico che sul Tanaro la carpa sia di mm 35 e sul Po in Lombardia magari 40.
La tua considerazione è attuale e sarebbe una gran cosa se potesse avere compimento, ovvero esistessero dei regolamenti che in certe branche della pesca fossero uniformati, diversamente diventa tutto illogico e svantaggioso. Vero è anche che le realtà delle acque sono diverse e per cui possono necessitare di specifiche salvaguardie e di mirati regolamenti, bisognerebbe però rendere vita facile a chi questo intende rispettarlo e non essere altrettanto buonisti con chi invece tende a fare il contrario.
Andiamo sull’ allegro. Quale è il tuo record e dove l’hai fatto? In quante nazioni hai pescato e come è all’ estero la situazione Carpfishing?
Adoro pescare con impegno, la pesca mi deve divertire, deve offrirmi catture, mi piace stare bene e avere tanti amici, se poi a tutto questo si aggiunge la cattura di qualche grosso esemplare bene ma non è importante. Ricordo ancora Roberto Ripamonti che in una sua intervista di qualche anno fa mi indicò come esempio per questo mio modo di vivere il carpfishing.
Penso sia fondamentale che il carpfishing, venga vissuto e assaporato nel giusto modo, gradualmente, provando piacere nell’assimilare di giorno in giorno le sue scoperte senza la frenesia e l’assillo della grande cattura a tutti i costi.
Tutto deve maturare nella consapevolezza che, la vera gioia, l’esperienza durevole, il ricordo incancellabile sono quelli che derivano dalla semplicità e dalla serenità con cui la nostra disciplina viene vissuta. Apprezziamo e salvaguardiamo ogni cattura, non importa quanto essa sia grande, per ridarle quella libertà, necessaria a garantire a noi stessi la possibilità di riprenderla e ad altri di poterla apprezzare.
Per questi motivi le mie catture sono tutte dei record. Ho pescato in Francia diverse volte, soprattutto al Lac du Derun’acqua che mi è rimasta nel cuore. A quello che ho potuto vedere il carpfishing è maggiormente visto e gestito come realmente è ovvero una tecnica particolare che abbisogna di specifiche regole. Anche i controlli e l’assistenza data è soddisfacente, almeno per la mia esperienza, nonché la gestione delle acque.
Con questo ti salutiamo e ti ringraziamo per la disponibilità.
Sono io che ringrazio Voi per l’opportunità che mi avete dato, Ciao.
Siamo con Agostino Zurma classe 1955 residente in provincia di Rovigo e attuale presidente del club, carica che riveste dal 2004.

Agostino quale è la filosofia del CFI (Carpfishing Italia)?
La nostra filosofia ricalca senza dubbio le orme della tutela ambientale e del rispetto dei pesci, una profonda etica che ci ha visto anche realizzare un nostro regolamento”il codice etico” che è parte integrante del nostro statuto. Accanto a questi importanti fattori di distinzione vi è la diffusione della nostra tecnica, rivolta ad una sua applicazione che si inserisca in modo non invasivo e in sintonia con le altre tecniche.
L’ultima nostra fatica è la campagna che stiamo attuando affinche il “Progetto tutela carpa” e aree no kill vengano inserite nelle provincie Italiane. La norma richiesta prevede che tutte le carpe di misura superiore ai 60-65 cm o agli 8 kg di peso debbano essere immediatamente reimmesse nel luogo di cattura, questo per fermare il fenomeno del prelevamento di grossi esemplari dalle acque pubbliche per cederli ai laghetti di pesca sportiva.
Diverse provincie hanno aderito e altre sono in procinto di farlo, purtroppo è un lavoro lungo in quanto devono essere modificati i regolamenti ittici quando vanno in scadenza. Una visione completa del grande lavoro svolto dalla nostra associazione si potrà avere consultando il nostro sito www.carpfishingitalia.it
Oltre alla diffusione della tecnica il CFI si adopera attivamente in altre attività in merito a qualsiasi altra cosa riguardante la pesca?
Certamente, i nostri campi d’azione non si limitano unicamente ad una specie, anche se questa rimane sempre in primo piano, ma ci interfacciamo anche con realtà che seguono altre tecniche. Oltre a questo è rilevante dire che CFI sviluppa altre importanti iniziative rivolte al controllo, con proprio nucleo di guardie volontarie, al sociale con moltissimi enduri (gare di pesca alla carpa) benefici in tutta la penisola, all’ambiente con la “giornata ecologica nazionale” momento in cui decine di sedi organizzano la pulizie delle sponde, ai giovani con corsi e giornate d’incontro, questo e tanto altro ancora.
In quante consulte provinciali e regionali fate parte?

Le consulte sono state e continueranno ad essere per noi un importante traguardo, attualmente siamo presenti in tutte le provincie delle Marche, in attesa delle provincie Lucane ed in alcune del nord Italia.
La normativa attuale che regola la partecipazione a tale organo, purtroppo, lascia poco spazio alle nuove associazioni che non hanno i numeri di grandi gruppi storici e sorretti politicamente per cui è un lavoro duro e difficile. Fortunatamente il modo di proporsi dell’associazione, portatrice di idee valide e innovative, rivolto al dialogo, al proporsi con educazione ma con risolutezza ha fatto si che le amministrazioni aprissero comunque a CFI e consentissero di portare a temine importanti iniziative.
Sappiamo che avete avuto contatti se non addirittura siglato accordi con altri club tecnici; Cosa ci puoi dire?
Vi è ben più di un semplice contatto, esiste un accordo tra associazioni ecosostenibili, che verrà sottoscritto a giorni con il quale CFI e varie associazioni quali SCI, Exos Italia, Bass Italia, Barbel Fishing Italia e altre si impegnano a presentare progettualità comuni a difesa di ambiente e pesci. Di fatto, queste proposte a firma congiunta hanno avuto attuazione, Ferrara e Treviso due delle provincie nelle quali carpe e lucci hanno seguito una strada comune di progettualità.
Andiamo alla problematica alloctoni che vuol dire in massima parte SILURO! Quale è la vostra posizione? Il 99% degli ittiologi (di cui abbiamo interviste nel sito) sono per il loro contenimento.
E’ noto che anche uno dei pesci più amati dai carpisti, l’amur, è anch’essa una specie alloctona e come tale priva di ogni tutela in quanto, causa la sua alimentazione rivolta alla vegetazione viene considerato l’artefice della modifica degli habitat acquatici.
Su questo CFI si sta impegnando da tempo, con proposte che vedano questi pesci salvaguardati e trasferiti in acque libere all’interno delle quali la loro presenza non presenti un problema al recupero della vegetazione acquatica necessaria per lo sviluppo di altre specie.
Il contenimento in questo caso non è necessario in quanto l’amur non presenta possibilità di riproduzione nelle nostre acque.
Relativamente al siluro la cui prolificità è ben nota la questione è diversa, sono favorevole al contenimento della specie ma non alla caccia e distruzione indiscriminata, oltretutto i metodi adottati e consentiti creano danni enormi anche nei confronti di altre specie. Anche per loro servirebbe un progetto simile a quello citato in modo da toglierli da corsi d’acqua che per dimensioni ridotte e per rarefazione della fauna ittica si rischia vi rimangano solo siluri. Inoltre ci si deve adoperare affinchè le acque prive di questo pesce rimangano tali.
Siamo nel 2012, l’ auto per andare a pescare fuori provincia o regione l’ hanno tutti. Però ci si trova in mezzo a maree di regolamenti e tesserini segnacatture provinciali e FIPSAS che sono un grosso fastidio, non per il costo, ma per il loro reperimento. Tu ,come esempio, vorresti venire da me a pescare alla diga di Masserano una domenica e non puoi perché non vi sono strutture che lo danno(il tesserino) nei festivi e devi tu firmare la matrice e quindi non posso prendertelo io. (Nel 2012 è possibile fare il segna catture Biella da altre persone; In altri luoghi no) Non sarebbe ora che in Italia si facesse una legge che valga per tutte le acque (Chiaramente eccetto i DeP) ? Insomma un qualcosa che sia veramente comune a tutti i pescatori italiani. Anche perché è illogico che sul Tanaro la carpa sia di mm 35 e sul Po in Lombardia magari 40.
La tua considerazione è attuale e sarebbe una gran cosa se potesse avere compimento, ovvero esistessero dei regolamenti che in certe branche della pesca fossero uniformati, diversamente diventa tutto illogico e svantaggioso. Vero è anche che le realtà delle acque sono diverse e per cui possono necessitare di specifiche salvaguardie e di mirati regolamenti, bisognerebbe però rendere vita facile a chi questo intende rispettarlo e non essere altrettanto buonisti con chi invece tende a fare il contrario.
Andiamo sull’ allegro. Quale è il tuo record e dove l’hai fatto? In quante nazioni hai pescato e come è all’ estero la situazione Carpfishing?
Adoro pescare con impegno, la pesca mi deve divertire, deve offrirmi catture, mi piace stare bene e avere tanti amici, se poi a tutto questo si aggiunge la cattura di qualche grosso esemplare bene ma non è importante. Ricordo ancora Roberto Ripamonti che in una sua intervista di qualche anno fa mi indicò come esempio per questo mio modo di vivere il carpfishing.
Penso sia fondamentale che il carpfishing, venga vissuto e assaporato nel giusto modo, gradualmente, provando piacere nell’assimilare di giorno in giorno le sue scoperte senza la frenesia e l’assillo della grande cattura a tutti i costi.
Tutto deve maturare nella consapevolezza che, la vera gioia, l’esperienza durevole, il ricordo incancellabile sono quelli che derivano dalla semplicità e dalla serenità con cui la nostra disciplina viene vissuta. Apprezziamo e salvaguardiamo ogni cattura, non importa quanto essa sia grande, per ridarle quella libertà, necessaria a garantire a noi stessi la possibilità di riprenderla e ad altri di poterla apprezzare.
Per questi motivi le mie catture sono tutte dei record. Ho pescato in Francia diverse volte, soprattutto al Lac du Derun’acqua che mi è rimasta nel cuore. A quello che ho potuto vedere il carpfishing è maggiormente visto e gestito come realmente è ovvero una tecnica particolare che abbisogna di specifiche regole. Anche i controlli e l’assistenza data è soddisfacente, almeno per la mia esperienza, nonché la gestione delle acque.
Con questo ti salutiamo e ti ringraziamo per la disponibilità.
Sono io che ringrazio Voi per l’opportunità che mi avete dato, Ciao.
Etichette:
agostino zurma,
carpfishing italia,
cfi
Pesca e Arte
Siamo con Alberto Chiodelli nato a Crema il 30/05/1961 e residente in Crema
Valido pescatore a mosca e con un hobby particolare e cioè l’intarsio con legni pregiati naturalmente rivolto quasi esclusivamente alla pesca.

Alberto da quanto tempo peschi?
Se ti riferisci alla mosca …dal 1986 ma la pesca è sempre stata una mia passione fin da piccolo
Quali sono i tuoi luoghi di pesca preferiti?
Beh, preferiti non ne ho, perche con la pesca a mosca sei portato a viaggiare un po, sempre a scoprire vari e differenti posti a volte sorprendenti dalla bellezza e natura che li circondano
I tuoi record?
Ricordo qualche anno fa’ una marmorata di 4,2 kg. Con una piccola mosca secca sul Piave, (piacevole ricordo, perche’ unica di quella misura) una piacevole eccezione alle altre piccole e modeste catture, eseguite in vari anni di pesca in piu’ fiumi
Quando è nata la tua passione per l’intarsio?
L’intarsio è ormai una passione che pratico da ormai diversi anni, prima facendo esperienze con dei maestri di questa tecnica per circa dieci anni poi nel mio laboratorio nel frattempo organizzato.

In cosa consiste tecnicamente?
Bè qua è un po’ difficile da spiegare...la tecnica è quella dell’intarsio tradizionale che si puo’ ammirare spesso su mobili in stile, da me eseguita invece con tematiche di pesca, poi sul mio sito ho descritto con alcune foto e descrizioni una spremuta di questa tecnica, anche se descrivere tutti i problemi che la tecnica riserva è un po’ difficile.

Ad ogni modo, traendo dal suo sito: “consiste nel ritagliare diversi pezzetti di legno ricavati sezionando il disegno del soggetto da riprodurre. Immergendo poi ogni singolo pezzetto in sabbia rovente è possibile ottenere particolari ed insostituibili sfumature che, oltre a dare un senso di profondità, addolciscono i contrasti dei colori naturali che il legno offre. I vari ritagli vengono poi assemblati come un puzzle e successivamente incollati e pressati. Dopo la parte di finitura col pirografo o di incisione, si finisce con la verniciatura che mette in risalto le sfumature ed i colori dei vari tipi di legno precedentemente scelti in modo da meglio esprimere le proprie qualità in base al disegno voluto.”
Cosa fai riguardo alla pesca con questa tecnica di pratico e di ornamentale?
Qualsiasi disegno o foto con tematiche di pesca poi eseguito per quadri, scatole porta mosche, orologi e anche con molteplici funzioni come quadri che contengono una teca e anche dei ganci come portacanne, poi personalizzabili come uno li sceglie.

Lavori su commissione e fai altro oltre ad oggetti riguardanti la pesca?
La “antica” tecnica dell’intarsio ti porta anche a lavorare per restauratori di mobili o eseguire commissioni di vari generi: stemmi comunali o di famiglia oppure paesaggi da foto, poi ho eseguito quadri floreali, di arte sacra, astratti e qualunque idea che mi passava per la testa e si potesse realizzare con il legno
Come si possono vedere online i tuoi lavori e contattarti?
Le mie modeste opere si possono vedere sul mio sito: www.artenellapesca.com
Oppure alcune cose su “facebook” da cercarmi semplicemente col mio nome e cognome, ma il meglio, si dovrebbe ammirare nel mio piccolo laboratorio dove posso far apprezzare le mie creazioni. Oppure venite a trovarmi a Crema (CR)
Via Bacchetta n.1/a dopo contatto telefonico ai numeri:
Tel. 0373 – 201365
Cell. 338-3411582
Noi di P&P ti ringraziamo
Ringrazio anch’io per la vostra attenzione alle mie modeste opere
Valido pescatore a mosca e con un hobby particolare e cioè l’intarsio con legni pregiati naturalmente rivolto quasi esclusivamente alla pesca.

Alberto da quanto tempo peschi?
Se ti riferisci alla mosca …dal 1986 ma la pesca è sempre stata una mia passione fin da piccolo
Quali sono i tuoi luoghi di pesca preferiti?
Beh, preferiti non ne ho, perche con la pesca a mosca sei portato a viaggiare un po, sempre a scoprire vari e differenti posti a volte sorprendenti dalla bellezza e natura che li circondano
I tuoi record?
Ricordo qualche anno fa’ una marmorata di 4,2 kg. Con una piccola mosca secca sul Piave, (piacevole ricordo, perche’ unica di quella misura) una piacevole eccezione alle altre piccole e modeste catture, eseguite in vari anni di pesca in piu’ fiumi
Quando è nata la tua passione per l’intarsio?
L’intarsio è ormai una passione che pratico da ormai diversi anni, prima facendo esperienze con dei maestri di questa tecnica per circa dieci anni poi nel mio laboratorio nel frattempo organizzato.

In cosa consiste tecnicamente?
Bè qua è un po’ difficile da spiegare...la tecnica è quella dell’intarsio tradizionale che si puo’ ammirare spesso su mobili in stile, da me eseguita invece con tematiche di pesca, poi sul mio sito ho descritto con alcune foto e descrizioni una spremuta di questa tecnica, anche se descrivere tutti i problemi che la tecnica riserva è un po’ difficile.

Ad ogni modo, traendo dal suo sito: “consiste nel ritagliare diversi pezzetti di legno ricavati sezionando il disegno del soggetto da riprodurre. Immergendo poi ogni singolo pezzetto in sabbia rovente è possibile ottenere particolari ed insostituibili sfumature che, oltre a dare un senso di profondità, addolciscono i contrasti dei colori naturali che il legno offre. I vari ritagli vengono poi assemblati come un puzzle e successivamente incollati e pressati. Dopo la parte di finitura col pirografo o di incisione, si finisce con la verniciatura che mette in risalto le sfumature ed i colori dei vari tipi di legno precedentemente scelti in modo da meglio esprimere le proprie qualità in base al disegno voluto.”
Cosa fai riguardo alla pesca con questa tecnica di pratico e di ornamentale?
Qualsiasi disegno o foto con tematiche di pesca poi eseguito per quadri, scatole porta mosche, orologi e anche con molteplici funzioni come quadri che contengono una teca e anche dei ganci come portacanne, poi personalizzabili come uno li sceglie.

Lavori su commissione e fai altro oltre ad oggetti riguardanti la pesca?
La “antica” tecnica dell’intarsio ti porta anche a lavorare per restauratori di mobili o eseguire commissioni di vari generi: stemmi comunali o di famiglia oppure paesaggi da foto, poi ho eseguito quadri floreali, di arte sacra, astratti e qualunque idea che mi passava per la testa e si potesse realizzare con il legno
Come si possono vedere online i tuoi lavori e contattarti?
Le mie modeste opere si possono vedere sul mio sito: www.artenellapesca.com
Oppure alcune cose su “facebook” da cercarmi semplicemente col mio nome e cognome, ma il meglio, si dovrebbe ammirare nel mio piccolo laboratorio dove posso far apprezzare le mie creazioni. Oppure venite a trovarmi a Crema (CR)
Via Bacchetta n.1/a dopo contatto telefonico ai numeri:
Tel. 0373 – 201365
Cell. 338-3411582
Noi di P&P ti ringraziamo
Ringrazio anch’io per la vostra attenzione alle mie modeste opere
Etichette:
alberto chiodelli,
intarsio legno,
pesca e arte
martedì 17 aprile 2012
La pasturazione
Premessa: Noi di P&P non crediamo di dire la verità assoluta…..ma quasi. Vi illustriamo le cose PER PRENDERE I PESCI (nei termini di legge) e non facciamo morale alcuna verso questo o quel sistema di pesca , sul No Kill e amenità varie!!!!!!!
La pasturazione è la cosa essenziale per prendere parecchi ciprinidi ma non solo….
Dopo che si ha la sicurezza che vi siano i pesci desiderati, valutato bene il fondale, pasturate SEMPRE nello stesso punto e naturalmente la vostra esca deve arrivare li’ e “viaggiare” in quel filo di acqua corrente se si pesca in torrenti o fiumi col “tappo”. A Ledgering deve stare ferma o scarrozzare lievemente. La cosa è essenziale e si pensi a quelli che usando la roubaisienne mettono un bicchierino in punta per farlo. Non vi diciamo che pasturando a 20 metri di distanza di riuscire a stare in 30 cm quadrati ma manco di lanciare a 5 metri a Sud Est del punto X o 4 metri a Nord Ovest.

Ciprinidi come il cavedano, la savetta e il pigo diventano anche attivi subito specie sulle sfiondatine di bigattini in acqua corrente leggera o di retine e/o incollato in correnti più decise. Ci vuole un attimo di pià, ma neppure troppo, per il barbo. Un po’ di pazienza, anche tanta delle volte, per carpa e tinca. Ricordatevi che i vermi vanno immessi in pastura un attimo prima di fare le palle, altrimenti muoiono.
Pasture ne vendono molte ma possiamo anche pasturare con pane vecchio ammollato e appesantito o messo in retine. La pesca sarà effettuata poi collo speciale pane francese per le savette (ma ci danno anche i cavedani) , col fiocco di pane per il cavedano, con una pallina di pane inumidito e pressato per le carpe.

Con polenta, magari mista a gorgonzola in palline, e per più giorni per tinche in laghi. Con mais, fagioli, ceci ecc ecc per carpe, scardole, cavedani. Più giorni pasturiamo più probabilità avremo che calata lenza il pesce abbocchi. Se fatta la pescata negli stessi orari della pasturazione ancora meglio. Il cavedano se pasturato mangia di tutto, dalla frutta un po’ dolce (compresa l’ anguria) , alle bacche di mora, sambuco, alle interiora di pollo , alle boiles.
Il barbo è ghiotto di formaggio e se potete mettete in freezer in inverno le croste e gli avanzi di formaggio odoroso come gorgonzola o toma; In primavera in un pentolone immettete sassi porosi o pezzi di mattone forato, gli avanzi e del latte e fatte bollire fino a che il formaggio non si attacchi .
Immettete la pastura dove volete pescare 1-2 gg prima e i risultati non mancheranno.

La trota risponde bene ai bigattini in pastura e sono molti i posti appena a valle delle zone a salmonidi in cui si possono trovare parecchie trote; correntine alte almeno 60-70 cm si prestano bene ad una pesca col galleggiante agendo come se avessimo a che fare coi cavedani.
Una decina di anni fa cominciai a pescare gli agoni; se ne prendevano a centinaia. Mi ricordai di articoli delle riviste che specie in Belgio e Olanda pasturavano coi pesci morti e poi facevano una pesca di attesa. Una sera col mio giovane amico del posto provammo a pulirne un quindicina e immettere le interiora vicino alla piattaforma dove eravamo con 6 metri di acqua sotto. Compreso le teste. Il mio amico ripetè la cosa per 4 gg. Al quinto tornai là, pescammo degli Agoni poi ci mettemmo a fondo con 2 canne a testa con interiora e 2 colle testa. Una anguilla di quasi un Kg, 2 bottatrici, un cavedano enorme e un perca di quasi 9 kg!!!! Successivamente l’ amico prese altro, compreso un grosso luccio.
Abitassi vicino ad una acqua, toh in Emilia, prenderei un po’ di carassi e Breme e farei la stessa cosa. Non ci giuro ma credo che qualche siluro poi lo beccherei.
La pasturazione è la cosa essenziale per prendere parecchi ciprinidi ma non solo….
Dopo che si ha la sicurezza che vi siano i pesci desiderati, valutato bene il fondale, pasturate SEMPRE nello stesso punto e naturalmente la vostra esca deve arrivare li’ e “viaggiare” in quel filo di acqua corrente se si pesca in torrenti o fiumi col “tappo”. A Ledgering deve stare ferma o scarrozzare lievemente. La cosa è essenziale e si pensi a quelli che usando la roubaisienne mettono un bicchierino in punta per farlo. Non vi diciamo che pasturando a 20 metri di distanza di riuscire a stare in 30 cm quadrati ma manco di lanciare a 5 metri a Sud Est del punto X o 4 metri a Nord Ovest.

Ciprinidi come il cavedano, la savetta e il pigo diventano anche attivi subito specie sulle sfiondatine di bigattini in acqua corrente leggera o di retine e/o incollato in correnti più decise. Ci vuole un attimo di pià, ma neppure troppo, per il barbo. Un po’ di pazienza, anche tanta delle volte, per carpa e tinca. Ricordatevi che i vermi vanno immessi in pastura un attimo prima di fare le palle, altrimenti muoiono.
Pasture ne vendono molte ma possiamo anche pasturare con pane vecchio ammollato e appesantito o messo in retine. La pesca sarà effettuata poi collo speciale pane francese per le savette (ma ci danno anche i cavedani) , col fiocco di pane per il cavedano, con una pallina di pane inumidito e pressato per le carpe.

Con polenta, magari mista a gorgonzola in palline, e per più giorni per tinche in laghi. Con mais, fagioli, ceci ecc ecc per carpe, scardole, cavedani. Più giorni pasturiamo più probabilità avremo che calata lenza il pesce abbocchi. Se fatta la pescata negli stessi orari della pasturazione ancora meglio. Il cavedano se pasturato mangia di tutto, dalla frutta un po’ dolce (compresa l’ anguria) , alle bacche di mora, sambuco, alle interiora di pollo , alle boiles.
Il barbo è ghiotto di formaggio e se potete mettete in freezer in inverno le croste e gli avanzi di formaggio odoroso come gorgonzola o toma; In primavera in un pentolone immettete sassi porosi o pezzi di mattone forato, gli avanzi e del latte e fatte bollire fino a che il formaggio non si attacchi .
Immettete la pastura dove volete pescare 1-2 gg prima e i risultati non mancheranno.

La trota risponde bene ai bigattini in pastura e sono molti i posti appena a valle delle zone a salmonidi in cui si possono trovare parecchie trote; correntine alte almeno 60-70 cm si prestano bene ad una pesca col galleggiante agendo come se avessimo a che fare coi cavedani.
Una decina di anni fa cominciai a pescare gli agoni; se ne prendevano a centinaia. Mi ricordai di articoli delle riviste che specie in Belgio e Olanda pasturavano coi pesci morti e poi facevano una pesca di attesa. Una sera col mio giovane amico del posto provammo a pulirne un quindicina e immettere le interiora vicino alla piattaforma dove eravamo con 6 metri di acqua sotto. Compreso le teste. Il mio amico ripetè la cosa per 4 gg. Al quinto tornai là, pescammo degli Agoni poi ci mettemmo a fondo con 2 canne a testa con interiora e 2 colle testa. Una anguilla di quasi un Kg, 2 bottatrici, un cavedano enorme e un perca di quasi 9 kg!!!! Successivamente l’ amico prese altro, compreso un grosso luccio.
Abitassi vicino ad una acqua, toh in Emilia, prenderei un po’ di carassi e Breme e farei la stessa cosa. Non ci giuro ma credo che qualche siluro poi lo beccherei.
Etichette:
pastura carpe,
pastura cavedani,
pastura pasturare barbi
Iscriviti a:
Post (Atom)






